Si accende il confronto sull'Aurelia Bis e al centro della polemica non c'è soltanto il tracciato dell'opera, ma soprattutto il metodo con cui l'amministrazione comunale sta affrontando una partita destinata ad avere conseguenze importanti sul territorio. A intervenire sono i consiglieri comunali Monica Rodà e Marco Damiano, che chiedono alla maggioranza di «andare oltre i preconcetti e le ideologie» e di affrontare la questione con pragmatismo, attenzione ai costi e rispetto per il territorio.
La loro posizione è chiara: riproporre il progetto dell'Aurelia Bis nella sua impostazione originaria, o quasi, sarebbe una scelta da riconsiderare profondamente, sia per l'impatto finanziario sia per quello paesaggistico. Rodà e Damiano rilanciano quindi l'ipotesi di una soluzione con una sola uscita tra Borgo e Cava Cangiotti, su un tratto di circa quattro chilometri. Secondo i due consiglieri, questa soluzione potrebbe consentire di semplificare il percorso progettuale nell'ambito della Conferenza dei servizi, evitando di appesantire ulteriormente un'opera già complessa.
L'ipotesi prevede anche l'uscita di Foce, in zona C2, che secondo Rodà e Damiano permetterebbe un collegamento più rapido con il casello autostradale. Un'impostazione che, nella loro valutazione, potrebbe inoltre consentire di contenere la spesa, anche considerando le opere già previste per il collegamento con il casello.
È però sulla gestione del confronto politico e tecnico che i due consiglieri concentrano le critiche più dure. Rodà e Damiano contestano quanto avvenuto in commissione e, in particolare, la scelta di procedere con un ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza prima di attendere il contributo dei tecnici chiamati a intervenire. Ed è proprio qui che arriva l'affondo: «Ci sembra una volontà autarchica, difficilmente comprensibile se si considera che erano stati invitati tecnici con competenze specifiche, provenienti da sensibilità diverse, proprio per contribuire al confronto». La domanda posta dai consiglieri è quindi essenzialmente politica: «Se il confronto tecnico deve ancora svolgersi, perché assumere già una posizione prima di aver ascoltato tutti?»
Rodà e Damiano rivendicano inoltre il ruolo della minoranza, sottolineando come essa rappresenti una parte consistente dell'elettorato cittadino. Il riferimento è a una minoranza che, secondo i due consiglieri, rappresenta quasi il 50% dei cittadini e che proprio per questo dovrebbe essere coinvolta in modo sostanziale in una scelta destinata a incidere sul futuro della città. «Non si tratta di avere ragione a prescindere — è il senso della loro posizione — ma di mettere sul tavolo tutte le alternative, ascoltare i tecnici e valutare con serietà costi, benefici e conseguenze sul territorio».
Il messaggio finale è rivolto direttamente alla maggioranza: l'Aurelia Bis non dovrebbe diventare una battaglia ideologica. Per Rodà e Damiano la priorità dovrebbe essere individuare la soluzione tecnicamente più sostenibile, finanziariamente più attenta e meno impattante possibile sul territorio. «Andare avanti a tutti i costi con una soluzione già definita — sostengono — non significa necessariamente fare il bene della città. Su un'opera di questa portata servono ascolto, confronto e responsabilità».
La partita, dunque, è tutt'altro che chiusa. E la domanda che resta sul tavolo, dopo il confronto in commissione, è destinata ad alimentare il dibattito politico cittadino: la maggioranza è disposta a rimettere davvero tutte le opzioni sul tavolo, oppure la decisione sull'Aurelia Bis è già stata presa?