Attualità - 17 agosto 2026, 12:11

Provincia di Imperia, è allarme ricambio nel lavoro: 271 anziani ogni 100 giovani, un’impresa su due fatica a trovare personale

Lo studio CNA parte dai 33 anni di vita lavorativa attesa in Italia e accende un faro sulla provincia: gli occupati crescono e la disoccupazione scende, ma invecchiamento, divario di genere e ricambio generazionale mettono alla prova un sistema fondato soprattutto sulle piccole imprese. Vazzano: “Il problema non è lavorare più a lungo, ma lavorare di più e meglio”

Non è soltanto una questione di pensioni e nemmeno, almeno non direttamente, di quanti anni trascorreremo al lavoro. Il dato da cui parte CNA Imperia racconta qualcosa di più profondo: in Italia la durata attesa della vita lavorativa nel 2025 è di appena 33 anni, contro una media europea di 37,5. Peggio, nell'Unione europea, fa soltanto la Romania. Ma è quando questo numero viene calato nella realtà della provincia di Imperia che il tema assume una dimensione ancora più significativa.

Perché il Ponente ligure si trova davanti a un incrocio particolare: la popolazione invecchia, le imprese faticano sempre di più a trovare lavoratori e una parte consistente delle competenze del territorio è custodita proprio da generazioni che si stanno avvicinando all'uscita dal mercato del lavoro.

È questa la fotografia che emerge dall'analisi diffusa da CNA Imperia, che mette insieme i dati del proprio Centro Studi e quelli contenuti nel Rapporto economico provinciale 2024 della Camera di Commercio Riviere di Liguria, realizzato con la collaborazione scientifica del Centro Studi Tagliacarne.

Una provincia sempre più anziana. Il primo numero che fotografa la dimensione del problema è quello demografico. La provincia di Imperia conta circa 209 mila residenti e presenta un indice di vecchiaia pari a 271,3 anziani ogni 100 giovani, oltre 60 punti superiore alla media italiana. A questo si aggiunge un saldo naturale negativo, pari a -8,1 per mille.

Numeri che trasformano il ricambio generazionale da tema futuro a problema già attuale. Meno giovani significa infatti una platea potenzialmente più ridotta dalla quale attingere per sostituire chi lascia il lavoro. E in una provincia nella quale il sistema produttivo poggia in larga misura sulle micro e piccole imprese, il rischio non riguarda soltanto il numero degli occupati, ma anche la trasmissione di mestieri, conoscenze e professionalità costruite nel corso di decenni.

In una provincia come la nostra, dove l'invecchiamento della popolazione è particolarmente marcato, il tema del ricambio generazionale diventa decisivo – sottolinea il segretario provinciale di CNA Imperia, Luciano Vazzano –. Molte imprese possiedono competenze, professionalità e conoscenze costruite in decenni di attività, che rischiano di andare perdute se non vengono trasmesse ai giovani”.

Più occupati, meno disoccupazione. Ma manca personale. C'è però un'apparente contraddizione nei numeri imperiesi. Perché, sul fronte dell'occupazione, gli ultimi anni hanno portato anche segnali decisamente positivi.

Tra il 2021 e il 2024 gli occupati sono aumentati da 78.100 a 85.700, oltre 7.500 in più, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è sceso dal 9,7% al 5,1%. Il mercato del lavoro provinciale, quindi, è cresciuto.

Proprio questa crescita, tuttavia, convive con un'altra difficoltà: le aziende non riescono a trovare le professionalità di cui hanno bisogno. Nel 2024 è risultato difficile reperire il 51% delle figure professionali richieste dalle imprese, contro il 48,4% dell'anno precedente. Più di un profilo su due, dunque, presenta problemi di reperimento.

Ed è probabilmente qui che i diversi numeri iniziano a comporre un'unica fotografia: non basta creare occupazione se domanda e offerta non riescono a incontrarsi, così come non basta mantenere più a lungo le persone al lavoro se contemporaneamente non si costruisce una nuova generazione di lavoratori.

In Italia appena 33 anni nel mercato del lavoro. Il punto di partenza dell'analisi CNA rimane il confronto nazionale ed europeo. I 33 anni di vita lavorativa attesa dell'Italia sono lontani dai 40,2 della Germania, dai 37,5 della Francia, dai 36,8 della Spagna e soprattutto dai 44 anni dei Paesi Bassi.

Un dato che, precisa CNA, deve essere interpretato correttamente. L'indicatore non corrisponde all'età pensionabile e non misura gli anni effettivamente lavorati da una persona con una carriera continuativa. Stima invece quanti anni un quindicenne può attendersi di trascorrere all'interno della forza lavoro, quindi lavorando oppure cercando un'occupazione, considerando le attuali condizioni demografiche e i livelli di partecipazione al mercato del lavoro.

Il dato evidenziato dal Centro Studi CNA non deve essere interpretato semplicemente come la necessità di lavorare più a lungo – chiarisce Vazzano –. La vera questione riguarda la possibilità di lavorare di più e meglio durante l'intero arco della vita: entrare prima nel mercato del lavoro, ridurre le interruzioni, sostenere l'occupazione femminile e accompagnare le persone nell'aggiornamento delle competenze”.

Il grande divario riguarda le donne. Dentro i 33 anni della media italiana si nasconde inoltre una delle criticità maggiori. Per le donne la vita lavorativa attesa scende infatti ad appena 28,4 anni, contro i 35,4 della media europea. Ancora più significativo è il divario con gli uomini: 8,9 anni, il più elevato dell'intera Unione europea.

È anche per questo che CNA lega il tema del futuro del lavoro non soltanto all'ingresso dei giovani, ma alla partecipazione femminile, alla continuità delle carriere e alla possibilità di conciliare maggiormente lavoro e famiglia.

Il 33,8% delle imprese imperiesi è artigiano. La questione assume un peso particolare osservando la struttura economica locale. L'artigianato rappresenta il 33,8% delle imprese attive della provincia di Imperia, una quota superiore sia alla media ligure sia a quella nazionale.

Sono proprio queste piccole realtà a rappresentare, secondo CNA, uno dei luoghi nei quali può concretizzarsi il passaggio tra generazioni: apprendistato, formazione sul campo, affiancamento e trasmissione dei mestieri diventano strumenti essenziali per evitare che con l'uscita di un imprenditore o di un lavoratore esperto scompaia anche una parte del patrimonio professionale locale.

“Non si tratta di contrapporre giovani e lavoratori più anziani – prosegue Vazzano – ma di costruire un mercato del lavoro capace di valorizzare entrambi. L'esperienza deve poter incontrare le nuove competenze, mentre le imprese devono essere messe nelle condizioni di inserire, formare e trattenere le persone”.

Per questo l'associazione individua una serie di fronti sui quali intervenire: orientamento scolastico, istruzione tecnica e professionale, apprendistato, formazione continua, conciliazione tra lavoro e famiglia, sostegno all'imprenditoria femminile e accompagnamento nei passaggi generazionali.

Il punto, insomma, va oltre il singolo dato dei 33 anni. Per la provincia di Imperia la questione è capire chi lavorerà nelle imprese dei prossimi dieci o vent'anni e come evitare che il progressivo invecchiamento della popolazione si trasformi anche in una perdita di competenze e capacità produttiva.

Gli indicatori del mercato del lavoro dicono che il territorio, negli ultimi anni, è stato capace di aumentare gli occupati e ridurre sensibilmente la disoccupazione. Quelli demografici e sulla difficoltà di reperire personale, però, lanciano contemporaneamente un avvertimento. Ed è proprio su questo equilibrio che CNA invita a intervenire adesso: portare più giovani e più donne nel mercato del lavoro, formare le professionalità richieste dalle aziende e creare le condizioni perché l'esperienza di chi c'è già possa essere trasferita a chi arriverà dopo.