Sull’educazione sessuo‑affettiva nelle scuole si accende lo scontro politico. La Conferenza delle Democratiche e i Giovani Democratici intervengono contro il DDL Valditara, approvato dal governo, accusando la maggioranza di “mettere il bavaglio alla scuola” e di “arretrare proprio sul terreno più urgente: quello dell’educazione delle nuove generazioni”.
Secondo i due organismi del Partito Democratico, il provvedimento trasforma l’educazione sessuale e affettiva in “un percorso a ostacoli fatto di autorizzazioni, divieti e controlli”, arrivando di fatto a cancellarla nelle scuole dell’infanzia e primarie. Una scelta che, sostengono, rischia di lasciare i giovani senza strumenti in un contesto in cui “crescono violenza di genere, sessismo e modelli relazionali tossici”.
A supporto della loro posizione, citano i dati della Fondazione Libellula: un ragazzo su cinque tra i 14 e i 19 anni considera normale toccare o baciare senza consenso, mentre uno su tre ritiene accettabile controllare il partner. A questo si aggiunge l’accesso sempre più precoce alla pornografia, spesso caratterizzata da contenuti violenti, che rischia di diventare — denunciano — “l’unico modello di riferimento”.
“Le ragazze e i ragazzi non smettono di cercare risposte. Semplicemente, questa legge sceglie di non fornirle”, affermano le Democratiche e i Giovani Democratici, che definiscono “ipocrita” dichiarare di voler combattere la propaganda mentre si impedisce di insegnare concetti basilari come il consenso, il rispetto e la libertà nelle relazioni.
“Lasciare i giovani soli davanti ai social non è libertà: è abbandono”, proseguono, annunciando l’avvio di un percorso politico condiviso per riportare al centro “educazione, consenso e libertà”. La prevenzione, sostengono, “non si costruisce con i divieti, ma con la conoscenza”.
La loro posizione si chiude con un messaggio netto: “L’educazione sessuo‑affettiva è un diritto. E non faremo passi indietro”.
La nota è firmata da Antonio Stivala, segretario cittadino del PD di Ventimiglia e rappresentante dei Giovani Democratici, e da Silvana Zingarelli per le Donne Democratiche.