Sanremo ha poco più di 53mila residenti. È un dato preciso, certificato, necessario per amministrare una città, programmare i servizi e osservare l’andamento della popolazione. Ma è anche un numero che, da solo, racconta sempre meno la dimensione reale della città. Perché Sanremo non ha più una sola popolazione. Ne ha diverse, che si alternano, si sovrappongono e finiscono per modificarne ritmi, abitudini e persino la geografia. C’è la città dei residenti, quella che vive durante tutto l’anno, accompagna i bambini a scuola, utilizza gli ospedali, attraversa quotidianamente le strade e mantiene in funzione il tessuto economico e sociale. C’è poi la città dell’estate, che per almeno tre mesi aumenta considerevolmente la propria popolazione, riempie alberghi, seconde case, spiagge, ristoranti e locali. E c’è, infine, la Sanremo di febbraio, quella del Festival, quando per una settimana lo spazio urbano viene attraversato da decine di migliaia di persone e la popolazione presente può arrivare a moltiplicarsi rispetto a quella abituale. Sono città diverse che occupano lo stesso territorio.
Per capire quanto sia cambiata Sanremo bisogna però allargare lo sguardo. Nel 1861, all’epoca del primo censimento dell’Italia unita, la città contava poco più di 12mila abitanti. Cinquant’anni dopo erano diventati oltre 27mila. Nel 1931 la popolazione aveva superato quota 33mila e nel secondo dopoguerra la crescita aveva assunto dimensioni ancora maggiori: 40.464 residenti nel 1951, 55.209 nel 1961, fino al massimo storico di 62.210 abitanti registrato nel 1971. In poco più di un secolo Sanremo aveva quintuplicato la propria popolazione. Non era cambiato soltanto il numero degli abitanti. Era cambiata fisicamente la città. La crescita demografica aveva richiesto nuove abitazioni, strade, servizi e infrastrutture. Il tessuto urbano si era progressivamente allargato oltre il centro storico e le zone tradizionalmente abitate, raggiungendo le aree collinari e modificando il rapporto tra il centro, le periferie e le frazioni.
La Sanremo contemporanea nasce anche da quella trasformazione. Quartieri, condomini, strade e porzioni di territorio che oggi consideriamo parte naturale della città sono il risultato di decenni nei quali l'aumento della popolazione stabile produceva inevitabilmente un'espansione dello spazio urbano. Poi qualcosa è cambiato. Dagli anni Settanta la popolazione ha iniziato progressivamente a diminuire. Dai 62mila residenti del 1971 si è passati ai 61.170 del 1981, ai 56.003 del 1991, fino ai 50.608 registrati nel censimento del 2011. Negli ultimi anni la tendenza si è parzialmente invertita e Sanremo è tornata sopra quota 53mila abitanti, soprattutto grazie al saldo migratorio positivo. La città perde popolazione per effetto della differenza tra nascite e decessi, ma riesce a compensare attraverso le persone che scelgono di trasferirsi. Arrivano nuovi residenti da altri comuni italiani e dall’estero, mentre cambia progressivamente la composizione sociale e anagrafica della popolazione. Ma è proprio qui che il confronto con il passato diventa interessante.
Per gran parte del Novecento Sanremo cresceva aumentando il numero dei residenti e, di conseguenza, occupando nuovo territorio. La città costruiva case, quartieri e infrastrutture per una popolazione stabile destinata a rimanere. Oggi la crescita avviene in modo diverso. Sanremo non aumenta significativamente le proprie dimensioni fisiche, ma durante alcuni periodi dell’anno moltiplica il numero delle persone che utilizzano lo stesso spazio urbano. La città diventa più densa. Le stesse strade, gli stessi parcheggi, gli stessi servizi pubblici, le stesse spiagge e le stesse infrastrutture devono sostenere popolazioni profondamente differenti a seconda del calendario. È probabilmente questa una delle trasformazioni più importanti della Sanremo contemporanea. Durante l’inverno ordinario la città assume una dimensione. Nei mesi estivi ne assume un’altra. Durante la settimana del Festival cambia ancora, fino a diventare per alcuni giorni una città completamente diversa.
Cambiano i tempi degli spostamenti, la disponibilità dei parcheggi, l’utilizzo degli spazi pubblici, il lavoro delle forze dell’ordine, la produzione dei rifiuti, il consumo di acqua, la pressione sul sistema sanitario, il numero delle persone che frequentano il centro cittadino. Cambiano persino le abitudini. Zone che durante buona parte dell’anno hanno una funzione prevalentemente residenziale diventano luoghi di passaggio. Piazze e strade assumono nuovi utilizzi. Il centro si dilata verso il porto, il lungomare e Pian di Nave. Durante il Festival, invece, la città si concentra intorno al Teatro Ariston e alle aree degli eventi, producendo flussi pedonali e dinamiche urbane che esistono soltanto per pochi giorni. La geografia di Sanremo, dunque, non è più soltanto quella disegnata dalle strade e dagli edifici. Esiste una geografia temporanea, determinata dalle persone.
È una trasformazione che pone inevitabilmente nuove domande anche alla politica e alla pianificazione urbana. Per quale popolazione devono essere progettati i servizi di una città come Sanremo? Per i 53mila residenti ufficiali o per le decine di migliaia di persone che durante alcuni periodi dell’anno si aggiungono alla popolazione stabile? «La risposta, probabilmente, non può essere una sola.» Dimensionare permanentemente una città sulla base dei picchi turistici sarebbe impossibile e probabilmente insostenibile. Allo stesso tempo, continuare a programmare infrastrutture e servizi considerando esclusivamente la popolazione residente rischia di restituire una fotografia incompleta della realtà.
Il problema riguarda il traffico, i parcheggi, il trasporto pubblico, la raccolta dei rifiuti, la sicurezza, la sanità e la gestione dello spazio pubblico. Ma riguarda anche il mercato immobiliare e il rapporto sempre più complesso tra abitazioni destinate ai residenti, seconde case, affitti brevi e strutture ricettive. Perché la trasformazione demografica non modifica soltanto il numero delle persone presenti in città. Cambia il modo di abitare Sanremo. La città del Novecento era cresciuta costruendo nuovi quartieri per accogliere nuovi residenti. Quella contemporanea deve imparare a gestire popolazioni che arrivano, restano per periodi differenti e poi ripartono. Turisti, lavoratori stagionali, proprietari di seconde case, visitatori giornalieri, nuovi residenti provenienti dall’estero: categorie differenti che utilizzano lo stesso territorio e contribuiscono, ciascuna a modo proprio, alla trasformazione della città.
Sanremo è diventata così una città elastica. Si restringe e si allarga senza modificare i propri confini. Cambia popolazione senza cambiare indirizzo. Vive per buona parte dell’anno con poco più di 53mila residenti, poi cresce durante l’estate e, per alcuni giorni di febbraio, può arrivare a ospitare una popolazione molte volte superiore. Forse è proprio questa la chiave per comprendere la Sanremo del futuro. Per oltre un secolo la storia della città è stata raccontata attraverso la crescita dei residenti. Più abitanti significavano nuove case, nuovi quartieri, nuove strade. Oggi la trasformazione è meno visibile, ma probabilmente più complessa. Non riguarda soltanto quanti vivono a Sanremo, ma quanti la utilizzano, la attraversano e la abitano temporaneamente.
La sfida sarà riuscire a costruire una città capace di adattarsi continuamente a queste variazioni senza perdere qualità della vita, servizi e identità. Perché Sanremo, ormai, non cambia soltanto da una generazione all’altra. Cambia più volte nello stesso anno.