Attualità - 13 agosto 2026, 09:15

1944-2026, una delegazione di Ventimiglia alla commemorazione dell'eccidio di Sospel (Foto)

A rappresentare la città il consigliere comunale di minoranza Nico Martinetto, la polizia locale, l'Anpi, l'Anfi, gli alpini e il consigliere regionale Enrico Ioculano

Una delegazione di Ventimiglia a Sospel in occasione della commemorazione dell'eccidio avvenuto il 12 agosto del 1944. A rappresentare la città di confine, ieri, vi erano il consigliere comunale di minoranza Nico Martinetto, accompagnato dal gonfalone cittadino e dagli agenti della polizia locale, il consigliere regionale ed ex sindaco della città di confine Enrico Ioculano, il presidente dell'associazione nazionale finanzieri d’Italia di Ventimiglia Antonio Senis, il vicepresidente Innocenzo Ilario, i soci Luciano Mottola, Andrea Vitulano e Massimo Biancheri, l'alpino Dario Canavese, il presidente dell'Anpi Franco Molinari.

Come ogni anno, il piccolo paese dell’entroterra della Costa Azzurra si è stretto intorno al memoriale dell’Albaréa per ricordare il massacro avvenuto proprio il 12 agosto con un corteo, una santa messa che è stata concelebrata da don Ferruccio, parroco della parrocchia di Sant'Agostino a Ventimiglia, che ha anche benedetto la lapide sul luogo dell'eccidio dove sono state, inoltre, deposte corone d'alloro.

I presenti hanno, inoltre, ascoltato gli interventi delle autorità civili e militari, tra i quali anche i saluti del consigliere comunale di Ventimiglia Nico Martinetto in rappresentanza dell'Amministrazione comunale. "E' per me un grande onore essere qui oggi, a rappresentare la città di Ventimiglia in questa giornata solenne. Vi porto il saluto dell'Amministrazione comunale e dell'intera comunità ventimigliese ma porto soprattutto il saluto di una città che, per la sua posizione geografica e per la sua storia, sente in modo particolare il significato di questa commemorazione. Perché per Ventimiglia il confine non fu mai soltanto una linea tracciata su una carta" - dice il consigliere comunale a Ventimiglia Nico Martinetto - "Come per voi il confine fu attraversato da uomini, da famiglie, da combattenti, da speranze e, purtroppo, anche dalla violenza della guerra. E proprio qui, 82 anni fa, quindici uomini italiani e francesi furono strappati alla vita. Quindici uomini che avevano scelto di combattere per la libertà. Furono sottoposti per due giorni e tre notti a torture e sevizie e, infine, il 12 agosto furono condannati a morte da un improvvisato tribunale militare e, nel pomeriggio, vennero fucilati nel luogo dove ci troviamo ora. Io so poco di loro, se non quello che negli anni ho potuto leggere, quello che è sicuro è che erano italiani e francesi. E questa è forse la prima grande lezione che dobbiamo ricordare oggi. La libertà non aveva nazionalità".

"Davanti alla violenza dei nazisti, uomini provenienti da paesi diversi si trovarono dalla stessa parte. Italiani e francesi combatterono insieme. Condivisero la paura, il coraggio, la sofferenza e, purtroppo, anche lo stesso tragico destino" - ricorda Martinetto - "Quindici nomi. Quindici vite. Quindici storie. Ma oggi non vogliamo ricordarli soltanto come quindici vittime. Vogliamo ricordarli come quindici uomini che non si arresero davanti alla violenza e alla paura. E vogliamo ricordarli insieme, italiani e francesi, perché insieme furono protagonisti di una pagina della nostra storia".

"Cari amici, quando oggi guardiamo questa frontiera, vediamo qualcosa di profondamente diverso da ciò che videro loro. Vediamo una frontiera che unisce. Vediamo persone che quotidianamente attraversano il confine per lavorare, studiare, incontrarsi, fare impresa e vivere. Vediamo le città e i comuni di Ventimiglia, Mentone, Sospel, Breil, Roquebrune e tutte le altre comunità della Riviera e della Val Roya come parti di uno stesso territorio umano. E questo, forse, è il modo più bello per onorare chi è morto qui" - sottolinea Martinetto - "Trasformare il confine che divideva in un confine che unisce. La storia dei martiri dell’Albarea ci ricorda infatti che l'amicizia tra Italia e Francia non è soltanto una dichiarazione diplomatica. È una storia fatta di persone. È fatta di famiglie. È fatta di comunità. È fatta di uomini e donne che, anche nei momenti più difficili, hanno saputo riconoscersi reciprocamente come fratelli. Per questo, oggi, voglio rivolgere un pensiero particolare alla comunità di Sospel. La nostra presenza qui non è soltanto un dovere della memoria. È un segno concreto di amicizia. È la testimonianza che, dopo le tragedie del Novecento, italiani e francesi hanno saputo costruire qualcosa di straordinario: una pace che dura da decenni e una collaborazione che nessuno avrebbe potuto immaginare guardando ciò che accadeva su queste montagne nell'estate del 1944".

"L'Europa che conosciamo oggi è nata anche dalla consapevolezza che non potevamo continuare a considerarci nemici. L'Europa non cancella le identità dei nostri popoli, al contrario, le protegge e le mette in relazione. Essere italiani non significa essere meno europei. Essere francesi non significa essere meno europei. Essere ventimigliesi o essere cittadini di Sospel significa appartenere a comunità diverse, con tradizioni e storie proprie, ma capaci di riconoscersi dentro una casa comune" - evidenzia Martinetto - "E se oggi possiamo trovarci qui, insieme, senza barriere, senza armi e senza paura, lo dobbiamo anche a chi, come i Martiri dell'Albarea, ha pagato con la propria vita il prezzo terribile della guerra. Per questo la memoria non deve essere soltanto celebrazione. La memoria deve essere responsabilità nei confronti dei nostri giovani e nei confronti delle nuove generazioni. Responsabilità nel ricordare che la pace, la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate per sempre. Vanno custodite, vanno difese e vanno trasmesse. E soprattutto vanno costruite ogni giorno attraverso il rispetto dell'altro, il dialogo e la capacità di superare ciò che ci divide".

"Oggi siamo qui davanti a una lapide e davanti a dei nomi. Ma quei nomi ci parlano ancora. Ci dicono che la violenza porta soltanto altra violenza. Ci dicono che l'odio può distruggere in pochi minuti ciò che generazioni hanno costruito. E ci ricordano che la libertà ha sempre un prezzo quando qualcuno decide di difenderla" - dichiara Martinetto - "A nome della città di Ventimiglia, rivolgo quindi il nostro più profondo omaggio ai Martiri dell'Albarea, agli italiani, ai francesi, a tutti coloro che persero la vita in quei giorni terribili e rivolgo un pensiero commosso anche alle loro famiglie e a tutti coloro che, nel corso di questi 82 anni, hanno mantenuto viva questa memoria. Cari amici francesi, oggi Ventimiglia è qui con voi, come lo scorso anno, come negli anni precedenti e spero come continuerà ad essere anche negli anni futuri perché la memoria dell'Albarea appartiene a Sospel, appartiene alla Francia, appartiene a Ventimiglia e appartiene all'Italia ma soprattutto appartiene a tutti noi perché il sangue versato su queste montagne non separò italiani e francesi, li unì per sempre. E oggi, davanti a questa memoria, noi possiamo dire con orgoglio che quella morte non fu vana perché oggi italiani e francesi sono qui insieme, in pace e in amicizia. Viva la memoria dei Martiri dell'Albarea. Viva l'amicizia tra Italia e Francia. Viva l'Europa dei popoli, della pace e della libertà".