Non soltanto una discussione sulla possibilità di recuperare una parte dei tributi non riscossi. Il confronto sulla Rottamazione quinquies, protrattosi per circa un’ora nel Consiglio comunale di Taggia di lunedì, ha finito per toccare questioni più profonde: il confine tra sostegno ai contribuenti in difficoltà e condono fiscale, il rapporto con chi ha sempre pagato regolarmente, l’efficacia delle precedenti definizioni agevolate e, soprattutto, il modo in cui un’Amministrazione deve comunicare una scelta destinata a incidere sui rapporti con famiglie e attività economiche.
La posizione della maggioranza è emersa con chiarezza: il Comune di Taggia non intende aderire alla definizione agevolata delle proprie entrate. La misura, secondo il sindaco Mario Conio, avrebbe effetti finanziari limitati, alla luce della scarsa partecipazione registrata nelle precedenti rottamazioni, e solleverebbe un problema di equità nei confronti di chi ha sempre rispettato le scadenze.P rogettiamo il Futuro, attraverso una mozione firmata da Gabriele Cascino, Giuseppe Federico e Davide Caldani, non chiedeva però al Comune di aderire obbligatoriamente. Sollecitava la predisposizione di un’istruttoria tecnica ed economica e il coinvolgimento del Consiglio entro il termine del 31 luglio, affinché tanto l’adesione quanto la rinuncia fossero fondate su dati oggettivi e motivate pubblicamente.
La distanza tra le due posizioni, quindi, non si è consumata esclusivamente sull’utilità della rottamazione. Ha riguardato anche il metodo: per la maggioranza la decisione di non portare in aula una proposta di adesione esprimeva già l’orientamento dell’Amministrazione; per l’opposizione una scelta di tale rilievo non avrebbe dovuto essere comunicata attraverso il silenzio, ma spiegata formalmente alla città. Che cosa chiedeva la mozione. La Rottamazione quinquies riconosce agli enti locali la facoltà di introdurre una definizione agevolata per le entrate affidate alla riscossione coattiva. In termini generali, il contribuente può regolarizzare la propria posizione pagando il debito originario secondo le modalità stabilite, beneficiando dell’eliminazione o della riduzione di sanzioni e interessi. Diversamente dalle misure decise direttamente dallo Stato sui propri tributi, l’applicazione alle entrate comunali richiede una scelta dell’ente locale. Il termine previsto per l’eventuale deliberazione è il 31 luglio 2026.
La mozione di Progettiamo il Futuro, protocollata il 13 luglio, chiedeva al sindaco e alla Giunta di completare le valutazioni tecniche, economiche e finanziarie e di predisporre una relazione contenente: l’ammontare dei crediti potenzialmente interessati; gli effetti finanziari dell’adesione e della mancata adesione; una stima comparativa dei possibili incassi e gli elementi acquisiti dagli uffici e dall’organo di revisione. Qualora l’Amministrazione avesse deciso di non aderire, avrebbe dovuto illustrare al Consiglio le ragioni della scelta e indicare le misure alternative per migliorare il recupero dei crediti, aiutare i contribuenti in comprovata difficoltà economica e mantenere un equilibrio tra equità fiscale ed esigenze sociali. Il documento, dunque, non impegnava il Comune ad approvare necessariamente la rottamazione. Chiedeva che il Consiglio venisse messo nelle condizioni di valutare entrambe le possibilità.
Conio: "Uno strumento poco efficace e poco giusto". Il sindaco Mario Conio ha definito la materia «spinosa» sia per i contribuenti sia per gli amministratori, chiamati a orientarsi nella complessità dei tributi locali e a motivare le proprie decisioni. Il primo cittadino ha ricordato come quella attuale sia la quinta misura di definizione agevolata varata negli ultimi anni e la prima, nella sua ricostruzione, a rimettere direttamente agli amministratori locali la scelta se esercitare o meno questa facoltà. Non appena emersa la possibilità, ha spiegato, l’Amministrazione ha avviato un confronto con gli uffici per valutarne non soltanto la legittimità, ma anche l’opportunità, l’efficacia e l’equità. "Il fatto che non abbiamo convocato e inserito all’ordine del giorno la pratica ha già in sé la risposta", ha chiarito Conio, confermando l’intenzione di non procedere con l’adesione.
Alla base della decisione ci sarebbe innanzitutto la scarsa efficacia dimostrata dalle precedenti rottamazioni. Secondo i numeri illustrati dal sindaco, le posizioni agevolate concluse rappresenterebbero il 2,6%, mentre un ulteriore 1,9% risulterebbe ancora aperto. Complessivamente, dunque, l’adesione non raggiungerebbe il 5%. "Se negli ultimi undici anni sono state varate cinque edizioni distinte della rottamazione, ovvero dei condoni fiscali, bisogna dire che hanno avuto esiti estremamente incerti – ha osservato –. Non c’è stata un’adesione che abbia inciso favorevolmente sulle casse comunali". Conio ha spiegato che, se tutti i potenziali destinatari aderissero contemporaneamente, il Comune rinuncerebbe teoricamente a circa due milioni di euro tra sanzioni e interessi. Uno scenario che lo stesso sindaco ha definito puramente ipotetico, perché presupporrebbe un’adesione totale, lontanissima dai dati registrati finora. Tenendo conto della partecipazione effettiva alle precedenti misure, gli effetti finanziari sul bilancio sarebbero invece considerati trascurabili.
Il nodo dell’equità: chi non può pagare e chi non vuole farlo. Alla valutazione economica il sindaco ha aggiunto una riflessione politica ed etica. Conio ha precisato che non tutti coloro che accumulano un debito con il Comune possono essere considerati evasori intenzionali: dietro il mancato pagamento possono esserci difficoltà economiche e personali reali. L’Amministrazione ritiene però che per queste situazioni esistano già strumenti ordinari, a partire dalla rateizzazione e dal ravvedimento operoso, che consentono al contribuente di rivolgersi agli uffici e regolarizzare la propria posizione senza attendere un nuovo condono. "L’ufficio non penso abbia mai rifiutato a nessuno rateizzazioni anche importanti – ha sostenuto Conio –. Questa è la strada virtuosa da seguire: riconoscere ogni attenuante, perché la vita è difficile per tutti, ma nel rispetto delle regole". Secondo il sindaco, la rottamazione finirebbe invece per favorire chi non ha pagato, non ha chiesto una rateizzazione e non ha utilizzato in tempo gli strumenti già disponibili. "Non è positivo né corretto, oltre a non essere utile alla luce dei numeri, andare verso una misura che premia chi non ha pagato. È uno strumento poco efficace e anche poco giusto".
Cascino: "Quanto vale davvero il magazzino dei crediti?". Gabriele Cascino ha invitato il Consiglio a distinguere le rottamazioni statali dalla possibilità riconosciuta agli enti locali. Lo Stato, ha osservato, può intervenire sui propri tributi, ma non può rinunciare autonomamente alle sanzioni, agli interessi e alle entrate che appartengono al Comune. Per Cascino, il punto centrale era quindi comprendere l’ammontare effettivo del cosiddetto “magazzino” dei crediti comunali ancora esigibili: tributi, sanzioni e interessi che il Comune ha iscritto e tenta di recuperare. Il consigliere ha contestato l’idea che un’adesione limitata comporterebbe automaticamente la perdita dell’intera massa dei crediti. La rinuncia a sanzioni e interessi riguarderebbe soltanto i contribuenti che scelgono di aderire, versano quanto dovuto e completano il piano di pagamento. Le restanti posizioni continuerebbero invece a essere riscosse attraverso le procedure ordinarie. "Se devo incassare cento, oltre a interessi e sanzioni, e aderisce il 2,5 o il 5%, è soltanto su quella parte che rinuncio agli interessi e alle sanzioni – ha spiegato Cascino –. Il restante 95% rimane un credito che il Comune può continuare ad attivare negli anni successivi". Da qui la richiesta di conoscere il valore complessivo dei crediti non prescritti, l’esperienza maturata con le precedenti definizioni e gli importi effettivamente recuperati. Non per sostenere a priori la convenienza della misura, ma per valutarla sulla base di un quadro più completo.
Due letture diverse degli stessi numeri. Il confronto ha messo in evidenza una diversa interpretazione delle percentuali citate dal sindaco. Per la maggioranza, un’adesione inferiore al 5% dimostra l’inefficacia dello strumento: poche persone regolarizzano la propria posizione e gli effetti sugli incassi rimangono marginali. Per l’opposizione, invece, una partecipazione contenuta limita anche la rinuncia del Comune a sanzioni e interessi. Se aderisce soltanto una piccola quota di contribuenti, il beneficio viene riconosciuto soltanto a quella parte, mentre i restanti crediti non vengono cancellati e continuano a esistere. La valutazione dipende quindi da ciò che si considera prioritario. Da un lato l’equità nei confronti di chi ha pagato regolarmente e la necessità di non trasformare le definizioni agevolate in un appuntamento ricorrente. Dall’altro la possibilità di recuperare almeno il capitale da posizioni difficilmente riscuotibili e di offrire una via d’uscita ai contribuenti realmente in difficoltà. Proprio per questo Progettiamo il Futuro chiedeva una relazione comparativa: per capire quanto il Comune potrebbe realisticamente incassare, a che cosa rinuncerebbe e quale parte dei crediti iscritti abbia concrete possibilità di essere recuperata con le procedure ordinarie.
Federico: "Contestiamo il metodo, non il merito". Dopo il Consiglio comunale, Giuseppe Federico è tornato sulla discussione con una dichiarazione che, di seguito, riportiamo integralmente: "La nostra mozione non chiedeva al Comune di aderire a tutti i costi alla definizione agevolata. Chiedeva una cosa molto semplice: che una scelta così importante fosse assunta in modo trasparente, spiegando ai cittadini le ragioni della decisione, gli effetti sul bilancio comunale e le eventuali misure alternative". Poi prosegue: "Il sindaco ha dichiarato che la maggioranza considera questa misura un condono e, per ragioni etiche, ha scelto di non aderire. È una posizione politica legittima, ma proprio perché è una scelta politica avrebbe dovuto essere resa pubblica e motivata, senza lasciarla passare nel silenzio. Solo grazie alla discussione della nostra mozione l'Amministrazione ha esplicitato davanti al Consiglio e alla città il proprio orientamento. Fino ad allora il silenzio era stato considerato il modo per comunicare una decisione che, invece, meritava trasparenza e un confronto pubblico. Ciò che contestiamo non è il merito della scelta, ma il metodo. Decisioni che incidono sul rapporto tra il Comune e i contribuenti dovrebbero essere accompagnate da dati, valutazioni tecniche e dall'indicazione delle conseguenze e delle possibili alternative".