Un ringraziamento sentito al personale dell'ospedale Saint Charles di Bordighera per le cure e l'attenzione riservate alla madre negli ultimi giorni della sua vita. È quello che arriva da Mauro Clementi, che da Roma ha voluto affidare a SanremoNews le sue parole, estendendo il grazie anche a nome del fratello e di tutti i familiari. La donna, come racconta il figlio, è morta quasi due mesi fa nel reparto di Medicina Generale, dopo essere stata assistita inizialmente dal Pronto soccorso. Un momento particolarmente difficile per la famiglia, reso però, sottolinea Clementi, più sopportabile dalla professionalità e dall'umanità incontrate durante il percorso di cura.
Dal pronto soccorso fino al reparto di Medicina Generale, il personale si è dimostrato professionale ed accudente, scrive Clementi nella sua lettera, ricordando come l'assistenza sia avvenuta in un periodo particolarmente impegnativo per la struttura. Erano infatti i giorni centrali dell'estate, caratterizzati anche da un'ondata anomala di calore e da un conseguente grande afflusso di pazienti. Nonostante le difficoltà, il figlio della donna ha voluto sottolineare la disponibilità e l'attenzione ricevute. Un riconoscimento che va all'intera struttura, ma in particolare agli operatori del reparto di Medicina, ai quali la famiglia ha affidato la propria gratitudine per aver accompagnato la donna nell'ultima fase della sua vita.
Tra i ringraziamenti, uno è rivolto in particolare alla dottoressa Giulia Grisci, il cui nome, precisa Clementi, potrebbe non essere stato memorizzato correttamente. Il figlio ricorda soprattutto la vicinanza umana dimostrata dalla professionista in un momento di grande sofferenza. "In momenti emotivamente per me così difficili ha dimostrato, oltre ad indubbia professionalità, una non scontata vicinanza umana", racconta. Un atteggiamento che, per Clementi, ha fatto la differenza nel momento dell'ultimo saluto alla madre, permettendogli di affrontare con maggiore serenità una situazione che, inevitabilmente, rimane tra le più dolorose che una persona possa vivere.
E proprio un piccolo gesto è rimasto particolarmente impresso nella memoria di Clementi: una mano appoggiata delicatamente sulla spalla. "A volte basta una mano delicatamente appoggiata su una spalla per farti sopportare meglio un dolore", scrive il figlio, affidando a questa immagine semplice ma profondamente significativa il senso del suo ringraziamento. Non soltanto quindi cure e competenze professionali, ma anche attenzione alla persona e alla sua famiglia, in un momento nel quale il rapporto umano può assumere un valore particolare. Un aspetto che Mauro Clementi ha scelto di mettere in evidenza proprio per ringraziare chi, nel lavoro quotidiano, si trova ad accompagnare pazienti e familiari anche nei momenti più difficili.
Il messaggio assume poi un significato ancora più personale per la famiglia Clementi. Il padre di Mauro, Michele, scomparso cinque anni fa, aveva infatti lavorato proprio al Saint Charles per oltre trent'anni come infermiere, prima nel reparto di Chirurgia e successivamente in Medicina. Un lungo percorso professionale terminato soltanto con il pensionamento. È inevitabile, quindi, che l'ospedale di Bordighera rappresenti per la famiglia un luogo carico di ricordi e significati. E proprio pensando al padre, Mauro conclude il suo messaggio con una considerazione particolarmente sentita: "Sicuramente sarebbe stato d'accordo con me nell'elogiare quelli che ora sono i suoi eredi professionali".
Un grazie rivolto quindi a tutti gli operatori del Saint Charles, dai professionisti del Pronto soccorso a quelli della Medicina Generale, per l'assistenza prestata alla madre e per la vicinanza dimostrata alla famiglia. Un riconoscimento che arriva da lontano, da Roma, ma che guarda a una realtà sanitaria del Ponente ligure attraverso un'esperienza personale segnata dal dolore e, allo stesso tempo, dalla riconoscenza. "Grazie ancora di cuore", conclude Mauro Clementi, a nome suo, del fratello e di tutti i familiari, lasciando nelle sue parole anche il ricordo di un padre che per più di trent'anni aveva fatto dell'ospedale Saint Charles il proprio luogo di lavoro.