"Mi aspettavo fuochi d'artificio, ma alla fine si sono sentiti un po' di petardi qua e là". È con una metafora decisamente colorita che Mario Robaldo, ex consigliere comunale del Pd, commenta il Consiglio comunale monotematico dedicato all'Aurelia Bis, andato in scena ieri sera a Sanremo. Una seduta convocata dopo settimane di polemiche sul progetto e, soprattutto, sulla cancellazione degli svincoli della Foce e di via Padre Semeria. Un tema che aveva già acceso il confronto politico tra maggioranza, opposizione, Comune, Anas e Ministero. Robaldo, che ha seguito la seduta a distanza, parla di un confronto che, a suo giudizio, non avrebbe sciolto il nodo principale: cosa sia realmente accaduto a Roma e come si sia arrivati all'attuale configurazione del progetto.
Nel suo commento, Robaldo si associa innanzitutto alle critiche espresse dalla consigliera Elisa Balestra nei confronti dell'assessore Massimo Donzella. "Con la sua solita maestria, iniziando a parlare da Napoleone, sapeva benissimo che avrebbe sforato nei tempi così da passare la patata bollente all'amico sindaco Mager", sostiene l'ex consigliere. Il riferimento è alla lunga relazione dell'assessore, che secondo Robaldo avrebbe finito per non rispondere alla domanda che, più di tutte, avrebbe dovuto trovare una risposta durante la seduta: che cosa è successo nella riunione romana e chi ha condiviso le scelte poi finite nel progetto? Una questione tutt'altro che secondaria, considerato che Anas aveva ricostruito l'iter parlando di un percorso tecnico-amministrativo condiviso anche con il Comune.
Ed è proprio sulla ricostruzione dei fatti che Robaldo concentra le sue perplessità, chiamando in causa direttamente il sindaco Alessandro Mager. "Il Sindaco ha dato una risposta che mi ha lasciato un po' perplesso, non tanto per quello che ha detto, al quale credo, ritenendolo persona seria e onesta, ma in quanto la sua risposta è opposta a quanto dichiarato nel verbale del dirigente e soprattutto alle dichiarazioni di Anas". L'ex consigliere non mette quindi in dubbio la buona fede del primo cittadino, ma evidenzia una contraddizione tra la versione fornita in aula e quella contenuta negli atti e nelle comunicazioni ufficiali. Un punto già emerso nelle settimane scorse, quando Anas aveva sostenuto che la configurazione senza gli svincoli fosse maturata attraverso un confronto con le istituzioni locali.
Da qui la domanda che, secondo Robaldo, avrebbe dovuto essere affrontata prima ancora del Consiglio comunale: perché non è stata data subito una spiegazione pubblica? "Quello che mi chiedo è perché, se le cose stanno come ha detto – e non ho dubbi che siano così –, non è stato detto subito pubblicamente dopo il comunicato di Anas, così da chiarire le cose e magari anche evitare il consiglio monotematico?". Una domanda che si inserisce in un dibattito che nelle ultime settimane ha visto crescere le richieste di trasparenza sull'iter dell'opera. L'opposizione aveva chiesto il Consiglio proprio per ottenere chiarimenti sugli svincoli e sulle responsabilità delle scelte progettuali.
Robaldo, tuttavia, non nasconde il proprio rammarico per il fatto che non si sia arrivati a una posizione comune. "Mi spiace che non ci sia stato modo di unire in un unico ordine del giorno gli intenti di tutti, perché questo è un problema di tutti", sottolinea. Per l'ex consigliere, infatti, la partita dell'Aurelia Bis dovrebbe superare gli schieramenti politici e concentrarsi esclusivamente sull'efficacia dell'opera per Sanremo. Un'impostazione che richiama anche la posizione già espressa dallo stesso Mager, che a luglio aveva chiesto al Ministero e ad Anas di mantenere almeno uno svincolo intermedio tra il Borgo e Cava Cangiotti, proprio per evitare un "pesante depotenziamento" dell'infrastruttura.
E proprio per questo Robaldo lancia una proposta precisa: tornare al progetto delle rotatorie, quello che, a suo giudizio, aveva trovato una maggiore condivisione in passato. "Mi permetterei di suggerire, per quello che vale il mio pensiero, di puntare sul progetto vecchio delle rotonde, quello sì, condiviso da tutti all'epoca, perché utile e meno invasivo". La questione, secondo l'ex consigliere, dovrebbe essere posta direttamente ad Anas e al Ministero: se quella soluzione non è ritenuta praticabile, bisogna spiegare con chiarezza perché. "Se a Anas o al Ministero non va bene, ci spieghino la formula con la quale è possibile farle a Imperia", osserva con una provocazione che punta soprattutto a evidenziare le differenze tra le soluzioni adottate sul territorio.
Robaldo entra quindi nel merito della classificazione della strada e dei limiti alla realizzazione delle rotatorie. "Se non si possono fare perché si chiama strada extraurbana, chiamiamola 'Filippo' o come vogliamo, ma facciamo in modo che le rotatorie si possano fare come in tutte le altre regioni e su ogni tipo di strada". E porta un esempio concreto: "Basta andare in Piemonte e impostare un navigatore per sentire ogni due km: 'alla rotonda prendi la seconda uscita, alla rotonda prendi la terza uscita e alla successiva prendi la prima uscita'". Un ragionamento che parte dalla quotidianità della viabilità per sostenere la necessità di individuare soluzioni adatte alle caratteristiche del territorio sanremese.
Per l'ex consigliere, inoltre, la velocità prevista sulle tratte esistenti renderebbe possibile immaginare una gestione della viabilità attraverso rotatorie senza particolari criticità. "Sulle tratte esistenti c'è il limite dei 70 km orari, tali per cui basta alzare il piede dall'acceleratore per arrivare con una leggera frenata a impostare una rotonda". Ma c'è anche un'altra questione che Robaldo mette sul tavolo: il rapporto con Roma. Il territorio, secondo lui, ha caratteristiche che spesso non vengono comprese fino in fondo da chi deve assumere decisioni a distanza. "Se a Roma non conoscono il nostro territorio, invitiamoli, magari con un biglietto del Festival e portiamoli in via Solaro, in Rio Massè, a Coldirodi e facciamogli vedere quanto è difficile fare qualsiasi cosa qui da noi".
L'ultima parte della riflessione di Robaldo si sposta invece sul piano più strettamente politico e riguarda alcuni consiglieri che durante la seduta hanno sottolineato di non essere politici. Una definizione che l'ex esponente del Pd respinge con decisione. "Intanto non è una vergogna essere un politico, lo è se si fa politica sporca, per interessi personali o solo per il consenso", afferma. E aggiunge: "Se si sono candidati, hanno preso voti e sono seduti in consiglio comunale, stanno facendo politica, polis-città, politica amministrativa, ma pur sempre politica, quindi sono politici a tutti gli effetti". Un passaggio che diventa quasi un appello rivolto direttamente agli eletti.
"Non vergognatevi, anzi, siate fieri di essere politici e di rappresentare i cittadini, l'importante è esserne degni", conclude Robaldo. Un invito che, al di là delle polemiche sulla seduta e sulle responsabilità legate all'Aurelia Bis, riporta il confronto al ruolo stesso del Consiglio comunale. La grande opera resta infatti un tema destinato a tenere banco, con il Comune che ha già chiesto di rivedere il progetto e di mantenere almeno uno svincolo intermedio, mentre l'iter tecnico-amministrativo è ormai in una fase avanzata. Per Robaldo, però, la priorità resta una sola: trovare una soluzione condivisa e realmente utile alla città, evitando che una questione strategica per Sanremo diventi soltanto l'ennesimo terreno di scontro politico.