CNA Imperia e CNA Liguria Balneari accolgono con attenzione e favore la ripresa del confronto istituzionale sulle concessioni demaniali marittime e la partecipazione di CNA Balneari al Tavolo di consultazione convocato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal Ministro Matteo Salvini, sullo schema di bando-tipo previsto dall’articolo 8 del decreto-legge 32/2026, convertito dalla legge 71/2026.
La delegazione di CNA Balneari, composta dal presidente nazionale Nicola Ghedini e dal coordinatore nazionale Cristiano Tomei, ha presentato le proposte dell’Associazione per contribuire alla definizione di procedure uniformi, trasparenti ed equilibrate, capaci di tenere conto delle caratteristiche reali del sistema balneare italiano, formato prevalentemente da micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare.
Per CNA il ritorno al confronto costituisce un passaggio significativo. Non rappresenta ancora la soluzione definitiva di una vicenda complessa, ma segna la ripresa di un metodo indispensabile: ascoltare le imprese, conoscere le specificità dei territori e costruire regole concretamente applicabili, evitando automatismi e modelli astratti che rischierebbero di produrre ulteriore incertezza, contenziosi e perdita di qualità nell’offerta turistica.
«Dopo anni segnati da rinvii, contrapposizioni e crescente preoccupazione per migliaia di operatori, essere tornati a discutere nel merito è già un fatto importante», dichiara il segretario territoriale di CNA Imperia, Luciano Vazzano. «Dobbiamo essere seri e responsabili: non siamo ancora di fronte a un quadro compiuto e non intendiamo creare false aspettative nelle imprese. Tuttavia, la riapertura di un’interlocuzione concreta consente finalmente di portare ai tavoli decisionali le ragioni di chi ha investito, lavorato e contribuito per decenni alla crescita turistica delle nostre località costiere».
Sul clima vissuto dalla categoria interviene anche la coordinatrice regionale di CNA Liguria Balneari, Stefania Currà, impegnata nel mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze che il nuovo sistema potrà determinare per le imprese e per l’intera economia turistica ligure.
«Le imprese balneari liguri sono profondamente preoccupate e, in molti casi, comprensibilmente esasperate», afferma Currà. «Da troppo tempo lavorano in una condizione di incertezza che rende difficile programmare investimenti, accedere al credito, organizzare il futuro aziendale e persino garantire serenità ai propri dipendenti e alle proprie famiglie. La ripresa del confronto è positiva, ma ora servono risposte concrete, tempi definiti e regole conosciute prima dell’avvio delle procedure. Le imprese non possono essere lasciate sole nell’attesa dei bandi né apprendere decisioni determinanti per il loro futuro quando ormai sono già state assunte».
Uno dei punti centrali sostenuti da CNA riguarda la continuità del servizio turistico-balneare in caso di avvicendamento tra concessionari. Gli accordi per il trasferimento e il riutilizzo di strutture, beni e attrezzature possono evitare interruzioni dell’attività, tutelare la qualità dei servizi offerti a residenti e turisti, ridurre l’impatto ambientale derivante dalla demolizione e ricostruzione delle opere e preservare l’identità delle destinazioni.
CNA Balneari ha proposto, in questa direzione, specifiche premialità sia per i soggetti disponibili a riutilizzare le strutture esistenti sia per i concessionari uscenti che favoriscano accordi con i nuovi affidatari. Una soluzione equilibrata, che non ostacola l’apertura del mercato ma riconosce il valore degli investimenti effettuati, dell’esperienza maturata e del lavoro svolto nel tempo dalle imprese.
«Uno stabilimento balneare non è semplicemente uno spazio occupato sul demanio», prosegue Vazzano. «È un’impresa, una comunità di lavoro, un presidio di accoglienza, sicurezza e manutenzione, un servizio essenziale per il turismo e spesso un patrimonio familiare costruito attraverso sacrifici e investimenti. Tutto questo non può essere ignorato o azzerato da procedure che considerino esclusivamente l’offerta economica. Aprire il mercato non deve significare cancellare la storia imprenditoriale esistente, né favorire soltanto i soggetti dotati della maggiore capacità finanziaria».
La questione assume una rilevanza particolare per la Liguria e per la provincia di Imperia, dove le imprese balneari rappresentano una componente fondamentale dell’economia turistica. La conformazione del litorale, la limitata disponibilità di spiagge e il rapporto tra stabilimenti, spiagge libere, porti, passeggiate e infrastrutture rendono indispensabile una valutazione puntuale e non standardizzata.
CNA ritiene pertanto corretto che la scarsità della risorsa demaniale venga valutata caso per caso dai singoli Comuni, sulla base delle effettive caratteristiche del territorio, delle aree concretamente disponibili e delle reali possibilità di sviluppo turistico. Una valutazione che dovrà poggiare su dati trasparenti, criteri omogenei e una conoscenza approfondita delle singole realtà locali.
«La Liguria presenta caratteristiche geografiche e territoriali che non possono essere assimilate automaticamente a quelle di altre regioni costiere», sottolinea Stefania Currà. «Abbiamo un litorale complesso, spazi limitati e imprese che hanno dovuto investire costantemente per garantire accessibilità, sicurezza, qualità e sostenibilità dei servizi. Per questo chiediamo che la valutazione della scarsità venga effettuata in modo rigoroso, trasparente e realmente aderente alle condizioni dei singoli territori, senza conclusioni preventive o generalizzazioni».
Secondo CNA Liguria Balneari, i futuri bandi dovranno inoltre evitare il rischio che la competizione si riduca a una gara basata prevalentemente sulla forza economica. Dovranno essere adeguatamente valorizzati la qualità del progetto, la professionalità maturata, l’esperienza nel settore, la capacità di garantire continuità occupazionale, l’accessibilità, la sostenibilità ambientale e il contributo dell’impresa alla qualificazione della destinazione turistica.
«Se le procedure non saranno costruite con equilibrio, il rischio concreto sarà quello di mettere fuori mercato proprio le micro e piccole imprese che hanno costruito il modello balneare ligure», avverte Currà. «Non chiediamo scorciatoie o privilegi, ma condizioni realmente eque. Le imprese devono poter concorrere sapendo che saranno valutati anche la loro storia, la professionalità, gli investimenti, la qualità dei servizi e il rapporto costruito con il territorio. Una procedura formalmente aperta, ma sostanzialmente accessibile solo ai grandi gruppi finanziari, non sarebbe una riforma equilibrata».
Restano ancora da definire passaggi decisivi. Occorre completare rapidamente il quadro normativo attraverso il decreto sugli indennizzi, le linee guida tecnico-estimative e i criteri applicativi dell’equa remunerazione. Solo regole chiare e preventivamente definite potranno tutelare gli investimenti, garantire parità di condizioni, consentire alle imprese e ai Comuni di programmare correttamente le procedure e ridurre il rischio di nuovi contenziosi.
«L’indennizzo non può essere un elemento marginale né essere rinviato a una fase successiva», precisa Vazzano. «Deve essere definito con criteri certi, oggettivi ed economicamente adeguati, capaci di riconoscere il valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati. Senza questo tassello non può esistere una riforma realmente equilibrata».
CNA Imperia e CNA Liguria Balneari continueranno a seguire con la massima attenzione l’evoluzione del confronto, mantenendo un rapporto costante con CNA Balneari nazionale, le imprese associate, la Regione Liguria e le amministrazioni comunali chiamate ad applicare concretamente la nuova disciplina.
«Il nostro compito sarà quello di tenere alta l’attenzione e accompagnare le imprese in ogni passaggio», conclude Stefania Currà. «La categoria ha bisogno di essere ascoltata, informata e rappresentata con determinazione. Continueremo a portare ai tavoli regionali e nazionali le specificità della Liguria, chiedendo che nessuna procedura venga avviata in assenza di un quadro completo, comprensibile e realmente applicabile. L’incertezza non può diventare una condizione permanente».
«La posizione di CNA rimane ambiziosa ma concreta», conclude Luciano Vazzano. «Vogliamo regole uniformi e trasparenti, procedure accessibili anche alle micro e piccole imprese, tutela degli investimenti, continuità dei servizi e valorizzazione della professionalità acquisita. Il confronto riaperto non risolve automaticamente tutti i problemi, ma rappresenta un’opportunità che non deve essere sprecata. CNA sarà presente con serietà, competenza e spirito costruttivo affinché la riforma non disperda il patrimonio imprenditoriale delle nostre coste, ma lo accompagni verso un futuro più certo, sostenibile e competitivo».