Il caso di Nessy Guerra e della piccola Aisha arriva a una risposta ufficiale dell'Unione Europea. A due mesi dall'interrogazione parlamentare sottoscritta da 24 eurodeputati appartenenti a diversi gruppi politici, Bruxelles chiarisce quale sia, almeno per il momento, il proprio ruolo nella complessa vicenda giudiziaria che coinvolge la giovane di origine sanremese e sua figlia in Egitto. La risposta è arrivata il 7 agosto ed è firmata dall'Alta rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas, a nome della Commissione. Il documento contiene un passaggio particolarmente significativo: l'Unione Europea conosce il caso e lo sta seguendo attraverso la propria delegazione al Cairo, ma al momento le autorità italiane non avrebbero formalmente richiesto un intervento europeo.
"Pienamente a conoscenza del caso". La risposta di Bruxelles parte proprio dalla conferma dell'attenzione riservata alla vicenda: "L'Alta rappresentante/vicepresidente è pienamente a conoscenza di questo caso e la delegazione dell'Unione europea al Cairo rimane in contatto con l'Ambasciata italiana". Un passaggio importante, perché certifica l'esistenza di un canale di comunicazione tra la rappresentanza europea in Egitto e quella diplomatica italiana sulla situazione di Nessy Guerra e della figlia.
L'interrogazione di 24 europarlamentari. Il documento presentato il 9 giugno aveva portato la vicenda direttamente all'attenzione delle istituzioni europee. A sottoscriverlo erano stati Ilaria Salis, Benedetta Scuderi, Brando Benifei, Mimmo Lucano, Giuseppe Lupo, Cecilia Strada, Alessandra Moretti, Mélissa Camara, Mounir Satouri, Marco Tarquinio, Leoluca Orlando, Nikos Papandreou, Annalisa Corrado, Georgia Tramacere, Alessandro Zan, Pina Picierno, Ignazio Roberto Marino, Chloé Ridel, Malika Sorel, Dario Tamburrano, Danilo Della Valle, Gaetano Pedullà, Pasquale Tridico e Valentina Palmisano. Un'iniziativa trasversale che aveva posto al centro due questioni: da una parte la condanna subita da Nessy Guerra in Egitto nel procedimento per presunto adulterio avviato dopo la denuncia dell'ex marito Tamer Hamouda; dall'altra la situazione della figlia Aisha e il divieto di espatrio che continua a impedirne il ritorno in Italia.
Nell'interrogazione venivano inoltre richiamate le situazioni di violenza domestica, minacce e comportamenti coercitivi dell'ex marito precedentemente denunciate dalla giovane. Gli europarlamentari chiedevano quindi all'Alta rappresentante se fosse a conoscenza del caso e in contatto con le autorità italiane o egiziane, quali iniziative stesse assumendo per monitorare i procedimenti giudiziari e il rispetto delle garanzie processuali e, infine, quali strumenti l'Unione potesse mettere in campo per sostenere Nessy e tutelare il superiore interesse della bambina.
I due fronti giudiziari. Nella risposta la Commissione entra anche nel merito della situazione processuale conosciuta al momento della redazione del documento. Sulla base delle informazioni ricevute dall'Ambasciata italiana al Cairo, Bruxelles ricorda che Nessy Guerra ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana contro la condanna ricevuta nel procedimento per adulterio e che non era ancora stata comunicata la data della relativa udienza. La Commissione richiama poi il secondo grande fronte giudiziario, quello dell'affidamento di Aisha. Su questo punto gli sviluppi hanno nel frattempo superato temporalmente la risposta europea: l'udienza si è tenuta nei giorni scorsi ed è stata rinviata al prossimo 7 ottobre. Secondo quanto riferito dalla difesa della giovane sanremese, il giudice non avrebbe acquisito in quella sede la documentazione che i legali intendevano depositare.
"L'Italia non ha richiesto il sostegno dell'Unione europea". È probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo della risposta. La Commissione riconosce l'assistenza consolare che le autorità italiane stanno fornendo alla propria connazionale, ma mette nero su bianco un elemento importante: "Le autorità italiane non hanno richiesto il sostegno dell'Unione europea". Una precisazione che delimita, almeno allo stato attuale, lo spazio di intervento di Bruxelles. Non si tratta quindi di una dichiarazione di indisponibilità da parte dell'Europa, quanto della definizione di un confine istituzionale: l'UE conosce e monitora la situazione, ma un suo coinvolgimento più diretto non è stato finora formalmente sollecitato.
Nessun osservatore europeo, almeno per ora. Proprio alla luce di questo quadro, la delegazione dell'Unione Europea al Cairo non prevede attualmente di inviare propri osservatori alle udienze relative all'affidamento della piccola Aisha. Bruxelles riconduce questa scelta alla natura prevalentemente consolare della vicenda e al ruolo già esercitato dalle autorità italiane. Resta comunque il contatto tra la delegazione europea e l'Ambasciata d'Italia, mentre la Commissione ribadisce che continuerà a seguire l'evoluzione del caso.
"Pronti a fornire sostegno se verrà richiesto". Ed è proprio qui che si apre il passaggio forse più importante in prospettiva. La Commissione ribadisce l'impegno dell'Unione Europea nella tutela dei diritti umani all'interno del dialogo con l'Egitto, con particolare riferimento ai diritti delle donne e dei bambini e al diritto a un processo equo. Bruxelles assicura quindi che continuerà a monitorare la situazione, mantenendo i contatti con le autorità italiane, e chiarisce di essere pronta a fornire sostegno qualora questo venga richiesto. La porta europea, dunque, rimane aperta. Se da una parte la Commissione riconosce che la gestione della vicenda resta oggi principalmente nelle mani della diplomazia italiana, dall'altra formalizza la propria disponibilità a un coinvolgimento qualora Roma decidesse di sollecitarlo.
Due mesi dopo, una situazione ancora più delicata. L'interrogazione era stata depositata il 9 giugno. Da allora il caso Nessy Guerra ha attraversato settimane particolarmente complesse: l'arresto e la successiva scarcerazione di Tamer Hamouda, la notte trascorsa dalla giovane in una stazione di polizia egiziana dopo l'intervento delle autorità nella sua abitazione, la successiva permanenza in casa e gli ultimi sviluppi della battaglia per l'affidamento di Aisha. Nel frattempo è stato depositato il ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio e il procedimento relativo alla bambina è stato rinviato al 7 ottobre.
Accanto ai tavoli italiano ed egiziano rimane così aperta anche una possibile terza strada, quella europea. Non ancora attivata sul piano operativo, come chiarisce la stessa Commissione, ma formalmente disponibile. Dopo essere passato dai consigli comunali liguri al Parlamento italiano e quindi al Parlamento europeo, il caso Nessy Guerra ottiene così una prima risposta ufficiale da Bruxelles: l'Europa conosce la vicenda, la sta seguendo ed è pronta a fare un passo ulteriore.