Economia - 19 agosto 2026, 07:00

Le carte da gioco italiane e il mazzo che in Liguria non è mai andato in pensione

In Italia sopravvivono sedici figure regionali diverse, e quella genovese continua a girare sui tavolini dei bar della Riviera

Chi entra in un bar della Riviera verso metà pomeriggio, quando il caldo si ammorbidisce e i tavolini all'aperto tornano a riempirsi, ha buone probabilità di sentire il rumore inconfondibile di un mazzo battuto sul legno. Non è un suono nostalgico. È semplicemente quello che succede quando quattro persone decidono che l'ora successiva appartiene a loro e a nessun altro. Il mazzo che finisce in mezzo al tavolo, però, ha alle spalle una storia molto più lunga di quanto la sua copertina consumata lasci immaginare.

Un paese, sedici mazzi diversi

L'Italia è con ogni probabilità il paese europeo con la maggiore varietà di carte regionali ancora in uso. Se ne contano sedici tuttora diffuse, alle quali si aggiungono altre figure ormai uscite dall'uso quotidiano e sopravvissute solo nelle collezioni. Un mazzo regionale italiano è quasi sempre composto da quaranta carte, e nelle versioni a semi latini quei semi si chiamano bastoni, coppe, denari e spade.

Basta spostarsi di duecento chilometri per trovare disegni, colori e perfino nomi diversi per le stesse figure. È una delle poche eredità materiali che l'unificazione non ha uniformato, forse perché nessuno ha mai pensato che valesse la pena di provarci. Le carte si comprano al tabaccaio, si usano fino a consumarle e si sostituiscono con lo stesso tipo che si è sempre usato in famiglia.

Perché in Liguria le carte portano i semi francesi

Il mazzo ligure appartiene a quella famiglia, ma con una particolarità che sorprende chi arriva da sud. Le carte genovesi non hanno coppe e bastoni disegnati alla maniera napoletana: adottano i semi francesi, quindi quadri, cuori, picche e fiori, con figure doppie divise da una linea diagonale. Nel dialetto locale quei semi hanno però conservato nomi propri, dinæ, coppe, spâ e scioî, come se la lingua avesse tenuto per sé quello che il disegno aveva ceduto.

La ragione è storica. Alla fine del Seicento un editto del 1698 rese obbligatorio l'uso delle carte di tipo delfinato, dall'antica provincia francese del Delfinato, nei territori del Ducato di Savoia, e con ogni probabilità l'obbligo si estese anche all'attuale Liguria. Che a Genova si giocasse molto lo dimostra un documento di un secolo dopo: una legge approvata nel 1799 dai Serenissimi Collegi elencava i ventisei giochi di carte allora permessi in città. Ventisei giochi autorizzati non si mettono per iscritto per una moda passeggera. Il mazzo genovese standard conta quaranta carte, e resta quello con cui in Liguria si gioca a cirulla.

Quando il mazzo non è a portata di mano

Il limite delle carte, per quanto affezionati si sia, è che servono altre persone. La cirulla vuole almeno due giocatori e dà il meglio in quattro, e non sempre il tavolo si riempie. Da questo vincolo nacquero secoli fa i giochi di pazienza, cioè le versioni pensate per una persona sola. La prima descrizione scritta che si conosca compare in un'antologia tedesca del 1783, e il primo libro interamente dedicato a questi giochi fu pubblicato in Russia nel 1826. Erano il passatempo di chi aveva un mazzo, del tempo da occupare e nessuno con cui dividerlo.

Oggi quella funzione si è spostata quasi per intero sullo schermo del telefono. Chi cerca il solitario spider 2 semi ritrova le stesse regole di allora dentro un'interfaccia che distribuisce le carte al posto suo. Cambia il supporto, non il gesto: si guarda la disposizione, si cerca la mossa che libera la colonna, si ricomincia quando non esce.

Una tradizione che regge senza bisogno di nostalgia

Il punto interessante è che le due cose convivono senza darsi fastidio. Nessuno smette di giocare a cirulla perché ha un solitario nel telefono, e nessuno rinuncia al solitario perché sa giocare a cirulla. Le carte regionali resistono per la stessa ragione per cui resistono i dialetti nei nomi dei semi: sono un modo di stare insieme che non ha ancora trovato un sostituto migliore.

Chi passa l'estate sulla Riviera se ne accorge guardando i tavolini. Le carte escono verso le cinque, quando il sole smette di picchiare, e rientrano quando il bar chiude. Non sono un reperto. Sono ancora il modo più economico che esiste di far passare due ore in compagnia, e nessun mazzo genovese ha mai avuto bisogno della batteria carica.






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I.P.