Le cinque Case della Comunità del territorio di ASL1 sono tutte aperte, come previsto dal cronoprogramma del PNRR, ma il numero dei medici di medicina generale presenti è ancora molto limitato. È questo il nodo al centro del comunicato diffuso oggi, 1° luglio, dal Gruppo di Cultura Politica della Federazione Operaia Sanremese, che torna a sollecitare interventi concreti per garantire il pieno funzionamento della sanità territoriale.
L'associazione ricorda di aver organizzato, lo scorso 16 maggio, il convegno dal titolo “La nuova Medicina di prossimità: (Ospedale di Comunità, Case della Comunità, Medici di Medicina Generale) a che punto siamo?”, al quale hanno preso parte anche i dirigenti di ASL1. Secondo gli organizzatori, dal confronto non sarebbero emerse indicazioni operative in grado di risolvere la carenza di personale e assicurare tutte le prestazioni previste dal DM 77. La Federazione Operaia evidenzia come la carenza di medici di famiglia sia un problema nazionale e regionale, ma sottolinea che la situazione del Ponente ligure sarebbe più critica rispetto ad altri territori della Liguria.
Nel comunicato viene ripercorsa anche la recente vicenda della riforma della medicina generale. Gli estensori ricordano che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, aveva presentato alle Regioni una proposta di riforma che, “se resa attuativa, avrebbe comunque offerto delle opportunità ai singoli medici e reso più agevole il funzionamento delle Case della Comunità”. Tuttavia, osservano, “quello schema di riforma, a seguito della contrarietà dei partiti di governo, è stato ritirato”.
Particolare attenzione viene dedicata anche all'accordo raggiunto il 17 giugno tra Ministero della Salute e organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale. Per il Gruppo di Cultura Politica si tratta di una risposta insufficiente, poiché prevede una presenza nelle Case della Comunità fino a un massimo di sei ore settimanali e almeno un medico per struttura. Una soluzione che, secondo il comunicato, sarebbe “largamente insufficiente” e dettata “sostanzialmente da esigenze elettorali, in vista delle prossime elezioni politiche del 2027”.
Il documento mette poi a confronto la Liguria con Emilia-Romagna e Toscana, indicate come esempi di programmazione della medicina territoriale grazie agli investimenti regionali aggiuntivi e agli accordi integrativi sottoscritti con i sindacati dei medici di famiglia. Ampio spazio è dedicato anche alle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, durante il forum nazionale sulla sanità tenutosi a Genova a metà giugno. Nel comunicato viene ricordato come il governatore si sia detto favorevole a una riforma del ruolo dei medici di base, affermando: “Io sono molto favorevole alla sua riforma per quanto riguarda i medici di base” e aggiungendo che “l'essenziale è che si cominci a camminare su questo percorso, perché questo è un percorso che poi ci porta ad avere una migliore sanità territoriale”. Secondo la Federazione Operaia, però, quelle posizioni sarebbero rimaste senza seguito. Da qui la richiesta di chiarire se i medici convenzionati e le cinque Case della Comunità di ASL1 potranno realmente funzionare a pieno regime.
Il Gruppo di Cultura Politica avanza quindi tre proposte: prendere esempio dai modelli adottati in Emilia-Romagna e Toscana, destinare risorse regionali aggiuntive alla medicina territoriale con particolare attenzione ad ASL1 e riaprire il confronto con le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale della Liguria. Infine, alla luce della nascita della nuova Azienda unica regionale, la Federazione Operaia Sanremese rivolge un appello ai cinque consiglieri regionali eletti nel territorio di ASL1 affinché promuovano un'iniziativa politica e istituzionale condivisa per chiedere alla Giunta e al Consiglio regionale l'adozione dei provvedimenti ritenuti necessari a garantire il pieno funzionamento delle Case della Comunità nel Ponente ligure.