La mostra, che ha ricevuto un ampio consenso di pubblico, presenta elementi di vita comune e richiami storici che riportano alla vita di un tempo.
“Le opere - spiega Elvis Furlan - prendono forma da immagini appartenute alla mia famiglia ma rinunciano al racconto privato per cercare qualcosa di più fragile e universale. La memoria si dissolve, si sovrappone, si deforma. Ciò che resta non è il ricordo di qualcuno ma la possibilità che ogni volto diventi il nostro. Il buio non è una fine. È lo spazio in cui le immagini perdono il loro nome e iniziano una seconda vita. Qui il tempo smette di essere una linea e diventa una materia che si piega, si stratifica, ritorna. Ogni opera è una soglia tra presenza e assenza, tra ciò che è stato e ciò che continua ostinatamente ad abitare il nostro sguardo”.
La mostra ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sanremo.