Politica - 01 settembre 2026, 07:05

Autonomia differenziata, Ioculano: "Per la Liguria un conto salato. Bucci pensa alla Lega e non alla sanità"

Il vicepresidente della Commissione Salute attacca l'intesa: "Il criterio scelto premia chi ha già più risorse e rischia di aggravare le disuguaglianze"

L'autonomia differenziata si prepara a entrare nel vivo del dibattito dell'Assemblea Legislativa ligure e, secondo il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Ioculano, lo fa con troppa fretta e per ragioni soprattutto politiche. Il vicepresidente della II Commissione Salute punta il dito contro il presidente della Regione Marco Bucci e accusa la maggioranza di voler arrivare rapidamente a un risultato da presentare alla Lega in vista dell'appuntamento di Pontida. Nel mirino, soprattutto, ci sono le possibili conseguenze sulla sanità. Per Ioculano il problema non è l'autonomia in sé, ma il criterio con cui viene applicata. Un sistema che rischierebbe di valorizzare la capacità fiscale delle singole Regioni invece delle reali necessità dei territori.

La sanità è infatti una delle materie sulle quali le conseguenze dell'autonomia differenziata potrebbero essere più concrete nella vita quotidiana dei cittadini. Le Regioni potranno, a determinate condizioni, utilizzare risorse proprie per il personale e per prestazioni sanitarie aggiuntive, differenziare alcune tariffe mettendo la maggiore spesa a carico dei propri bilanci, istituire fondi sanitari integrativi e promuovere forme di previdenza complementare per il personale del Servizio sanitario regionale. Facoltà che, almeno formalmente, sarebbero uguali per Liguria, Veneto, Lombardia e Piemonte, le quattro Regioni che hanno avviato per prime il percorso con il Governo. Ma secondo Ioculano la parità formale non corrisponde a una reale parità di possibilità.

Il punto, per il consigliere regionale dem, è rappresentato dalla diversa capacità di spesa. Una Regione con bilanci solidi può infatti utilizzare questi strumenti per rendere più attrattivo il proprio sistema sanitario, mentre una Regione in difficoltà finanziaria rischia di non poter fare altrettanto. Ioculano richiama in particolare la situazione della Liguria, dove la sanità ha chiuso il 2025 con un disavanzo di 125,7 milioni di euro, indicato nel suo intervento come certificato dalla Corte dei conti e coperto attraverso variazioni di bilancio d'urgenza e riduzioni di spesa in altri settori. "Attribuire alle Regioni la stessa facoltà di finanziare con risorse proprie prestazioni aggiuntive, incentivi e previdenza integrativa per il personale non significa dare a tutte lo stesso vantaggio", sostiene.

Il ragionamento riguarda soprattutto il personale sanitario. Lo stipendio base, ricorda Ioculano, resta regolato dal contratto collettivo nazionale e quindi mantiene una cornice comune. Attorno a quella base, però, una Regione economicamente più forte può costruire un sistema di incentivi, prestazioni aggiuntive, fondi sanitari integrativi e previdenza complementare capace di attirare medici, infermieri e operatori. Per la Liguria, alle prese già oggi con la carenza di personale e con difficoltà di bilancio, la situazione potrebbe essere molto diversa. Il rischio indicato dal consigliere è che il professionista non finisca più per confrontare soltanto lo stipendio, ma l'intero sistema di condizioni offerte dalle diverse Regioni.

"A quel punto il professionista non confronta più due cifre in busta paga: confronta due sistemi in cui lavorare", spiega Ioculano. Una dinamica che, secondo il vicepresidente della Commissione Salute, potrebbe trasformare il vantaggio finanziario di una Regione nello svantaggio di quella confinante. Una questione particolarmente delicata per la Liguria, che deve già fare i conti con liste d'attesa, carenza di personale e servizi territoriali da rafforzare. Problemi che, sottolinea il consigliere regionale, diventano ancora più evidenti nelle aree periferiche, dall'entroterra alle estremità di Ponente e Levante, dove la rete sanitaria presenta già elementi di sofferenza.

Ed è proprio il rapporto con i territori confinanti a preoccupare ulteriormente Ioculano. La Liguria deve confrontarsi con poli di attrazione già presenti in Francia e in Toscana, capaci di intercettare professionisti sanitari anche senza l'introduzione di ulteriori strumenti di differenziazione regionale. "La miopia di questa scelta sta proprio qui", afferma il consigliere dem, secondo cui l'autonomia rischia di accentuare la competizione per medici, infermieri e altri operatori invece di affrontare il problema attraverso una strategia comune. Per Ioculano, il rischio concreto è che la Liguria perda ulteriore personale sanitario proprio a vantaggio dei territori più forti economicamente.

Nel ragionamento del vicepresidente della Commissione Salute c'è poi una questione che va oltre i singoli strumenti finanziari. La sanità, sostiene, dovrebbe basarsi sulla solidarietà e sulla collaborazione tra territori, non sulla competizione per accaparrarsi risorse umane. Se ogni Regione viene spinta a costruire il proprio sistema di incentivi, il rischio è quello di creare una sorta di concorrenza interna al Servizio sanitario nazionale. "Se il sistema sanitario di ogni Regione diventa un competitor di quello confinante nella corsa ad accaparrarsi medici, infermieri e altri operatori, a perdere non è solo chi ha i conti più deboli", sottolinea Ioculano. A suo giudizio, in gioco ci sarebbe quindi anche il principio di uguaglianza nell'accesso alle cure.

Una differenziazione, secondo il consigliere regionale del Pd, potrebbe invece essere studiata sul costo della vita, mantenendo una cornice contrattuale nazionale e introducendo correttivi territoriali basati su parametri oggettivi. Non sarebbe dunque la maggiore o minore ricchezza della singola Regione a determinare la capacità di offrire condizioni migliori al personale sanitario, ma elementi concreti legati al territorio. Una soluzione che, nelle intenzioni di Ioculano, consentirebbe di tenere insieme autonomia e solidarietà, evitando che le Regioni con maggiore capacità finanziaria possano accumulare ulteriori vantaggi rispetto a quelle che partono da una situazione più fragile.

Nel suo intervento Ioculano richiama anche la posizione della Corte costituzionale, che ha sottolineato la necessità di ottenere i vantaggi dell'autonomia territoriale senza determinare un aumento significativo delle disuguaglianze. È proprio su questo punto che il consigliere concentra la sua critica all'intesa. "È esattamente il prezzo che la Liguria rischia di pagare con questa intesa: non perché l'autonomia sia sbagliata in sé, ma perché il criterio scelto per differenziare premia chi ha già di più, invece di compensare chi parte da una condizione più difficile", afferma. Una lettura che porta il Pd ligure a contestare non tanto il principio dell'autonomia, quanto il modello attraverso cui viene declinato.

La conclusione di Ioculano è quindi netta: l'autonomia differenziata non sarebbe un male in assoluto, perché in alcune materie e per determinati territori potrebbe consentire maggiore efficienza e una risposta più aderente alle esigenze locali. Ma in sanità, sostiene, la Liguria rischierebbe di trovarsi dalla parte sbagliata della competizione. Tra conti da risanare, carenza di personale, liste d'attesa e territori periferici da servire, la Regione non avrebbe la stessa capacità di spesa delle realtà più forti. E da qui arriva l'affondo politico contro Bucci: "Bucci farà pagare ai liguri il conto della propaganda della Lega". Un'accusa destinata ad alimentare il confronto in Consiglio regionale nei prossimi giorni.