Economia - 19 settembre 2026, 09:58

CNA Imperia bollette ancora in aumento per tre piccole imprese su quattro

Vazzano: «Nel Ponente i rincari comprimono i margini e frenano investimenti, innovazione e occupazione»

L’energia è diventata una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese. Non pesa soltanto il livello dei prezzi: la continua volatilità rende più difficile programmare l’attività, formulare preventivi, definire i listini e destinare risorse agli investimenti.

È quanto emerge dall’indagine «Energia e piccole imprese», realizzata dalla CNA su un campione rappresentativo di imprese associate appartenenti a diversi settori produttivi. Una fotografia nazionale che trova un riscontro particolarmente concreto anche nella provincia di Imperia, dove il tessuto economico è formato in larghissima parte da attività di piccola dimensione, spesso familiari, con margini ridotti e una capacità contrattuale limitata nei confronti dei fornitori.

Secondo la rilevazione, il 78,2% delle imprese considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici. Soltanto il 7,1% non ravvisa particolari motivi di preoccupazione.

Il costo dell’energia incide in misura rilevante sull’attività dell’84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica non riguarda quindi più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa l’intero sistema delle micro e piccole imprese.

A preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno. Nell’ultimo anno, per l’86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici. Per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l’1% segnala una diminuzione.

Le aspettative trovano conferma nelle bollette. Il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. Tra le aziende che hanno subito rincari, il 45,8% indica una crescita compresa tra il 10 e il 20% e il 19,1% segnala incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre, tra quelle interessate dagli aumenti, hanno quindi sostenuto rincari superiori al 10%.

L’effetto principale è la riduzione della marginalità aziendale, indicata dal 56,8% delle imprese. Soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti, mentre il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.

In provincia di Imperia il problema assume un peso specifico rilevante. I dati della Camera di Commercio Riviere di Liguria registrano, al 31 dicembre 2025, 7.253 imprese artigiane attive. Di queste, 4.072 operano nelle costruzioni, 902 nel manifatturiero, 707 nei servizi alla persona, 449 nella riparazione e manutenzione, 253 nei trasporti e 164 nella ristorazione. Sono settori nei quali elettricità, gas e carburanti incidono direttamente sui costi di esercizio: dai macchinari e dalle attrezzature dei laboratori alla refrigerazione e cottura nel comparto alimentare, dal riscaldamento e climatizzazione dei locali alla mobilità di imprese edili, manutentori, installatori e trasportatori.

«I numeri nazionali descrivono con grande precisione ciò che ascoltiamo ogni giorno dalle imprese del territorio», dichiara Luciano Vazzano, Segretario territoriale di CNA Imperia e Vicesegretario di CNA Liguria. «Nel Ponente ligure l’aumento delle bollette si somma a costi di trasporto e logistica particolarmente sensibili, alla conformazione geografica della provincia e alla stagionalità di molte attività legate al turismo, al commercio, alla ristorazione e ai servizi. Per una microimpresa non si tratta di una voce marginale: significa lavorare di più per ottenere meno, rinviare l’acquisto di un macchinario, un intervento di efficientamento energetico o una nuova assunzione».

«Il punto più critico», prosegue Vazzano, «è che molte piccole imprese non possono scaricare gli aumenti sui clienti senza rischiare di perdere competitività. Di conseguenza assorbono i rincari, comprimendo il reddito dell’imprenditore e la capacità dell’azienda di innovare. Questa dinamica è ancora più penalizzante in una provincia di confine come Imperia, dove le imprese si confrontano anche con la concorrenza della vicina Costa Azzurra e hanno bisogno di condizioni stabili per investire nella qualità dell’offerta e nella destagionalizzazione».

«Servono misure semplici e realmente accessibili alle micro e piccole imprese: maggiore trasparenza nei contratti e nelle bollette, tutela dalle oscillazioni anomale, strumenti di garanzia per gli investimenti e incentivi stabili per efficienza energetica, autoconsumo e comunità energetiche. Non bastano interventi episodici quando l’emergenza è già esplosa. La politica energetica deve diventare una parte centrale della politica industriale, nazionale e territoriale», conclude il Segretario di CNA Imperia.

«La nostra indagine – dichiara il Presidente nazionale CNA, Dario Costantini – dimostra che la crisi energetica non può più essere affrontata come un’emergenza temporanea. Le piccole imprese continuano a pagare bollette più elevate ma, nella maggior parte dei casi, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi. Assorbono i rincari riducendo i margini e, di conseguenza, le risorse disponibili per investire, innovare e creare occupazione».

«Abbiamo realizzato questa rilevazione – prosegue Costantini – non soltanto per fotografare le difficoltà, ma per costruire proposte fondate sui bisogni reali delle imprese. Porteremo questi risultati al confronto con il Governo e con il Parlamento. La politica energetica deve riconoscere la specificità del sistema produttivo italiano e prevedere strumenti realmente accessibili alle micro e piccole imprese. Servono maggiore trasparenza del mercato, misure capaci di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e interventi strutturali, non provvedimenti episodici adottati soltanto nelle fasi di emergenza».

Per CNA è necessario superare una politica energetica affidata prevalentemente a interventi congiunturali. L’energia influenza ormai la redditività, le decisioni di investimento e le prospettive di crescita delle imprese. Garantire condizioni di approvvigionamento competitive e prevedibili deve diventare una componente centrale della politica industriale.

Redazione