Cronaca - 09 settembre 2026, 07:00

Sanremo, estate difficile per la balneazione: mesi di divieti tra fognature, controlli Arpal e nuovi stop in mare

Dalla primavera a settembre il litorale matuziano è stato interessato da una lunga sequenza di ordinanze, revoche e nuovi superamenti. E anche ad Arma di Taggia il mare è rimasto chiuso più volte, con pesanti conseguenze per turismo e stabilimenti

L'estate 2026 rischia di essere ricordata a Sanremo anche per una parola che, per una città turistica affacciata sul mare, pesa particolarmente: divieto. La cronistoria degli ultimi mesi racconta infatti una successione di provvedimenti, revoche, nuovi campionamenti e altre ordinanze che hanno interessato diversi tratti del litorale. Il primo episodio significativo risale addirittura a fine marzo, quando un intervento urgente sulla condotta fognaria di via Gavagnin aveva imposto lo stop alla balneazione su gran parte della costa. La stazione di sollevamento S5 era stata disattivata e, in attesa dei lavori, erano stati attivati scarichi di emergenza. In quel momento la balneazione rimaneva consentita soltanto in alcune aree, tra Bussana, Armea e Casello.

Il problema si è ripresentato ad aprile, questa volta per il superamento dei valori di riferimento rilevati da Arpal nel tratto di corso Trento e Trieste compreso tra il torrente San Francesco e la scogliera antistante il Morgana. Era il primo segnale di una criticità che sarebbe tornata più volte nel corso dell'anno. Il 10 aprile, peraltro, la mappa delle acque di balneazione era stata aggiornata e corso Trento e Trieste era tornato balneabile, ma appena sei giorni dopo il tratto era nuovamente finito sotto osservazione per valori oltre i limiti.

A maggio e giugno il copione è proseguito con altri episodi. Il 28 maggio era scattato un nuovo divieto temporaneo tra Foce Levante e Bagni Matuzia, mentre nello stesso giorno veniva revocato quello tra via al Mare e la foce dell'Armea. Il 29 maggio era poi arrivato il via libera alla balneazione alla Bussola, dopo il rientro dei parametri. Pochi giorni più tardi, il 4 giugno, proprio la Bussola era tornata al centro dell'attenzione con un nuovo divieto per il superamento dei limiti di Escherichia coli ed enterococchi. L'11 giugno era arrivata una nuova revoca tra Foce Levante e Bagni Matuzia, mentre il 24 giugno il divieto aveva nuovamente interessato il tratto tra il torrente San Francesco e il Morgana.

Il 1° luglio Arpal aveva nuovamente dato il via libera a corso Trento e Trieste, restituendo alla città un tratto importante del litorale proprio nel pieno della stagione. Ma la tregua sarebbe durata poco. Il 13 luglio, infatti, una rottura al sollevamento fognario del Tiro a Volo aveva fatto scattare un altro divieto temporaneo di balneazione. Un episodio differente, legato a un problema tecnico ben individuato, che si inseriva però in un quadro già caratterizzato da numerose interruzioni della fruibilità del mare.

La fase più difficile è arrivata tra la fine di luglio e agosto. Il 29 luglio, dopo i campionamenti Arpal del 27, erano scattati contemporaneamente tre divieti: alla Foce del torrente Armea, in corso Trento e Trieste e alla Bussola. Un quadro che interessava aree diverse della città e che riportava il tema della qualità delle acque al centro dell'estate turistica. Due giorni dopo, il 31 luglio, la situazione era migliorata con la riapertura dell'Armea e del Tiro a Volo, ma rimanevano ancora due zone interdette. Nello stesso periodo Rivieracqua aveva escluso anomalie nei propri impianti, annunciando comunque interventi già programmati.

Alla Bussola il divieto è stato revocato il 5 agosto, dopo gli esiti favorevoli dei nuovi controlli. Ma il ritorno alla normalità non aveva cancellato le conseguenze economiche per gli operatori. Gli stabilimenti avevano registrato richieste di spostamento delle prenotazioni, rimborsi e clienti che avevano scelto altre spiagge, con la consapevolezza che l'effetto negativo di un divieto può protrarsi anche dopo la sua revoca. Il 9 agosto, infine, era arrivato il via libera anche in corso Trento e Trieste: per qualche settimana il litorale sanremese era tornato completamente fruibile.

Ma la tregua è durata pochissimo. Il 25 agosto un nuovo superamento degli enterococchi, con un valore di 1.700 MPN/100 ml a fronte del limite di 200, aveva imposto nuovamente lo stop in corso Trento e Trieste. Il giorno successivo era toccato alla zona di Ponente, tra il pennello di foce del Rio San Bernardo e il Mandala Beach, dove il valore degli enterococchi era arrivato a 3.200 MPN/100 ml. Il 27 agosto i controlli suppletivi avevano consentito di revocare il divieto a Ponente, mentre restava quello in corso Trento e Trieste.

A settembre il problema non era ancora terminato. Il 3 settembre nuovi esiti sfavorevoli di Arpal hanno riportato sotto divieto tre aree: ancora Ponente, la Bussola e il Lungomare Italo Calvino, nel tratto tra Pian di Nave e la spiaggia libera attrezzata. Una situazione particolarmente significativa perché arrivata quando la stagione balneare si avviava ormai verso la conclusione. Il 5 settembre è arrivata una prima buona notizia, con la revoca del divieto tra San Francesco e la scogliera del Morgana dopo le analisi suppletive favorevoli. Restavano però interdette tre zone: Ponente, Bussola e Lungomare Calvino.

E ad Arma di Taggia la situazione non è stata migliore

Anche il vicino litorale di Arma di Taggia ha vissuto una stagione particolarmente complicata. A giugno il divieto era stato collegato alla rottura di una condotta fognaria avvenuta durante i lavori di messa in sicurezza del torrente Argentina. Dopo giorni di emergenza, controlli e forti preoccupazioni per il comparto turistico, il 25 giugno Arpal aveva certificato il rientro dei valori nei limiti e il sindaco Mario Conio aveva potuto revocare l'ordinanza. "L'emergenza è finita", aveva commentato il primo cittadino, mentre restavano aperti gli approfondimenti sulle cause e sulle conseguenze economiche.

Il problema, però, è tornato ad agosto, proprio nel momento più delicato della stagione. Il 5 agosto è scattato un nuovo divieto su tutto il litorale di Taggia per il superamento dei limiti degli enterococchi, il secondo provvedimento esteso all'intera costa dall'inizio dell'estate. Il giorno successivo il campionamento suppletivo aveva evidenziato un miglioramento, ma non sufficiente per la revoca. Il 7 agosto il divieto era quindi ancora in vigore e il sindaco parlava di una situazione che "ci amareggia profondamente". Il mare di Arma è rimasto chiuso anche nei giorni successivi, con immagini di stabilimenti aperti ma pochissimi bagnanti e nessuno in acqua.

Proprio ad Arma, inoltre, la vicenda ha assunto contorni particolarmente complessi sul piano delle possibili cause. Arpal ha escluso l'esistenza di un collegamento diretto tra le criticità di Sanremo e quelle di Arma, parlando di problematiche puntuali riconducibili a questioni di tipo fognario. Nel frattempo è emerso anche il caso della condotta subacquea del depuratore, risultata danneggiata nel tratto di Riva Ligure. Il sindaco Conio ha però escluso un collegamento con il divieto di agosto, ricordando che dal depuratore usciva acqua trattata. I dati Arpal del vicino punto di zona Prati, il 4 agosto, risultavano infatti conformi.

Particolarmente significativo è stato anche il confronto tra i risultati dei controlli. Il 6 agosto Arpal aveva rilevato ancora un valore fuori norma ad Arma, mentre cinque campioni commissionati da Rivieracqua lungo il litorale, raccolti nella stessa mattinata, risultavano conformi. Uno dei punti, quello davanti ai Bagni Ruffini, coincideva con il punto ufficiale di monitoraggio e anche in quel caso le due analisi avevano restituito risultati differenti. Una circostanza che ha alimentato interrogativi e richieste di chiarimento, pur senza mettere in discussione il sistema ufficiale di controllo sulla balneabilità.

Un'estate che lascia interrogativi

Al di là dei singoli episodi e delle cause ancora da chiarire, il dato politico e turistico che emerge è difficile da ignorare. Sanremo ha visto alternarsi per mesi divieti e revoche in punti diversi del litorale, con corso Trento e Trieste, Bussola, Armea, Ponente e Lungomare Calvino più volte coinvolti. Ad Arma di Taggia si sono aggiunti due momenti di emergenza particolarmente pesanti, uno dei quali ha interessato l'intero litorale nel cuore dell'estate. Non si tratta quindi di un singolo episodio isolato, ma di una sequenza abbastanza lunga da incidere sulla percezione della qualità del mare.

Il problema non riguarda soltanto il diritto dei cittadini a fare il bagno, che naturalmente deve essere tutelato attraverso controlli rigorosi e provvedimenti tempestivi quando i parametri non sono conformi. Riguarda anche l'immagine di due delle principali località turistiche del Ponente e il lavoro di decine di stabilimenti balneari, ristoranti, alberghi e attività commerciali. Ogni cartello di divieto può significare una prenotazione spostata, una famiglia che cambia spiaggia o addirittura una destinazione diversa. E, come hanno sottolineato gli operatori, il danno economico e d'immagine non scompare necessariamente nel momento in cui arriva la revoca.

La speranza, ora, è che la fine della stagione consenta di affrontare con maggiore calma le questioni emerse. Se Arpal ha indicato più volte la necessità di guardare alla rete fognaria e a problematiche puntuali, sarà fondamentale capire dove siano le criticità, quali interventi siano necessari e con quali tempi. Perché un'altra estate caratterizzata da una simile successione di divieti e revoche sarebbe difficile da spiegare a cittadini, turisti e operatori. Il mare è una delle principali risorse economiche e identitarie di Sanremo e Arma di Taggia: garantirne la qualità non può essere soltanto una risposta all'emergenza, ma deve diventare una priorità strutturale.