Attualità - 20 agosto 2026, 07:15

Sanremo e la difficile sfida dei clochard: dall’aiuto al rimpatrio, viaggio in un problema che non si risolve con un semplice allontanamento

Corso Garibaldi resta uno dei punti più delicati, ma i casi sono contenuti nonostante il pienone estivo. Polizia Locale e forze dell’ordine intervengono sul territorio, mentre volontari e Caritas offrono assistenza. Il vero ostacolo arriva quando l’aiuto viene rifiutato: tra identificazioni, riammissioni alla frontiera e CPR, ogni situazione richiede un percorso diverso

Foto d'archivio

C’è una Sanremo che in queste settimane vive il momento di massima affluenza dell’estate, con migliaia di persone tra centro, spiagge ed eventi. E poi c’è un’altra realtà, numericamente molto più contenuta ma complessa da affrontare, che torna periodicamente sotto gli occhi di residenti e turisti. È quella delle persone senza dimora che dormono sulle panchine, sotto i portici o direttamente a terra, con corso Garibaldi che continua a rappresentare uno dei punti maggiormente interessati dal fenomeno.

Dietro quello che apparentemente potrebbe sembrare un semplice problema di ordine pubblico, però, si nasconde un intreccio di disagio sociale, volontà individuale, assistenza, sicurezza e procedure burocratiche. Ed è proprio qui che diventa difficile trovare una soluzione definitiva. Allontanare una persona da una strada può risolvere il problema nell’immediato, ma non significa necessariamente impedirne il ritorno poche ore o pochi giorni dopo.

Nonostante il numero particolarmente elevato di presenze registrato a Sanremo durante l’estate, i casi rimangono relativamente pochi. Alcune persone sono state allontanate, altre hanno lasciato la zona, in determinati casi è stato possibile procedere attraverso la collaborazione con le autorità francesi. Il punto più sensibile resta quello di corso Garibaldi, anche se nelle giornate di maggiore affluenza alcune presenze vengono segnalate anche in altre zone del centro.

Sul territorio l’attività della Polizia Locale, in collaborazione con le altre forze di polizia, è costante. Una presenza che ha anche un effetto deterrente, ma che si confronta frequentemente con persone già conosciute dagli operatori. Si spostano, vengono allontanate e talvolta ritornano. Ed è proprio questa dinamica a dimostrare quanto il fenomeno non possa essere letto esclusivamente attraverso la lente della sicurezza.

Il primo tentativo è sempre l’aiuto. Prima dell'allontanamento esiste infatti un altro percorso. Quello sociale. Il primo approccio, anche attraverso il mondo del volontariato, consiste nel proporre assistenza alla persona, cercando di comprenderne le necessità e indirizzarla verso i servizi disponibili. A Sanremo esiste una rete che permette di avviare percorsi anche attraverso la Caritas, offrendo innanzitutto la possibilità di avere un luogo nel quale dormire e non trascorrere la notte in strada.

Ed è qui che emerge uno dei principali ostacoli. Una parte delle persone senza dimora rifiuta l’assistenza proposta. Non vuole entrare nelle strutture o intraprendere il percorso offerto e sceglie di continuare a vivere in strada.

Finché ci si trova davanti a una situazione di puro disagio sociale, il problema rimane prevalentemente assistenziale e richiede una presa in carico attraverso i servizi. Sanremo dispone di una rete strutturata, ma nessun sistema può automaticamente risolvere una situazione quando chi dovrebbe beneficiarne non accetta l'aiuto.

Il quadro cambia ulteriormente quando al disagio si aggiungono comportamenti aggressivi o situazioni potenzialmente pericolose. In quel momento entra maggiormente in gioco il versante della pubblica sicurezza e, soprattutto nel caso di cittadini stranieri, iniziano percorsi differenti a seconda della nazionalità e della posizione della persona.

Il confine francese e le riammissioni. La vicinanza con la Francia rende Sanremo una città particolare anche sotto questo aspetto. Una parte delle persone intercettate sul territorio è infatti costituita da soggetti che si muovono lungo la fascia di confine, passando da un Paese all'altro e tornando successivamente in città.

Quando ricorrono le condizioni previste per procedere, il percorso coinvolge Commissariato e Polizia di Frontiera. Nel caso di persone provenienti dalla Francia, attraverso la cooperazione transfrontaliera è possibile arrivare alla frontiera, dove la situazione viene presa in carico dalle autorità competenti e, quando applicabile, dalla corrispondente forza di polizia francese.

Ma neppure questo significa necessariamente aver risolto definitivamente il problema. La mobilità di queste persone è elevata e alcuni dei soggetti sono già conosciuti proprio perché nel tempo tornano a comparire sul territorio.

Più articolata può essere la situazione degli altri cittadini comunitari. In questi casi occorre passare attraverso le procedure previste e il coinvolgimento della Questura, verificando la posizione della singola persona e le possibilità concretamente percorribili. La nazionalità, la situazione amministrativa e le circostanze individuali cambiano profondamente ciò che le autorità possono fare.

Per gli extracomunitari il nodo dell’identificazione. Ancora differente è il percorso quando si tratta di cittadini extracomunitari irregolari per i quali sussistano le condizioni per l'allontanamento dal territorio nazionale.

In questi casi uno degli strumenti previsti dall'ordinamento è il trasferimento in un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). Ma tra l'individuazione della persona e un eventuale rimpatrio esiste una serie di passaggi tutt'altro che automatica.

Il primo grande problema può essere persino stabilire con certezza chi sia la persona e quale sia la sua nazionalità. Molti soggetti intercettati non hanno documenti con sé. In assenza di un'identificazione certa diventa estremamente complicato procedere con un rimpatrio, perché è necessario che lo Stato di destinazione riconosca la persona come proprio cittadino.

Comincia quindi il lavoro necessario a ricostruirne l'identità, acquisire gli elementi utili e ottenere la documentazione necessaria. Non basta, in altre parole, accompagnare una persona in un CPR perché questa venga automaticamente rimpatriata. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui determinate situazioni possono protrarsi nel tempo.

Sicurezza e disagio sociale, il confine sottile. È questa complessità a spiegare perché il fenomeno dei clochard sia molto più difficile da affrontare di quanto possa apparire osservando una persona dormire su una panchina.

Esistono infatti situazioni profondamente diverse che dall'esterno possono sembrare identiche. C'è chi si trova in una condizione di grave marginalità e può essere intercettato dai servizi sociali; chi rifiuta sistematicamente qualsiasi forma di assistenza; chi si muove continuamente tra Italia e Francia; chi presenta problemi amministrativi legati alla permanenza sul territorio nazionale. E ci sono poi i casi nei quali al disagio si aggiungono comportamenti aggressivi, rendendo necessario un intervento anche sotto il profilo della sicurezza.

A Sanremo il fenomeno continua quindi a essere affrontato su due binari paralleli. Da una parte volontariato, Caritas e servizi sociali, con l'obiettivo di offrire una via d'uscita dalla strada. Dall'altra Polizia Locale e forze dell'ordine, chiamate a intervenire quando emergono problemi di sicurezza, degrado o situazioni che richiedono accertamenti sulla posizione della persona.

Nel mezzo rimane il punto probabilmente più difficile da superare: non sempre chi vive in strada vuole essere aiutato e non sempre chi deve essere allontanato può esserlo immediatamente.

È qui che la questione dei clochard smette di essere soltanto la fotografia di un angolo di corso Garibaldi e diventa la rappresentazione di un problema molto più ampio. Sanremo può mettere a disposizione assistenza, intensificare i controlli e intervenire sulle singole situazioni. Ma tra diritti individuali, disagio sociale, sicurezza e procedure necessarie per identificazioni e allontanamenti, non esiste una soluzione unica.

E forse è proprio questo il principale elemento che emerge osservando quanto avviene in città: dietro una panchina occupata non c'è sempre lo stesso problema e, di conseguenza, non può esserci sempre la stessa risposta.