Sport - 31 luglio 2026, 15:52

Masu opera omnia: "Lascio una Sanremese solida a soci importanti. E’ tempo per me di nuovi obiettivi imprenditoriali"

Dalle giovanili del Torino ai cantieri navali, fino alla presidenza biancoazzurra. Il bilancio di cinque anni intensi, tra trionfi sfiorati e il passaggio di consegne alla nuova cordata

Un'avventura durata cinque anni, conclusa con il passaggio di consegne a una nuova e ambiziosa proprietà. Alessandro Masu, imprenditore nel settore della cantieristica navale con una passione spiccata per il mondo del calcio, traccia un bilancio fatto di soddisfazioni e rimpianti della sua esperienza alla guida della Sanremese: da una parte i risultati sportivi e la continuità garantita al club, dall'altra il rapporto mai decollato fino in fondo con la città e quella promozione tra i professionisti sfumata proprio sul più bello.

Quando rilevò la Sanremese nell'estate del 2021, Masu si trovò davanti una realtà complessa, senza un settore giovanile (all’epoca gestito dalla Fam. Sturaro perché non ritenuto interessante dalla vecchia proprietà), con la tribuna dello stadio comunale inagibile, e soprattutto con un centro sportivo per i giovani al limite della decenza e molti debiti in parte con l'Amministrazione comunale che mai si era osata negli anni passati di chiederne il rientro. Oggi, mentre si conclude ufficialmente il closing che consegna il club all'imprenditore Theodoros Ornithopoulos, l'ormai ex presidente rivendica con convinzione il lavoro svolto, chiarendo alcuni aspetti della nuova governance e ripercorrendo le difficoltà affrontate nel corso del suo quinquennio.

Nato a Torino nel 1973, Masu aveva saldato il proprio legame con il calcio ben prima dell'esperienza dirigenziale. Cresciuto nel settore giovanile del Torino, ha condiviso lo spogliatoio con futuri protagonisti del calcio italiano come Christian Vieri, Andrea Sottil e Sandro Cois, prima di proseguire la propria carriera nei dilettanti con le maglie di Rivoli, Acqui, Asti, Bra, Colligiana e Argentina Arma. Parallelamente ha costruito la propria attività imprenditoriale alla guida della MCS Srl, cantiere navale con sede alla Marina di San Lorenzo al Mare, e da pochi mesi dirige anche la CNG, cantiere navale all’interno del Porto di Menton-Garavan, raccogliendo l'eredità di una tradizione familiare lunga quattro generazioni.

La nuova era e i reali assetti societari

Le ultime formalità per il trasferimento delle quote sono ormai in fase di definizione. Un passaggio che ha acceso l'entusiasmo dei tifosi anche per i nomi di prestigio coinvolti. Masu, però, tiene a precisare quale sarà il reale equilibrio della nuova proprietà.

Presidente, come sarà strutturata la nuova società? «Vorrei fare chiarezza perché in questi giorni sono circolate ricostruzioni poco precise. Karembeu sarà il presidente, ma l'unico investitore della Sanremese è Theo (Theodoros Ornithopoulos, ndr). Sarà lui ad acquistare le mie quote e sarà lui ad assumersi la responsabilità della gestione economica e finanziaria della società. Non conoscevo Karembeu, mi è stato presentato da Theo ad una partita di calcio nello scorso inverno. Karembeu ha un'immagine straordinaria per il suo passato da calciatore, ma come imprenditore non posso esprimermi in quanto non conosco la persona. Lui è stato fortemente voluto da Theo ed io all’epoca socio, ho accettato la scelta. Avevamo però stabilito che il closing sarebbe stato completato soltanto dopo le garanzie che Theo mi avrebbe rilasciato sulla continuità societaria e soprattutto sulla sua capacità finanziaria di poter portare nel brevissimo tempo la Sanremese nei professionisti, allestendo già per la stagione 26-27 una squadra altamente competitiva, anche forse meglio del Vado dello scorso anno. E’ esattamente ciò che è accaduto, la Sanremese sarà protagonista assoluta del prossimo campionato ed io sarò il primo vero tifoso anche perché ho in ballo una scommessa molto importante proprio con Theo!»

Cinque anni tra record e rimpianti

Ripensando al proprio mandato, Masu alterna orgoglio e amarezza. Da un lato la soddisfazione per aver dato continuità al progetto, diventando uno dei presidenti più longevi della storia recente del club, dall'altro il rammarico per una promozione in Serie C sfuggita quando sembrava ormai a portata di mano: «Il primo anno abbiamo conquistato 77 punti, il secondo 74. I punti conquistati in due stagioni sono 151, un record assoluto per la Sanremese. Il più grande rimpianto, però, resta non essere riusciti a vincere il campionato nel primo anno.»

Qual è il ricordo più bello e quale partita vorrebbe rigiocare? «Essere rimasto alla guida della società per cinque anni consecutivi è già motivo di grande orgoglio. Il momento più bello è senza dubbio il 5-1 conquistato a Novara, in uno stadio importante, contro una società con il budget quattro volte superiore al nostro. È stata una soddisfazione enorme. La partita che vorrei rivivere, invece, è quel pareggio casalingo con l'Asti arrivato pochi giorni dopo il trionfo di Novara: con tre punti in quella partita andavamo danti a tutti e avremmo probabilmente vinto il campionato. Dopo quel pareggio casalingo abbiamo perso entusiasmo. Avevamo tutto per conquistare la promozione, ma ci sono mancati tre o quattro giocatori capaci di prendersi sulle spalle la squadra nei momenti decisivi. Ricordo ancora un membro dello staff del Novara che ci disse: 'Pres se oggi non vinciamo a Casale, torniamo a casa con le valigie'. Loro hanno pareggiato…….. anche noi però……..!.”

Un rapporto non sempre facile con la città

Tra gli aspetti che più hanno segnato la presidenza Masu c'è il rapporto mai realmente decollato con la città, il tessuto imprenditoriale e parte della tifoseria.

Si è sentito solo durante questi cinque anni? «Non è stato semplice. Essere considerato un 'forestiero' probabilmente non mi ha aiutato, soprattutto con una parte della piazza ancora molto legata alla precedente gestione. Mi dicevano che bastava costruire una grande squadra per riportare la gente allo stadio. Abbiamo sfiorato la promozione, siamo stati protagonisti fino all'ultimo, eppure proprio nella partita decisiva in casa contro l'Asti furono venduti appena 89 biglietti. È un dato che fa riflettere. Anche dal punto di vista economico il sostegno degli imprenditori locali è stato quasi nullo. Nell'anno migliore abbiamo raccolto circa 50 mila euro di sponsorizzazioni dal tessuto imprenditoriale locale, a fronte di un costo di gestione superiore al milione di euro. Ho investito risorse importanti, rispettando sempre ogni impegno, fino all'ultimo centesimo, anche quando ci siamo ritrovati con giocatori che, dopo aver firmato contratti importanti, si sono infortunati alla prima partita ufficiale o addirittura in ritiro. Mi ricordo ad esempio Mesina, Fischer e Mauro. Con orgoglio posso dire di non aver mai usato le maniere forti per mandare via giocatori, ma li ho sempre accompagnati alla porta con il saldo delle loro spettanze già sul loro conto corrente!. Ed è anche per questo motivo che pur non avendo fatto squadroni negli ultimi tre anni, tanti giocatori volevano venire o rimanere a Sanremo».

Non manca anche una critica nei confronti dell'amministrazione comunale: «Quando mi sono insediato, subito mi è stato chiesto di saldare un vecchio debito di circa 80 mila euro che il Comune vantava da anni nei confronti della vecchia società, a cui però non era mai stato richiesto il rientro. Ho detto subito di essere disposto a saldarlo, e così stiamo facendo puntualmente da cinque anni !. Questo è stato il benvenuto da parte di qualcuno… Poi abbiamo investito a Pian di Poma, all'epoca una struttura dove vi erano enormi criticità anche di ordine ambientale e sanitario, nonché pubblico. Inoltre, lo stadio aveva la tribuna inagibile e gli spogliatoi erano pieni di muffa sulle pareti e sui soffitti. Ogni anno, la mia società ha speso tra gli 80 e i 90 mila euro per la manutenzione, ai quali si sono aggiunti i 150 mila euro investiti recentemente insieme a Theo per i nuovi seggiolini e parte della riqualificazione dell'impianto, che terminerà quest’anno.» Tra i progetti più significativi della sua gestione figura anche il recupero di Villa Helios, pensato per dotare finalmente la Sanremese di una foresteria destinata al settore giovanile, colmando una delle principali carenze strutturali del club.

«Quest'anno bisogna vincere»

Pur avendo lasciato la guida operativa, Masu continuerà a seguire da vicino il futuro del club: «Io e la mia famiglia viviamo a Sanremo e qui abbiamo trovato una qualità della vita straordinaria. Continuerò a essere il primo tifoso della Sanremese perché Theo è prima di tutto un vero Amico, ha mantenuto le promesse fatte, e poi è una persona molto molto ambiziosa ma anche molto dura quando vuole. Se la piazza lo sostiene lui avrebbe anche la forza economica di portare la Sanremese anche in serie A, ma se la piazza non lo supporterà, il rischio che lui vada via è dietro l’angolo…. Oggi lascio la società sana, ad Imprenditori seri, e con le strutture idonee per fare il salto di qualità. Qualcuno mi incontra per strada dicendomi: ‘ Pres ma lasci proprio ora che siamo ad un passo dai Prof’ ?. Io rispondo che per fare il professionismo nel calcio, bisogna essere molto molto ricchi. Io non sono nè molto e nè ricco!. Tutto quello che ho nella vita è frutto di sacrifici enormi sia dentro che fuori casa. Da domani mi dedicherò alla mia famiglia che con me ha sofferto per cinque anni le minacce e gli sfottò addirittura appesi fuori dallo stadio, e andrò a vedere più spesso i miei figli che come me hanno la passione per questo mondo che senza certi personaggi sarebbe veramente lo sport più bello del mondo.»

Sulle prospettive della nuova proprietà non ha dubbi: «Ho fatto una scommessa con Theo. Sulla carta questa squadra non ha rivali: è stata costruita una rosa fortissima, è arrivato un allenatore senza badare a spese e il budget è praticamente illimitato. La promozione è un obiettivo obbligato. Diventerà davvero difficile farlo in futuro con prospettive a lungo termine. Vorrei concludere ringraziando tutte le persone che hanno condiviso con me questi cinque lunghi anni sempre con passione e dedizione. Andrea, Marcello e Vincenzo, Stefania e Paolino, e tutto lo staff dello stadio (Mucci, Angela, Morgan, Viel, Nina, Nico, Pietro, Christian e Enzo). Sono state persone che mi hanno permesso di mantenere questa società in questa categoria e non farla sprofondare nel dimenticatoio come successo altre volte in passato!.” La nuova Sanremese non potrà fare a meno dei miei uomini….. Serietà, affidabilità, competenza e passione non si comprano, si ereditano….»

«Ringrazio anche tutti quei tifosi che mi hanno sopportato e supportato per cinque lunghi anni. Avevo fatto una promessa a qualcuno di loro. Beh questa scommessa ha scadenza nel 2027, quindi forse riuscirò a mantenerla…..»