L’arresto di Tamer Hamouda rappresenta senza dubbio uno dei passaggi più significativi degli ultimi mesi nel caso di Nessy Guerra, ma non è ancora la soluzione che può consentire alla giovane sanremese e alla figlia Aisha di tornare in Italia. È questo, in sintesi, il messaggio che arriva dal team legale della donna dopo il fermo dell’ex marito, trasferito nelle scorse ore al Cairo e attualmente all’attenzione della Procura competente per le questioni legate alla sicurezza nazionale. L’arresto è scattato dopo la denuncia presentata dal viceconsole onorario italiano di Hurgada, Orazio Gioacchini, che nei giorni precedenti aveva denunciato richieste di denaro e successive minacce ricevute da Hamouda. Un episodio che ha portato le autorità egiziane ad aprire un nuovo filone di indagine e che potrebbe richiedere ancora diversi giorni prima che venga chiarita definitivamente la posizione dell’uomo.
Ma cosa cambia adesso per Nessy Guerra? La risposta, almeno per il momento, è meno semplice di quanto possa apparire. Se da una parte il fermo dell’ex marito rappresenta una novità importante in una vicenda che da anni vede la giovane sanremese denunciare comportamenti persecutori e intimidatori, dall’altra i principali ostacoli che impediscono il ritorno in Italia di Nessy e della figlia restano ancora tutti sul tavolo. Proprio nelle ultime ore sarebbe emerso un ulteriore elemento che contribuisce ad alimentare la prudenza del team legale e della stessa Nessy Guerra. Secondo quanto riferito dalla giovane sanremese, infatti, il fermo dell’ex marito potrebbe non trasformarsi necessariamente in una lunga permanenza in carcere.
“Nella serata di ieri i legali mi hanno avvisato che Tamer potrebbe pagare una cauzione di circa 100 euro e tornare a piede libero”, spiega Nessy Guerra. “Siamo preoccupati. Speriamo che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e faccia qualcosa”. Una circostanza che, se confermata, renderebbe ancora più attuale la richiesta di un intervento delle istituzioni italiane. Per la giovane sanremese, infatti, il fermo dell’ex marito rappresenta certamente una novità importante, ma non una garanzia rispetto alla propria sicurezza e a quella della figlia Aisha. A ricordarlo è l’avvocata Agata Armanetti, che da anni segue la vicenda della giovane. “Tamer Hamouda è stato arrestato, ma questo non sposta la gravità e l’urgenza che abbiamo di far rientrare subito nel nostro Paese Nessy Guerra e sua figlia Aisha”, spiega la legale.
Il riferimento è ai procedimenti che continuano a pendere davanti alle autorità egiziane. Da una parte c’è la condanna per adulterio confermata in secondo grado, contro la quale la difesa sta predisponendo il ricorso in Cassazione. Dall’altra resta aperta la delicata questione dell’affidamento della piccola Aisha, per la quale il tribunale di Hurgada ha fissato una nuova udienza il prossimo 6 agosto. A tutto questo si aggiunge il blocco all’espatrio che impedisce alla bambina di lasciare l’Egitto e che, di fatto, costringe anche la madre a rimanere nel Paese. “Su Nessy Guerra pende una condanna confermata in secondo grado per adulterio, reato che nel nostro Paese non esiste, una battaglia ancora aperta per l’affidamento della minore e il blocco all’espatrio della bambina”, sottolinea Armanetti.
Per questo motivo, secondo la difesa, l’arresto dell’ex marito non può essere considerato il punto di arrivo della vicenda. Anzi, il caso continua a richiedere un intervento politico e diplomatico che possa affiancare il lavoro degli avvocati. “Chiediamo un intervento immediato del nostro Governo e un accordo politico con il Governo egiziano per consentire il rientro della nostra connazionale”, conclude la legale. È proprio questo il punto sul quale, nelle ultime settimane, si sono concentrate gran parte delle iniziative politiche e istituzionali nate attorno al caso. Dalla conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati alle interrogazioni parlamentari, fino all’interessamento di eurodeputati e amministrazioni locali, il messaggio emerso è stato sostanzialmente lo stesso: la vicenda non può essere risolta esclusivamente nelle aule dei tribunali.
L’arresto di Hamouda potrebbe certamente influire sul quadro complessivo della situazione e rappresentare un elemento favorevole per la posizione di Nessy Guerra. Tuttavia, almeno allo stato attuale, non modifica automaticamente né la condanna per adulterio né il procedimento per l’affidamento della bambina. Per questo motivo la battaglia della giovane sanremese continua a muoversi su due binari paralleli. Da una parte quello giudiziario, con il ricorso in Cassazione e la nuova udienza fissata per agosto. Dall’altra quello politico e diplomatico, che secondo la difesa resta oggi l’unica strada in grado di garantire un rapido ritorno in Italia di Nessy Guerra e della piccola Aisha.
L’arresto dell’ex marito segna dunque un passaggio importante, ma non ancora decisivo. Per capire se si tratti davvero di una svolta bisognerà attendere le prossime mosse delle autorità egiziane e, soprattutto, verificare se alle iniziative giudiziarie seguiranno anche sviluppi concreti sul piano diplomatico.