Al Direttore - 16 luglio 2026, 16:59

Cinquant'anni sotto lo stesso ombrellone: una lettera aperta racconta il valore umano del Lido Annunziata di Arma di Taggia

Un frequentatore storico dello stabilimento affida a una lettera ricordi, emozioni e timori legati alle future gare per le concessioni demaniali: "Le spiagge non sono solo servizi, ma luoghi di memoria e comunità"

Le future gare per le concessioni demaniali continuano ad alimentare il dibattito anche nel Ponente ligure. Accanto agli aspetti normativi ed economici, c'è chi invita a riflettere su un tema spesso meno considerato: il valore umano e sociale degli stabilimenti balneari. È questo il senso della lettera inviata alla redazione da Stefano Amigoni, storico frequentatore del Lido Annunziata di Arma di Taggia, che attraverso un racconto personale ripercorre quasi mezzo secolo di estati trascorse sulla stessa spiaggia, trasformando la propria esperienza in una riflessione più ampia sul significato che questi luoghi assumono per intere generazioni.

"Non avrei mai pensato di scrivere una lettera a un luogo", esordisce Amigoni, spiegando come la prospettiva di un possibile cambiamento nella gestione dello stabilimento lo abbia spinto a mettere nero su bianco ricordi ed emozioni. Un legame iniziato quando aveva appena nove mesi e che oggi, a quasi cinquant'anni di distanza, continua a rappresentare un punto fermo della sua vita. Un percorso fatto di estati, affetti e tradizioni che, sottolinea, va ben oltre il semplice rapporto con una struttura balneare.

Il cuore della lettera è il valore della continuità. L'autore racconta di aver imparato a nuotare davanti a quella spiaggia, di esservi cresciuto e di averla ritrovata ogni estate con le stesse persone, gli stessi sorrisi e la stessa famiglia che l'ha gestita per decenni. Una costanza che ha permesso, nel tempo, di creare relazioni profonde tra le famiglie che frequentano il lido. Una sorta di comunità estiva che si rinnova anno dopo anno e che trova nella disposizione degli ombrelloni una vera e propria "mappa invisibile" fatta di amicizie, ricordi e incontri che attraversano le generazioni.

Nella sua testimonianza trovano spazio anche le immagini della propria famiglia. Oggi i genitori sono anziani, ma seduti sotto lo stesso ombrellone rappresentano, per Amigoni, il filo che unisce passato e presente. A quel filo si è aggiunto anche il figlio Giulio, giunto alla sua terza estate al Lido Annunziata. "Quando l'ho portato per la prima volta ho sentito qualcosa che non riesco a descrivere. Era come se un filo invisibile, rimasto intatto per mezzo secolo, si fosse allungato fino a lui", scrive, raccontando l'emozione di trasmettere una parte della propria storia familiare alla nuova generazione.

Il timore espresso nella lettera non riguarda il cambiamento in sé, precisa l'autore, che si dice favorevole al rinnovamento e al miglioramento delle strutture. La preoccupazione nasce piuttosto dalla possibilità che, in un eventuale cambio di gestione, possa andare disperso quel patrimonio immateriale costruito negli anni. "Il vero patrimonio del Lido Annunziata non sono le cabine, il bar o i lettini. Sono le persone. Sono le famiglie che da decenni tornano nello stesso punto. Sono le amicizie nate tra un ombrellone e l'altro", afferma, sottolineando come esistano aspetti che nessun progetto o investimento possa ricreare.

La lettera si conclude con un lungo ringraziamento rivolto allo stabilimento che ha accompagnato le diverse fasi della sua vita, dall'infanzia alla paternità. Qualunque sarà il futuro delle concessioni, Amigoni affida alle ultime righe il messaggio che intende condividere con la comunità: "Ci sono luoghi che non appartengono a chi li gestisce. Appartengono al cuore di chi li ha vissuti. E il mio cuore, da quasi cinquant'anni, conosce una sola strada per arrivare all'estate. Quella che porta al Lido Annunziata". Una riflessione che, al di là del singolo caso, riporta l'attenzione sul valore identitario che molte realtà balneari rappresentano per il territorio e per le persone che le vivono da una vita.