Attualità - 18 luglio 2026, 07:21

Clima, traffico navale e scarsità di cibo: così cambiano le rotte dei cetacei nel santuario Pelagos

a biologa marina Sabina Airoldi (Tethys) spiega gli effetti della tropicalizzazione del Mediterraneo e denuncia i rischi causati dalle attività umane

I mutamenti climatici che stiamo vivendo (e subendo) si riflettono anche sull'ecosistema marino. Nel caso dei cetacei, presenti in decine di migliaia di esemplari nel santuario Pelagos, l'enorme area protetta che si estende per oltre 80 mila chilometri quadrati nel triangolo compreso tra le coste liguri-corse-provenzali, si assiste pure a fenomeni di migrazione alla ricerca del cibo di cui si nutrono. “Basta un piccolissimo cambio di temperatura per sconvolgere gli equilibri raggiunti in decine di anni”, è l'allarme lanciato da Sabina Airoldi, nota biologa marina dell'istituto Tethys, nella nuova puntata del format L'intervista. “È quello che sta accadendo: tantissimi organismi, pesci, invertebrati, fitoplancton, alghe, stanno entrando nel Mediterraneo dal Mar Rosso. Così il nostro mare, che abbiamo sempre considerato temperato/temperato caldo, si sta tropicalizzando.”

“Il problema riguarda anche i cetacei, non tanto per le temperature, dato che diverse specie sono abituate a migrare da Baja California al mare di Bering e ritorno, ma per l'impatto sulle prede di cui si nutrono, che tendono a spostarsi e quindi a diminuire. Un esempio è il capodoglio: i gruppi familiari di femmine con i loro piccoli avvistati per decenni sotto il 41° parallelo, in Italia al di sotto di Napoli e Capri, ora li ritroviamo nel santuario Pelagos, con una migrazione da Sud a Nord, la quale rivela un cambio di distribuzione di animali che cercano cibo in altre aree. È una questione di sopravvivenza”, aggiunge la biologa. Un fenomeno che conferma come il cambiamento climatico stia modificando gli equilibri dell'intero ecosistema marino, con conseguenze dirette anche sulla distribuzione delle specie più grandi.

Altro fronte sul quale Tethys è in prima linea da sempre è quello dei pericoli, causati dall'uomo, ai quali sono esposti quotidianamente i cetacei che vivono nel santuario, al di là dell'inquinamento delle acque. “È una delle aree marine con il maggior traffico di navi e imbarcazioni al mondo”, sottolinea Airoldi. “Gli odontoceti, i cetacei con i denti, vivono di suoni per orientarsi e cacciare, un po' come fanno i pipistrelli, e i rumori provocati dal traffico marittimo causano loro serie difficoltà, fino ad arrivare a conseguenze letali. A ciò si aggiunga il problema delle collisioni con le navi che riguarda soprattutto gli animali più grandi, come la balenottera comune e il capodoglio.”

“Noi, che siamo in mare ogni giorno da maggio a ottobre, ne vediamo a decine con i segni sui loro corpi, le ferite causate dalle eliche e dagli scafi, e questi sono quelli fortunati, perché sopravvissuti. Non sappiamo nulla, invece, di quelli che muoiono in seguito agli scontri, inabissandosi nelle profondità”, prosegue Airoldi. Non sorprende il fatto che, in questi giorni, le associazioni ambientaliste, con Tethys in testa, siano insorte contro la tappa del campionato mondiale di motonautica elettrica programmata nelle acque del Principato di Monaco, temendo il rischio di collisioni delle imbarcazioni con i cetacei.

Scatta, infine, un campanello d'allarme per il delfino comune. “Abbiamo verificato la drammatica diminuzione della sua presenza, tanto da diventare estremamente raro, a dispetto del suo nome”, spiega Airoldi. “Non solo: cinque delle otto specie di popolazioni di cetacei nel Mediterraneo oggi sono state classificate ufficialmente a rischio di estinzione, anche grazie al lavoro svolto da Tethys. Si comprende, così, l'importanza della loro tutela.” Un richiamo che evidenzia l'urgenza di interventi concreti per proteggere un patrimonio naturale sempre più minacciato.