Attualità - 01 agosto 2026, 07:15

Caso Nessy Guerra, in lacrime dopo un mese chiusa in casa: “Sono esausta, mi hanno tolto anche una passeggiata con Aisha”

La giovane sanremese torna a raccontare sui social la propria condizione in Egitto: “Sono scappata per salvare me e mia figlia, ma da vittima sono finita sul banco degli imputati”. Il ricorso contro la condanna per adulterio resta pendente, mentre continua l’incertezza sul suo futuro

Un mese trascorso senza poter uscire di casa. Un mese sospeso, segnato dall’attesa, dall’incertezza e dalla paura che la condanna a sei mesi di carcere per adulterio possa essere eseguita. Nessy Guerra torna a parlare attraverso i propri canali social e questa volta lo fa in lacrime, affidando a un nuovo video la stanchezza accumulata dopo settimane vissute nell’abitazione egiziana insieme alla figlia Aisha.

La giovane sanremese descrive la propria condizione come una forma di detenzione domiciliare, pur in assenza di indicazioni pubbliche e definitive sulla natura giuridica della misura alla quale sarebbe sottoposta. Dopo il blitz della polizia egiziana del 1° luglio e le ore trascorse in caserma, Nessy non avrebbe più lasciato la casa in cui vive con la bambina e i genitori.

“È passato un mese in cui sono bloccata in casa, ai domiciliari, per un reato che non ho mai commesso e per una denuncia fatta per pura vendetta nei miei confronti”, racconta nel filmato.

Parole pronunciate con la voce spezzata, mentre ripercorre l’origine di una vicenda che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe cominciata con la decisione di allontanarsi dall’ex marito insieme alla figlia. “Sono scappata da quella casa insieme a mia figlia per salvare le nostre vite, perché continuavamo a subire violenza. Ho cercato di scappare, ho denunciato, ma non mi hanno ascoltata”, afferma.

Nel video Nessy ricorda anche la crescente mobilitazione politica e mediatica nata negli ultimi mesi attorno al suo caso. La vicenda è arrivata alla Camera dei Deputati, è stata oggetto di interrogazioni parlamentari e ha mobilitato amministratori locali, associazioni e cittadini. Un’attenzione che, tuttavia, secondo la giovane non avrebbe ancora prodotto il risultato atteso. “Siamo andati sui media, abbiamo fatto rumore, ma non è cambiato niente. Siamo ancora nella stessa situazione. Credetemi, sono esausta e non so più che cosa fare”, prosegue.

Il passaggio più doloroso riguarda la quotidianità con Aisha. Prima degli ultimi sviluppi Nessy, pur tra molte limitazioni e precauzioni, riusciva ancora a uscire brevemente insieme alla bambina. Ora racconta di aver perso anche quell’unico spazio di normalità. “Mi hanno tolto l’unica cosa che mi rimaneva: portare la mia bambina a fare una passeggiata. Con tutte le limitazioni che avevamo, almeno potevo uscire con lei, portarla a prendere un gelato. Adesso neanche più questo”, dice.

La giovane torna quindi a contestare integralmente la condanna per adulterio, confermata in secondo grado e impugnata attraverso il ricorso presentato alla Corte di Cassazione egiziana. “Devo stare zitta e chiusa in casa per un reato che non ho commesso. Sono passata da vittima a carnefice, finendo sul banco degli imputati per un’accusa costruita a tavolino con falsi testimoni”, sostiene.

La linea difensiva contenuta nel ricorso contesta, tra gli altri aspetti, la riapertura del procedimento dopo una precedente archiviazione, la validità delle dichiarazioni utilizzate per arrivare alla condanna e la mancata valutazione di elementi prodotti dalla difesa. Sarà però la Corte di Cassazione egiziana a stabilire se tali motivi siano sufficienti a incidere sulla sentenza.

Nel frattempo, Nessy vive con il timore che la permanenza in casa sia soltanto una soluzione temporanea e che possa essere successivamente condotta in carcere. “Stanno aspettando che io finisca in prigione. È l’ultima cosa che manca: che io entri in quel carcere da innocente. Altrimenti non riesco a spiegarmi tutto questo silenzio”, afferma nel finale del video.

Nel testo che accompagna il filmato, la giovane ribadisce di aver agito con l’unico obiettivo di proteggere la figlia. “Quello che ho cercato di fare è scappare dal nostro carnefice e mettere in salvo la mia bambina. Sono finita sul banco degli imputati per un reato mai commesso, costruito per vendicarsi del fatto che lo avevo lasciato”, scrive.

Nessy ricorda poi di aver denunciato le violenze, coinvolto i mezzi di informazione e sollecitato le istituzioni, facendo riferimento a quattro interrogazioni parlamentari e alla conferenza stampa organizzata a Montecitorio. Nonostante questo, racconta di percepire un progressivo peggioramento della propria condizione.

“Sono stanca di subire, stanca di essere trattata come quella sbagliata, come la condannata, come la persona che ha violato la legge. Ho sempre amato e rispettato questo Paese e non ho mai fatto nulla per violarne le leggi. Sono esausta. Ho bisogno di tornare a vivere”, conclude.

Sul tavolo restano tutti i nodi principali della vicenda: il ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio, il procedimento per l’affidamento di Aisha, il blocco all’espatrio della bambina e l’attività diplomatica avviata dalle istituzioni italiane.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva pubblicamente auspicato che le autorità egiziane potessero valutare anche la concessione della grazia presidenziale, oltre a confermare il lavoro in corso tra Roma e Il Cairo. A distanza di un mese dal blitz, però, Nessy continua a non conoscere con precisione i tempi e le condizioni della propria permanenza in casa. Ed è questa incertezza, ancora prima delle mura che non può oltrepassare, a rendere sempre più pesante un’attesa che la giovane descrive ormai come insostenibile.