C'è un messaggio che, letto oggi, assume un peso diverso rispetto al giorno in cui venne inviato. Non si tratta di una comunicazione tra gli indagati, né di una testimonianza raccolta dopo la morte della piccola Beatrice. È invece il messaggio vocale che un amico di Emanuel Iannuzzi inviò a Manuela Aiello il 20 dicembre 2025, quasi cinquanta giorni prima della tragedia che avrebbe sconvolto il Ponente ligure.
Quel file audio è entrato a far parte del materiale acquisito dagli investigatori e viene richiamato tra gli elementi raccolti nel corso dell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Veronica Meglio. A colpire non è soltanto il contenuto, ma soprattutto il fatto che a parlare sia una persona esterna alla coppia, che in quel momento sembrava percepire l'esistenza di una situazione delicata legata alla presenza delle bambine. Nel messaggio, l'uomo si rivolge direttamente alla donna affrontando il rapporto con Emanuel Iannuzzi e invitando entrambi a non frequentarsi in presenza delle figlie. "Secondo me se vi dovesse vedere, vi dovete vedere tu e lui da soli, per evitare qualche problema dove magari succedono situazioni tra virgolette che non dovrebbero succedere... capisci". Parole che proseguono con un riferimento esplicito alle minori. "Perché magari metti il caso che c'è anche Manu, succede che magari la bambina scivola o succede qualcosa e, metti caso che un domani succede qualche problema, Manu c'ha già una vita che deve affrontare... una vita difficilissima".
Nella parte finale del messaggio arriva poi quello che appare come un vero e proprio consiglio. "L'unica cosa è che se volete stare insieme bisogna trovare una situazione in cui non ci sono le bambine, bisogna che tu ti organizzi con tutto il rispetto verso le bambine". Il messaggio viene collocato all'interno di un quadro più ampio che la Procura sta cercando di ricostruire attraverso testimonianze, analisi dei telefoni cellulari, immagini di videosorveglianza e accertamenti tecnici. Il dato che emerge è che già nelle settimane precedenti al 9 febbraio alcune persone vicine alla coppia sembravano aver colto elementi di criticità nella gestione della vita familiare. L'audio del 20 dicembre si aggiunge infatti ad altri elementi raccolti dagli investigatori nel corso dell'indagine. Tra questi vi sono le dichiarazioni delle due sorelle maggiori di Beatrice, i messaggi e i vocali estratti dai telefoni sequestrati, le testimonianze di amici e parenti e gli accertamenti svolti nelle abitazioni frequentate dalla famiglia tra Bordighera e Perinaldo.
Proprio dalle audizioni delle minori emerge il racconto di una quotidianità nella quale la sorella maggiore, Gaia, avrebbe spesso assunto compiti di cura nei confronti delle altre due bambine. Una circostanza che gli investigatori stanno valutando insieme agli altri elementi raccolti. L'importanza del messaggio dell'amico della coppia non risiede quindi soltanto nel suo contenuto letterale, ma nel fatto che rappresenta uno dei pochi documenti antecedenti alla tragedia nei quali una persona esterna manifesta apertamente la necessità di tenere separate la relazione sentimentale tra i due adulti e la presenza delle bambine. Sarà il prosieguo dell'inchiesta, insieme agli ulteriori accertamenti ancora in corso, a stabilire quale significato attribuire a quel messaggio e come esso si inserisca nel quadro complessivo che la Procura sta cercando di ricostruire attorno agli ultimi mesi di vita della piccola Beatrice.