L'indagine sull'omicidio di Lorella Capano, la 58enne residente nel Milanese e trovata senza vita nella notte del 7 luglio nella sua abitazione di famiglia in via Hope, a Sanremo, arriva a una prima svolta. Il giovane, Filippo O., inizialmente ascoltato dagli investigatori dopo essere stato lui stesso a chiedere l'intervento dei soccorritori, è stato fermato al termine di una giornata di accertamenti e si trova ora nel carcere di Valle Armea.
A ricostruire le ore che hanno preceduto e seguito il ritrovamento del corpo è la Procura di Imperia. Quello che inizialmente si presentava come un disperato intervento di soccorso si è rapidamente trasformato nello scenario di un delitto. Sul corpo della donna sono stati riscontrati segni compatibili con "una violenta colluttazione", mentre gli elementi progressivamente raccolti dai Carabinieri avrebbero concentrato i sospetti sul figlio ventenne.
Il provvedimento è stato eseguito dai militari della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Sanremo e del Nucleo Investigativo di Imperia. Alla base del fermo ci sono le contraddizioni che, secondo gli inquirenti, sarebbero emerse nelle dichiarazioni del giovane e il loro mancato riscontro con diversi elementi acquisiti durante le indagini: le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, la testimonianza di una persona che avrebbe udito un'accesa lite tra madre e figlio e la presenza sul corpo dell'indagato di graffi e altri segni ritenuti verosimilmente compatibili con uno scontro fisico.
La telefonata al 112 e l'ingresso dei soccorritori nell'appartamento. La vicenda ha inizio nella notte del 7 luglio. Al numero unico di emergenza 112 arriva la telefonata del figlio della vittima, un ventenne incensurato. Il giovane racconta di essere rientrato dopo una cena fuori e di non riuscire a contattare la madre, con la quale era d'accordo affinché gli aprisse la porta dell'abitazione al suo ritorno. Secondo la ricostruzione fornita agli investigatori, avrebbe suonato ripetutamente il citofono e provato più volte a chiamare la donna al telefono senza ricevere risposta. A quel punto decide di chiedere l'intervento dei soccorritori.
In via Hope arrivano i Vigili del Fuoco e il personale sanitario del 118. Una volta entrati nell'appartamento, si trovano davanti al corpo della 58enne, ormai privo di vita. Quello che inizialmente appariva come un intervento di soccorso cambia rapidamente natura. Sul posto intervengono i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Sanremo e del Nucleo Investigativo di Imperia, che avviano i primi accertamenti e cristallizzano la scena.
I segni sul corpo e l'ipotesi di una violenta colluttazione. Fin dal primo sopralluogo emergono elementi importanti: sul collo, sul viso e sulle braccia della donna vengono rilevati segni evidenti ritenuti compatibili con una colluttazione. Una prima valutazione successivamente confermata dall'ispezione del medico legale. Sarà comunque l'autopsia, già disposta dal pubblico ministero intervenuto sul luogo del ritrovamento, a dover chiarire con precisione le cause della morte e fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell'omicidio. Parallelamente agli accertamenti nell'appartamento, gli investigatori iniziano a ricostruire le ultime ore di vita della donna e gli spostamenti delle persone coinvolte. L'attenzione si concentra progressivamente sul figlio.
Secondo la ricostruzione della Procura, le dichiarazioni rese dal ventenne sarebbero apparse "costellate di contraddizioni" e non avrebbero trovato riscontro in alcuni degli elementi raccolti durante il sopralluogo e nelle successive attività investigative. Uno dei primi fronti di accertamento riguarda le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Le registrazioni sono state acquisite e analizzate dagli investigatori per ricostruire gli spostamenti avvenuti nelle ore precedenti e successive alla morte della 58enne e verificare la versione fornita dal giovane.
A queste si aggiunge la testimonianza di una persona che avrebbe riferito di aver udito un'accesa lite tra madre e figlio nel corso della serata. Un elemento ritenuto rilevante dagli investigatori e che si inserisce nella ricostruzione delle ore precedenti al ritrovamento del corpo. Infine, sul corpo del ventenne sarebbero stati riscontrati graffi e altri segni considerati verosimilmente compatibili con uno scontro fisico. È dall'insieme di questi elementi che, nel corso della giornata, il quadro investigativo si sarebbe progressivamente concentrato sulla posizione del figlio. Il lungo interrogatorio e il fermo. Il giovane è stato sentito per diverse ore nella caserma dei Carabinieri di Villa Giulia. L'interrogatorio si è concluso intorno alle 14. Nel frattempo, le indagini sono proseguite anche nell'abitazione e nelle pertinenze del condominio al civico 5 di via Hope.
Nel pomeriggio i Carabinieri, in borghese, sono tornati sul posto per effettuare un nuovo sopralluogo. I militari hanno ispezionato anche i bidoni della raccolta differenziata, sequestrando due sacchetti della spazzatura che saranno sottoposti agli accertamenti ritenuti necessari. L'autopsia e gli ulteriori accertamenti. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Imperia, prosegue ora su più fronti. L'autopsia dovrà stabilire con precisione la causa della morte di Lorella Capano e contribuire a ricostruire la dinamica dell'aggressione. Parallelamente continueranno gli accertamenti sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza, sui reperti sequestrati nell'appartamento e nelle pertinenze del condominio e sulle dichiarazioni raccolte dagli investigatori.
Dovrà inoltre essere chiarito il contesto nel quale sarebbe maturato l'omicidio e cosa abbia provocato la lite riferita dal testimone. Lorella Capano, residente nel Milanese, trascorreva periodi di vacanza nell'abitazione di famiglia a Sanremo. Secondo quanto emerso nelle ore successive al ritrovamento del corpo, era già stata più volte in città, pur non essendo particolarmente conosciuta dagli abitanti della zona residenziale di via Hope.