Economia - 18 luglio 2026, 11:09

CNA: Bolzano il territorio più caro, nelle Marche i prezzi più contenuti. A Imperia gasolio oltre i 2 euro e in autostrada punte vicine a 2,20

Vazzano: «Nel Ponente ligure il caro carburanti è una tassa quotidiana sul lavoro, aggravata dalla conformazione del territorio e dalla mobilità transfrontaliera»

Bolzano è il territorio italiano dove fare rifornimento costa di più: 1,961 euro al litro per la benzina e 2,100 euro per il gasolio. La geografia dei rincari, tuttavia, segue una mappa diversa: rispetto alla fine di febbraio, l’aumento più consistente della benzina si registra in Friuli-Venezia Giulia, con oltre 29 centesimi al litro, mentre per il gasolio il primato negativo spetta alla Sicilia, con quasi 40 centesimi. Subito dopo si colloca la Campania, con un incremento prossimo ai 39 centesimi.

È quanto emerge dall’elaborazione di CNA sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornata al 17 luglio. La rilevazione conferma differenze territoriali rilevanti, sia nel livello raggiunto dai prezzi sia nell’intensità degli aumenti.

All’estremo opposto si trovano le Marche, dove si registrano i valori più contenuti per entrambi i carburanti: 1,903 euro al litro per la benzina e 2,037 euro per il gasolio. Anche nel territorio meno caro d’Italia, quindi, il diesel ha ormai superato la soglia psicologica e sostanziale dei due euro.

A livello nazionale, il prezzo medio sulla rete stradale in modalità self-service è pari a 1,911 euro al litro per la benzina e 2,040 euro per il gasolio. Rispetto al 27 febbraio, la benzina è aumentata di 24,3 centesimi, pari al 14,6%, mentre il gasolio è cresciuto di 31,9 centesimi, pari al 18,5%.

Dopo Bolzano, i prezzi più elevati della benzina si registrano in Sicilia, con 1,944 euro al litro, in Friuli-Venezia Giulia, con 1,943 euro, in Valle d’Aosta, con 1,942 euro, e in Molise, con 1,940 euro. Seguono Calabria, con 1,938 euro, e provincia autonoma di Trento, con 1,936 euro.

Per il gasolio, dopo Bolzano, seguono Sicilia, con 2,090 euro al litro, Friuli-Venezia Giulia, con 2,084 euro, Valle d’Aosta, con 2,074 euro, Calabria, con 2,071 euro, e Sardegna, con 2,068 euro.

La graduatoria dei maggiori rincari non coincide però con quella dei prezzi più elevati. Per la benzina, l’incremento più consistente rispetto alla fine di febbraio si registra in Friuli-Venezia Giulia, dove il prezzo è passato da circa 1,651 a 1,943 euro al litro, con un aumento di 29,2 centesimi. Seguono Piemonte e Toscana, con rincari intorno ai 28 centesimi, e Lazio e Molise, con circa 27,8 centesimi.

Per il gasolio, la Sicilia si colloca al vertice della graduatoria: il prezzo è salito da circa 1,692 euro di fine febbraio a 2,090 euro al litro, con un incremento di 39,8 centesimi. Seguono la Campania, con 38,6 centesimi, il Friuli-Venezia Giulia, con 37,6 centesimi, e il Veneto, con 37,3 centesimi.

La situazione in Liguria e nella provincia di Imperia

Nel quadro nazionale, anche la Liguria presenta valori superiori alla media italiana. Il prezzo regionale della benzina self-service si attesta a 1,924 euro al litro, 1,3 centesimi in più rispetto alla media nazionale indicata dalla rilevazione CNA. Per il gasolio la media ligure raggiunge 2,056 euro al litro, 1,6 centesimi in più rispetto al dato nazionale.

La Liguria presenta inoltre un prezzo medio del GPL pari a 0,852 euro al litro, tra i valori più elevati d’Italia.

Ancora più significativa, per comprendere l’impatto concreto sulle imprese e sulle famiglie del Ponente ligure, è la fotografia della provincia di Imperia.

Secondo un’elaborazione di CNA Imperia sugli open data del Mimit riferiti ai prezzi in vigore nella mattinata del 16 luglio, sulla rete stradale provinciale la benzina in modalità self-service costa mediamente 1,926 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge 2,050 euro al litro.

Il prezzo provinciale della benzina risulta quindi leggermente superiore sia alla media ligure sia a quella nazionale. Il gasolio si colloca poco sotto la media regionale, ma rimane comunque sopra la soglia dei due euro e superiore al valore medio nazionale.

Per un pieno da 50 litri significa spendere mediamente, in provincia di Imperia, circa 96,30 euro per la benzina e 102,50 euro per il gasolio.

Ancora più pesante è la situazione lungo la rete autostradale provinciale, infrastruttura essenziale per gli spostamenti lungo un territorio stretto, complesso e fortemente orientato alla mobilità transfrontaliera.

In autostrada, il prezzo medio self-service sale a circa 2,006 euro al litro per la benzina e a 2,133 euro per il gasolio, con rilevazioni che per quest’ultimo arrivano fino a 2,199 euro al litro.

Un pieno autostradale da 50 litri arriva quindi a costare mediamente circa 100,30 euro per la benzina e 106,65 euro per il gasolio, con punte prossime ai 110 euro per un pieno di diesel.

Rispetto alla rete stradale provinciale, il rifornimento autostradale costa mediamente circa 4 euro in più per la benzina e oltre 4,15 euro in più per il gasolio. Per un’impresa che consuma mille litri, il solo divario tra rete ordinaria e rete autostradale può determinare una maggiore spesa superiore a 80 euro.

Se si considera invece il rincaro nazionale maturato dalla fine di febbraio, un’impresa che consuma mille litri di gasolio sostiene una maggiore spesa di circa 319 euro. Nelle aree dove l’aumento si avvicina ai 40 centesimi, l’aggravio raggiunge i 400 euro ogni mille litri.

Sono costi che si moltiplicano rapidamente per le attività di autotrasporto, installazione, manutenzione, assistenza, costruzione, commercio ambulante e consegna e che non sempre possono essere trasferiti sui prezzi finali.

«I dati nazionali sono già molto preoccupanti, ma letti dalla provincia di Imperia assumono un peso ancora maggiore – dichiara il segretario territoriale di CNA Imperia, Luciano Vazzano –. Nel Ponente ligure il carburante non rappresenta un costo occasionale o marginale. Per moltissime piccole imprese è una vera e propria materia prima: serve per raggiungere i cantieri, consegnare i prodotti, assistere i clienti, trasportare attrezzature e collegare la costa con le vallate dell’entroterra».

«La conformazione del nostro territorio – prosegue Vazzano – obbliga imprese, lavoratori e famiglie a spostarsi prevalentemente su strada. A questo si aggiunge la forte dimensione transfrontaliera della nostra economia: migliaia di operatori si muovono regolarmente verso la Francia e il Principato di Monaco. Quando il gasolio supera i due euro al litro, non aumenta soltanto il costo del viaggio: cresce il costo del lavoro e diminuisce la competitività dell’intero sistema economico provinciale».

Particolare preoccupazione desta proprio il livello raggiunto dal gasolio, carburante maggiormente utilizzato dai veicoli commerciali e da numerose categorie produttive.

«Un furgone non è un lusso, ma uno strumento di lavoro – sottolinea Vazzano –. Le imprese non possono lasciare il mezzo fermo quando aumentano i prezzi. Sono costrette ad assorbire i rincari, spesso senza poterli trasferire al cliente, comprimendo margini già ridotti e rinviando investimenti, assunzioni e rinnovo dei mezzi».

Secondo CNA Imperia, l’aumento dei carburanti rischia inoltre di propagarsi lungo tutta la filiera economica. L’incremento dei costi di trasporto e distribuzione finisce inevitabilmente per incidere sui prezzi di beni e servizi, coinvolgendo non soltanto le imprese, ma anche famiglie, lavoratori e consumatori.

«È un meccanismo che penalizza due volte il territorio – aggiunge il segretario di CNA Imperia – perché le imprese pagano di più per lavorare e i cittadini rischiano di pagare di più prodotti e servizi. In una provincia turistica e di confine, poi, prezzi elevati e forti differenze tra rete ordinaria e autostrada producono anche un danno di competitività e di attrattività».

CNA Imperia chiede quindi di rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi e la vigilanza lungo l’intera filiera, verificando che la dinamica dei prezzi alla pompa sia effettivamente coerente con l’andamento delle quotazioni internazionali e dei costi industriali.

«Non possiamo continuare ad assistere a prezzi velocissimi a salire e molto più lenti a scendere – conclude Vazzano –. Servono controlli, trasparenza e una politica energetica strutturale. Occorre inoltre considerare le specificità dei territori periferici, montani e di confine, nei quali non esistono reali alternative alla mobilità stradale. Il costo dell’energia e dei carburanti è ormai una questione di politica industriale: difendere la sostenibilità delle piccole imprese significa difendere occupazione, servizi di prossimità e tenuta economica delle nostre comunità».

Redazione