Cronaca - 22 luglio 2026, 16:51

Omicidio di Sargonia Dankha, la Corte d'Appello riduce la pena a 14 anni: decisive le attenuanti generiche

I giudici confermano la responsabilità di Salvatore Aldobrandi per il delitto del 1995, ma riconoscono il lungo tempo trascorso e la successiva condotta di vita dell'imputato

La Corte d'Assise d'Appello di Genova ha confermato la responsabilità di Salvatore Aldobrandi per l'omicidio della ventunenne Sargonia Dankha, scomparsa in Svezia il 13 novembre 1995, ma ha ridotto la condanna dall'ergastolo a 14 anni di reclusione grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche. Secondo i giudici, un elemento determinante è stato il fatto che il processo si sia celebrato a circa trent'anni dai fatti, senza che il ritardo fosse attribuibile all'imputato, il quale non si sarebbe mai sottratto alle indagini né avrebbe ostacolato l'accertamento della verità.

La sentenza evidenzia come il quadro probatorio sia rimasto solido e univoco. Tra gli elementi ritenuti decisivi figurano le tracce del sangue della vittima rinvenute sulla giacca indossata da Aldobrandi il giorno della scomparsa, sull'auto utilizzata e nell'abitazione dell'uomo. La Corte ha inoltre confermato l'aggravante dei motivi abietti, ritenendo che il rapporto fosse segnato da un forte desiderio di controllo e possesso. Secondo i magistrati, proprio la perdita di quel dominio avrebbe rappresentato il movente dell'omicidio. Nel motivare la concessione delle attenuanti, i giudici hanno ricordato che la riapertura delle indagini è avvenuta soltanto nel 2022, dopo gli accertamenti svolti dalle autorità svedesi negli anni precedenti, che avevano deciso di non procedere nei confronti dell'imputato.

È stato inoltre valorizzato il comportamento tenuto da Aldobrandi nei tre decenni successivi ai fatti: nessun altro reato, una vita lavorativa stabile e la costruzione di un contesto familiare. Circostanze che, secondo la Corte, dimostrano un significativo distacco personale e temporale dalla vicenda, giustificando così la riduzione della pena pur confermando la piena responsabilità per il delitto.