Una giornata intensa, partecipata e profondamente emozionante quella vissuta domenica 9 agosto 2026 alla Cappella di Sant’Erim, nella Valle dei Maestri, dove quasi un centinaio di persone si sono ritrovate per il 28° Incontro degli Amici di Sant’Erim e per celebrare il 21° anniversario della ricostruzione della chiesetta. Ancora una volta Sant’Erim ha dimostrato di essere molto più di una piccola cappella di montagna. È diventata negli anni un luogo della memoria, della fede e dell’amicizia, un punto d’incontro tra Piemonte e Liguria e, soprattutto, un simbolo vivo delle tradizioni brigasche.
Uno dei momenti più significativi della giornata è stato dedicato agli amici che non ci sono più. Sono state collocate pietre incise con i loro nomi, destinate a rimanere accanto alla cappella come una memoria semplice ma indelebile. Non un monumento, ma qualcosa di ancora più vicino allo spirito della montagna: una pietra, un nome e il ricordo di una persona che ha camminato, lavorato o condiviso un tratto della storia di Sant’Erim. Un ringraziamento particolare va a Marco Frassoni, che ha offerto le pietre incise anche nel ricordo del padre Luciano Frassoni, insieme agli altri amici e soci che negli anni sono “andati avanti”. Durante la celebrazione sono stati ricordati, tra gli altri, il diacono Marco Cantarini, Walter Savigliano (agente in pensione della polizia Provinciale), il Cav. Gilberto Chiappa ( presidente Protezione Civile Ospedaletti), dott. Fulvio Ballestra (medico sanremese, che diede per primo la sua disponibilità alla ricostruzione), il professor Roberto Moriani, l’alpino Oreste Pastor, oltre a tutti gli amici legati nel tempo alla cappella.
La Santa Messa è stata celebrata da don Marco Palermo, protagonista anche di una piccola storia nella storia. A causa della cancellazione del volo da Catania, fino all’ultimo momento si era temuto che non riuscisse a raggiungere Sant’Erim. Don Marco, però, non si è arreso: ha raggiunto Reggio Calabria, ha preso un altro volo per Milano ed è arrivato a Bussana nella notte, pur di essere presente alla celebrazione. La sua omelia è stata accolta con grande partecipazione e commozione. Don Marco ha inoltre portato a tutti i presenti il saluto affettuoso di S.E. Mons. Antonio Suetta, Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Accanto a lui era presente anche il diacono alpino Giovanni Grossi, che ha accolto l’invito da Gianni Belgrano che ha immediatamente dato la propria disponibilità. Molto sentito anche il momento dell’alzabandiera, che suscita emozione che commozione ha voluto onorare tutte le persone cadute per difendere la nostra patria e la nostra libertà. Altro momento di intensa emozione è stara la Preghiera dell’Alpino fatta dal presidente sezionale di Imperia Natale Valdisserra . La presenza dell’ANA e degli Alpini ha dato alla giornata un ulteriore significato di memoria e appartenenza.
Poi, quasi spontaneamente, dopo la preghiera dell’Alpino è nato uno dei momenti più suggestivi: il canto “Signore delle Cime”, con Salvatore Marino, Gimmy Eufrosio, Luigi Cursio, Paolo Toti, Giovanni Grossi, Natalino Valdiserra e Simone Cantarini, insieme ad altre voci che si sono unite formando sul momento un piccolo coro. In mezzo alle montagne, davanti alla chiesetta, il canto ha creato un’atmosfera di grande emozione e partecipazione. La manifestazione si è svolta con il patrocinio della Regione Liguria, che ha voluto riconoscere il valore di un’iniziativa capace di unire fede, memoria, tradizioni brigasche, tutela della montagna e collaborazione tra territori. Molto apprezzata la presenza dell’Assessore regionale al Turismo Luca Lombardi, intervenuto in rappresentanza della Regione Liguria. Lombardi non si è limitato a una presenza istituzionale, ma ha partecipato con grande cordialità e coinvolgimento all’intera giornata, diventandone quasi uno degli animatori. Sono inoltre giunti i messaggi di vicinanza e di saluto dell’Assessore regionale Alessandro Piana, dell’Assessore Marco Scajola, del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dell’Assessore regionale piemontese Paolo Bongioanni. Un ringraziamento particolarmente sentito va all’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime, al Presidente Armando Erbì, al Direttore Luca Gautero e alle Guardie Parco, che anche quest’anno hanno garantito collaborazione, assistenza e attenzione alla tutela di un ambiente tanto bello quanto delicato.
Proprio Massimo Sciandra, già Guardia Parco, nel suo intervento ha ricordato gli importanti lavori realizzati nella zona della torbiera e del laghetto, spiegando quanto sia essenziale conciliare la presenza delle persone con la salvaguardia di un ecosistema di grande valore naturalistico. Il Presidente dell’Associazione “A Vastera”, Gianni Belgrano, ha invece richiamato la storia della cappella, le tradizioni della Terra Brigasca e il significato profondo di un incontro che da quasi trent’anni continua a unire persone e comunità. Determinante, come sempre, il contributo delle associazioni e dei volontari. Presenti la Polizia Provinciale di Imperia, la Protezione Civile AIB San Bartolomeo con il presidente Emerito Valerio Giordano, i Rangers d’Italia con Lorenzo Prette, Emanuele Frattarola, Milena Balestra e Patrizia Pavone, la Protezione Civile di Ospedaletti con il Presidente Folco Piombo e la vicepresidente Marina Chiappa ( figlia di Gilberto con la mamma Fulvia), la protezione civile dell’ANA, gli Alpini e le Guardie Parco. Un ringraziamento va anche alla disponibilità dell’agente della Polizia Provinciale Luca Garibbo e a tutti gli operatori impegnati nella sicurezza e nell’assistenza. Il Presidente ha ringraziato la Sindaca di Briga Alta Federica Lanteri e Marco Lanteri, per la disponibilità e l’aiuto concreto fornito alla manifestazione.
Numerosi anche i bambini presenti, una presenza forse ancora più importante, perché vedere giovani e famiglie salire fino a Sant’Erim significa poter immaginare che questa tradizione possa continuare. Significativa anche la presenza di un pastore della Valle, quasi a ricordare silenziosamente il legame tra la giornata, la montagna vissuta e le antiche attività che per secoli hanno caratterizzato questi territori. Tra i tanti collaboratori e amici presenti, un pensiero va a Maria Pia Tarditi Perret, Umberto Gallo, Riccardo Cordeglio, Emidia Lantrua, Carmen Maria Lanteri, Luciano Rizzo, Matteo Ravera, Luigi Cursio, Enrica Ballestra e a tutti coloro che, prima e durante la manifestazione, hanno lavorato perché ogni cosa potesse svolgersi nel migliore dei modi.
E naturalmente non poteva mancare il momento conviviale. Dal Rifugio Don Barbera, gli amici Matteo e Gabriele sono arrivati con il pranzo caldo e fumante, trasportato fino alla zona della cappella con la collaborazione delle Guardie Parco. Polenta con salsiccia o crema ai formaggi, tipici sapori della montagna sono diventati ancora una volta un’occasione per sedersi insieme e condividere la giornata senza distinzioni tra autorità, volontari, pellegrini e amici. «La cosa più bella – sottolinea il Presidente dell’Associazione culturale Amici di Sant’Erim, Cav. Uff. Roberto Pecchinino – è stata vedere tante persone diverse ritrovarsi con lo stesso spirito. Sant’Erim vive perché nessuno è protagonista da solo. Vive grazie a chi porta una pietra, chi taglia l’erba, chi accompagna una persona anziana, chi celebra una Messa, chi prepara un piatto caldo, chi canta e chi semplicemente sale fin quassù per esserci».
Sono stati inoltre consegnate delle pergamene di riconoscenza dai presidenti dell’ Associazione Amici di Sant Erim e dal presidente della Vastera a Massimo Sciandra a Don Marco Palermo a Giovanni Grassi all’assesdore regionale Luca Lombardi, al direttore del Parco Luca Gautero e Giacomo Giribaldi Comandante della polizia provinciale di Imperia. Le pietre incise rimarranno accanto alla cappella. Sono piccole, ma raccontano una storia molto grande: quella delle persone che hanno contribuito alla ricostruzione e alla vita di Sant’Erim e che continuano ad accompagnare idealmente il cammino di chi sale nella Valle dei Maestri.
L’augurio ora è rivolto soprattutto ai più giovani. Il prossimo anno sarà il 29° Incontro degli Amici di Sant’Erim e il 22º anniversario della ricostruzione della Cappella. Ventotto anni sono già una storia. Ma perché Sant’Erim continui ad avere un futuro, serviranno nuove mani, nuove gambe capaci di salire la montagna e soprattutto nuove persone disposte a custodire ciò che è stato costruito. Perché le tradizioni non vivono soltanto quando vengono ricordate. Vivono quando qualcuno decide di continuarle.