Ci sono compleanni che non appartengono soltanto a una data. Continuano a vivere nelle canzoni, nei ricordi di chi le ha ascoltate e nella curiosità di generazioni che hanno scoperto quella musica molti anni dopo. Quello di Ivan Graziani è diventato un compleanno itinerante, capace di attraversare teatri, piazze e città per riportare sul palco un repertorio che il tempo non ha consumato.
Domani sera quel viaggio arriverà a Sanremo, città che occupa un posto preciso nella storia artistica del cantautore. Mercoledì 29 luglio, alle 21.30, l’Auditorium Franco Alfano ospiterà “OTTANTA. Buon Compleanno Ivan”, lo spettacolo con cui Filippo Graziani celebra gli ottant’anni dalla nascita del padre. Al suo fianco ci sarà l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretta dal maestro Marco Bellasi, per una serata pensata non soltanto come omaggio, ma come un nuovo incontro con le storie e la musica di Ivan.
Sanremo, del resto, non è una tappa come le altre. Nel luglio del 1974 Ivan Graziani fu il primo artista a salire sul palco del Teatro Ariston per la prima edizione del Premio Tenco. Aveva ventotto anni e il suo percorso da solista era ancora agli inizi. Cinquantadue anni dopo, quelle canzoni tornano nella Città dei Fiori attraverso la voce del figlio e il suo modo personale di raccontare il padre, prima ancora dell’artista.
"Questo tour nasce per celebrare le canzoni di papà e festeggiare insieme la cifra tonda che avrebbe compiuto – racconta Filippo Graziani a SanremoNews – ma alla base rimane sempre la voglia di cantare e portare in giro la sua musica. Ogni tour è diverso, perché posso scegliere brani differenti, più o meno conosciuti. Quest’anno abbiamo cercato di racchiudere l’intera parabola artistica di papà, costruendo lo spettacolo più esaustivo possibile".
Non soltanto Ivan: lo sguardo di Filippo e Tommaso. Da oltre dieci anni Filippo Graziani porta sui palchi italiani il repertorio paterno, senza limitarsi a riprodurlo. Le canzoni vengono attraversate da nuovi arrangiamenti e da un punto di vista inevitabilmente personale, nel tentativo di conservarne l’identità e, nello stesso tempo, mostrarne la vitalità.
Quando canta Ivan, Filippo non racconta soltanto suo padre. Racconta anche sé stesso, il proprio modo di averlo conosciuto e quello maturato negli anni trascorsi a confrontarsi con le sue parole. "Quando si parla del proprio genitore si sta inevitabilmente parlando anche di sé. Da una parte sono io che racconto mio padre, dall’altra sono io che guardo mio padre. Le due cose sono collegate e non esiste una vera separazione".
Dentro questo progetto c’è anche lo sguardo del fratello Tommaso, batterista e presenza fondamentale in un percorso condiviso con i musicisti che hanno accompagnato Filippo nel corso degli anni. "Tutte le persone che sono sul palco, mio fratello compreso, mi assecondano in questa visione. Con il passare del tempo è diventata una visione condivisa. Sono più di dieci anni che portiamo avanti questo racconto: nel frattempo siamo cresciuti, abbiamo avuto figli, ci siamo sposati. Siamo cresciuti insieme dentro questa esperienza, anche con le persone che hanno seguito il mio viaggio nella musica di papà".
“OTTANTA. Buon Compleanno Ivan” è nato nel 2025 come una festa itinerante. La prima parte del tour ha attraversato sei teatri, coinvolgendo ospiti come Federico Mecozzi, Manuel Agnelli, Irene Grandi, Mario Biondi e Raphael Gualazzi. Il percorso è poi arrivato a Teramo, città natale di Ivan Graziani, dove lo spettacolo si è unito al Premio Pigro con Lucio Corsi, Ditonellapiaga, Frankie hi-nrg mc, Eugenio Finardi, Mario Biondi e Michele Pecora.
Da quella serata è nato anche un album dal vivo, pubblicato da Officine Pan Idler Tommy e distribuito da Sony Music Italy, vincitore della Targa Tenco 2026 come Miglior album a progetto.
"I giovani cercano qualcuno che parli loro in un’altra maniera"
La musica di Ivan Graziani continua intanto a raggiungere persone che, quando quelle canzoni vennero pubblicate, non erano ancora nate. Una riscoperta che riguarda una parte importante del cantautorato italiano e che, secondo Filippo, nasce anche dal bisogno di sottrarsi a un presente nel quale tutti sembrano voler indicare agli altri cosa pensare e come comportarsi.
"C’è una grande riscoperta che passa attraverso fattori che sto ancora cercando di interpretare. Ogni contributo, piccolo o grande, la fa crescere. Avverto nei ragazzi più giovani la necessità di avere qualcuno che parli loro in una certa maniera e credo che questo abbia a che fare con il successo dei cantautori capaci di comunicare creando una forma di intimità con chi li ascolta".
Ivan Graziani raccontava personaggi, incontri, amori e inquietudini. Non offriva soluzioni già confezionate e non trasformava le canzoni in lezioni. "Papà raccontava delle storie dalle quali ognuno poteva trarre le proprie conclusioni. Non era uno che pretendeva di insegnarti a vivere: ti mostrava due persone, qualcosa che era accaduto e la loro storia. Poi eri tu a decidere se e come ricavarne qualcosa. Credo che oggi ci sia bisogno proprio di questo, perché siamo circondati da persone che ci dicono come vivere, cosa dovremmo pensare e persino come dovremmo vestirci".
A un ventenne che non ha mai ascoltato Ivan Graziani, Filippo non proporrebbe necessariamente uno dei successi più celebri. Preferirebbe accompagnarlo all’inizio del viaggio. "Gli farei ascoltare i primi dischi, in modo da permettergli di seguire un percorso cronologico. Hanno aspetti forse più acerbi rispetto agli album più conosciuti, ma custodiscono la testimonianza di un momento preciso e quella carica che esiste all’inizio di ogni storia artistica. Lo farei partire da lì".
Il disegnatore dietro il cantautore. C’è poi un altro Ivan Graziani che Filippo cerca di far conoscere: non soltanto il musicista, il chitarrista e l’autore, ma il disegnatore e fumettista. "Papà era un grandissimo disegnatore. È un aspetto che il pubblico sta iniziando a conoscere, ma non è ancora tra i più noti. È un’altra piccola battaglia che portiamo avanti. Era un fumettista molto apprezzato anche dagli stessi fumettisti e il disegno non rappresentava assolutamente un’attività secondaria nella sua vita quotidiana".
Nei giorni scorsi, nel paese in cui Filippo è cresciuto, Novalfetria, una mostra ha accostato i lavori grafici di Ivan Graziani a quelli di Tanino Liberatore, riportando l’attenzione su un talento rimasto per lungo tempo in secondo piano rispetto alla musica.
Anche questo entrerà idealmente nella festa dell’Alfano: il ritratto di un artista difficile da racchiudere in una sola definizione e raccontato attraverso i frammenti di una creatività che andava molto oltre le canzoni.
Le canzoni che Filippo sente addosso e quelle che appartengono soltanto a Ivan. Portare sul palco il repertorio del padre significa anche scegliere. Ci sono brani che il pubblico considera irrinunciabili, come “Firenze (Canzone triste)”, “Monna Lisa”, “Agnese” e “Pigro”. Ma ne esistono altri che Filippo, pur riconoscendone il valore, preferisce non interpretare.
Il criterio è uno solo: la credibilità. "Ci sono canzoni che devo eseguire per forza, altrimenti il pubblico non mi lascia andare via – scherza – e poi ce ne sono alcune che mi vengono richieste costantemente ma che non riesco a cantare. “Signora bionda dei ciliegi”, per esempio, è amatissima dai fan di papà e dalla nostra famiglia, ma non riesco a sentirmela addosso. Non mi sentirei credibile".
Filippo non vuole appropriarsi di ogni brano soltanto perché porta lo stesso cognome di chi lo ha scritto. Alcune opere, nella sua visione, restano legate in modo indissolubile alla voce, al modo di suonare e alla presenza scenica di Ivan. "Ci sono canzoni che funzionano soltanto se le canta papà. Se non sento che un brano può passare attraverso il mio filtro e che posso realmente portarlo sul palco, preferisco non farlo. “Scappo di casa”, invece, è una di quelle canzoni che potrei cantare quarantamila volte senza stancarmi mai".
Sanremo, il Tenco e le amicizie di una vita. Quello con Sanremo è un rapporto che attraversa diverse stagioni della vita artistica e personale di Filippo Graziani. Non c’è soltanto il Festival e non c’è soltanto il Premio Tenco, che aveva già riconosciuto il suo lavoro nel 2014 e che quest’anno lo ha premiato nuovamente.
"Sanremo ha sempre qualcosa di particolare. Vi ho suonato diverse volte anche lontano dal periodo del Festival o del Tenco e ricordo serate meravigliose. Ripenso con nostalgia alle prime volte in cui venivo per stare dentro quell’ambiente. La mia famiglia conserva qui amicizie da tantissimi anni e ci sono state persone importanti nella mia vita, come Pepi Morgia, che mi riportano sempre a Sanremo. È un rapporto molto bello quello che ho con questa città".
Il ritorno assume quindi il valore di un nuovo passaggio di testimone. Prima Ivan, nel 1974, all’inizio della storia del Tenco. Ora Filippo, con un progetto premiato proprio per la capacità di tenere vive quelle canzoni senza trasformarle in reperti da museo.
"A mio padre chiederei consigli sulla vita e se è contento di come uso le sue chitarre"
Se avesse la possibilità di incontrare Ivan per cinque minuti, Filippo non impiegherebbe quel tempo per discutere soltanto di musica. "Quando si parla di mio padre è difficile separare il collega dal genitore. Se potessi averlo qui per cinque minuti gli chiederei consigli sulla mia vita, su mio figlio e su mia moglie. Cinque minuti sarebbero comunque pochissimi. Dal punto di vista musicale parlerei sicuramente di chitarre, anche perché molte di quelle che utilizzo erano sue. Mi piacerebbe domandargli se è contento di come le sto usando".
Nel frattempo, accanto al progetto dedicato a Ivan, Filippo ha ricominciato a scrivere la propria storia. In autunno uscirà per INRI Records il suo nuovo album di inediti, a dieci anni di distanza dal precedente lavoro, anticipato dal singolo “Povero me”.
A riaccendere il desiderio di comporre ha contribuito anche l’essere diventato padre. "È come se avessi ripreso il segnale. Per tanti anni avevo accantonato la produzione di nuove canzoni, mentre adesso ho nuovamente tanta voglia di esprimermi. Mi sto divertendo a scrivere e a comporre e mi è tornata la voglia di parlare con il prossimo. Ho anche il privilegio di osservare la vita attraverso gli occhi di mio figlio: non sono più soltanto un figlio, ma anche un padre, e questo mi ha riempito i serbatoi di cose completamente nuove".
Filippo rivede nella vita del figlio alcuni frammenti della propria infanzia. Persino le assenze dovute al lavoro si ripetono e assumono un significato diverso. "In questo momento la mia famiglia è in vacanza e io devo lavorare. È esattamente ciò che accadeva quando ero piccolo e mio padre partiva per una tournée. È un serpente che si morde la coda, nella musica come nella vita. Se averlo vissuto da figlio mi aiuterà a essere un padre migliore, però, dovrà essere mio figlio a dirmelo quando sarà grande".
Domani sera, all’Alfano, quel cerchio tornerà a chiudersi ancora una volta. Un figlio canterà il padre, ma racconterà inevitabilmente anche sé stesso. E Sanremo festeggerà Ivan Graziani nel modo più naturale possibile: lasciando che siano le sue storie, le sue chitarre e le sue canzoni a parlare.