Attualità - 20 settembre 2026, 09:53

Gian Luigi Maria Morgia di Francavilla, per tutti Pepi: quell’amico che portò la luce dentro Sanremo. Il ricordo

Il 19 settembre 2011 se ne andava a 61 anni uno dei protagonisti più autentici e originali della cultura dello spettacolo italiano. Regista, scenografo, light designer, uomo di teatro e di musica, Pepi Morgia aveva scelto Sanremo come una delle sue case. E per Sanremonews non fu soltanto un grande personaggio da raccontare: fu un amico, un compagno di strada, una presenza capace di lasciare un segno profondo.

Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto. E poi ce ne sono altre che sembrano lasciare una luce accesa. Pepi Morgia apparteneva alla seconda categoria.

Il 19 settembre 2011, all'ospedale San Martino di Genova, moriva Gian Luigi Maria Morgia di Francavilla, per tutti semplicemente Pepi. Aveva compiuto 61 anni appena otto giorni prima. Se ne andava dopo una malattia che aveva affrontato con quella discrezione che apparteneva al suo carattere, lasciando dietro di sé una storia artistica enorme e, soprattutto, una quantità straordinaria di rapporti umani.

Perché Pepi aveva una caratteristica rara: nonostante il suo curriculum internazionale, riusciva a rimanere una persona semplice.

Una vita dietro le quinte, dove nascevano le emozioni

Regista, scenografo, light designer, uomo di teatro. Pepi aveva iniziato la sua carriera negli anni Settanta e aveva contribuito anche alla nascita del Teatro della Tosse di Genova. Nel corso della sua vita professionale aveva lavorato con alcuni dei nomi più importanti della musica italiana e internazionale: da Fabrizio De André a Gino Paoli, Paolo Conte, Ornella Vanoni, Claudio Baglioni, Lucio Dalla e Fiorella Mannoia, fino a Genesis, David Bowie ed Elton John. Ma sarebbe riduttivo raccontarlo semplicemente attraverso l'elenco degli artisti con cui aveva collaborato.  Pepi era soprattutto uno che sapeva vedere lo spettacolo prima che lo spettacolo accadesse.

Le luci, la scena, i tempi, gli spazi, il rapporto tra un artista e il pubblico. Tutto doveva avere una ragione. Tutto doveva creare un'emozione.

Con Fabrizio De André il rapporto fu particolarmente importante. Morgia seguì professionalmente il cantautore genovese per molti anni, a partire dal 1975, accompagnandone tournée e spettacoli e diventando uno dei testimoni privilegiati di quella straordinaria stagione artistica.

Poi arrivò Sanremo. E Pepi se ne innamorò

Sanremo per Pepi non era soltanto il Festival. Era la città della musica, una città che poteva diventare molto di più di quello che accadeva per una settimana all'Ariston.

Da questa convinzione nacque e crebbe SanremOff, il grande contenitore di iniziative collaterali al Festival della Canzone Italiana del quale Morgia fu ideatore e direttore artistico.

Nel 2011, poche settimane prima della sua morte, Sanremonews raccontava la settima edizione di SanremOff proprio attraverso le sue parole. Pepi spiegava che quella volta avrebbe voluto puntare ancora di più sulla cultura, sulla canzone d'autore, sui libri, sulle mostre, sui dibattiti, sulle performance e sugli incontri. Era il suo modo di intendere Sanremo: non soltanto palco, gara e riflettori, ma una città intera trasformata in un grande spazio culturale.

Pepi e Sanremonews

Pepi non fu soltanto un interlocutore di Sanremonews. Fu parte della storia del nostro giornale. Nel 2011, in occasione del decennale di Sanremonews, era presente alla serata organizzata ad Arma di Taggia con numerosi sindaci della provincia. Ma c'è un dettaglio ancora più significativo: in quegli anni Morgia si occupava anche della direzione artistica del nostro gruppo editoriale, un modo per sentirsi vicini, che ha dato tanto e che ancora adesso è contemporaneo. Tanti degli eventi e delle attività che oggi facciamo risentono del suo tocco, come il Festival dei Libri Sportivi (che facciamo a Busto Arsizio), la Giornata della Libertà di Stampa (che facciamo a Cuneo), l'Evolution Horizon Award (che facciamo a MIlano) solo per citarne alcuni

Non era dunque semplicemente una persona che passava dalle nostre pagine. Era uno dei nostri. E forse proprio per questo, rileggendo oggi quelle cronache, si avverte qualcosa che va oltre la celebrazione del grande professionista. Si ritrova l'amico. Quell'amico che aveva in Graziella Corrent una preziosa collaboratrice, che aveva in Vincenzo Russolillo una scoperta inossidabile che aveva nel Tenco un affetto speciale.

Il Pepi privato, quello che piaceva davvero alla gente

E poi ci sono le testimonianze arrivate sulle pagine di Sanremonews il giorno della sua morte. Sono forse quelle che raccontano meglio chi fosse davvero.

Un amico ricordava che Pepi non guidava, e che per questo lo prendeva bonariamente in giro. Raccontava quanto amasse Sanremo e ricordava persino la sua passione per Seborga, dove aveva tenuto alta nel giardino di casa la bandiera bianca e blu del Principato dopo essersi candidato, nel 2010, alla carica di Principe.

Un'altra testimonianza parlava invece della sua semplicità e della sua umiltà, sottolineando una caratteristica che ritorna continuamente nei ricordi di chi lo aveva conosciuto: Pepi ascoltava. Non aveva bisogno di imporsi. Era una persona capace di stare accanto agli altri. Un altro lettore ricordò proprio questo insegnamento: la bellezza racchiusa nella semplicità. E forse non è un caso che, nel giorno della sua scomparsa, le parole più forti non arrivassero soltanto dal mondo dello spettacolo, ma da tanti cittadini che avevano avuto con lui un incontro, una conversazione, una collaborazione.

Un uomo internazionale che aveva scelto Sanremo

Pepi avrebbe potuto lavorare ovunque. Aveva rapporti, conoscenze, competenze e una carriera che gli consentivano di muoversi ai massimi livelli dello spettacolo. Eppure aveva scelto di vivere e lavorare a Sanremo, tanto che un amico ricordò proprio come avesse rinunciato anche a opportunità professionali importanti pur di rimanere nella città dei fiori.

È probabilmente questa la ragione per cui la sua scomparsa fu vissuta a Sanremo come qualcosa di più della perdita di un artista. La città perdeva uno dei suoi interpreti.

Uno di quelli che aveva capito che il Festival poteva essere una straordinaria occasione per raccontare Sanremo, ma anche che Sanremo aveva bisogno di una vita culturale propria, capace di andare oltre il Festival.

Il suo ultimo SanremOff

Nel febbraio del 2011 Pepi aveva ancora lavorato con entusiasmo alla settima edizione di SanremOff. C'erano Francesco Baccini, Andrea Rivera, Nada, Jalisse, Matthew Lee, Naif, Lorenzo Monguzzi e molti altri. C'erano libri, mostre, musica, incontri. E c'era quella sua idea ostinata di portare il Festival fuori dal Teatro Ariston e dentro la città.

Pochi mesi dopo non ci sarebbe più stato. La notizia arrivò il 19 settembre. Sanremonews fu tra i primi a raccontarla, con il dolore di chi non stava semplicemente perdendo un protagonista della cultura, ma un amico. Aveva appena compiuto 61 anni. Il giorno successivo, a Genova, nella Comunità di San Benedetto al Porto, furono celebrate le esequie da don Andrea Gallo, una figura con la quale Pepi aveva avuto un rapporto particolare fin da ragazzo.

Quindici anni dopo, la luce è ancora accesa ?

Pepi Morgia era un uomo che lavorava con la luce. E forse è proprio questo il modo migliore per ricordarlo.

Non per la luce che metteva sui palchi, ma per quella che riusciva ad accendere nelle persone e nei luoghi che incontrava. La domanda però è: chi mette a terra questo insegnamento? O lo si è archiviato ?

rg