Cronaca - 03 giugno 2026, 13:21

Tritolo e materiale esplodente nella cantina di Vallecrosia, Franco Iannuzzi conferma il possesso davanti al gip

L'uomo, padre di Emanuel Iannuzzi, è stato interrogato questa mattina al Tribunale di Imperia dopo l'arresto scattato sabato. I legali Urbini e Gioffrè: “Ha risposto alle domande e fornito le proprie spiegazioni”

Ha risposto alle domande del giudice e ha confermato il possesso del materiale sequestrato nella cantina dell'abitazione di Vallecrosia. È questo l'esito dell'interrogatorio di garanzia di Franco Iannuzzi, il settantacinquenne arrestato nei giorni scorsi dopo il ritrovamento di materiale esplodente durante le perquisizioni scattate nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto del figlio Emanuel Iannuzzi.

L'uomo è comparso questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia. Un'udienza particolarmente attesa dopo che gli accertamenti eseguiti dai Carabinieri e dagli artificieri avevano portato al sequestro di circa due chilogrammi di tritolo, miccia e ulteriore materiale che gli investigatori stanno ancora analizzando per definirne natura, provenienza e destinazione.

All'uscita dal palazzo di giustizia sono stati gli avvocati Cristian Urbini e Maria Gioffrè a fare il punto sulla posizione del loro assistito. “Ha risposto alle domande e ha fornito le proprie spiegazioni”, hanno dichiarato i due legali, precisando di non voler entrare nel merito delle dichiarazioni rese durante l'interrogatorio poiché saranno oggetto delle valutazioni dell'autorità giudiziaria nelle prossime fasi del procedimento. Un elemento, però, è stato confermato dalla difesa: “Ha riconosciuto il possesso del tritolo”.

Oltre al materiale esplodente già emerso nelle prime ore successive all'arresto, nelle ultime giornate sarebbero stati eseguiti ulteriori approfondimenti investigativi e tecnici sul materiale sequestrato, destinati a chiarire l'esatta consistenza di quanto custodito nel locale. Nel corso dell'udienza la difesa ha chiesto anche una misura cautelare meno gravosa rispetto alla detenzione in carcere. “L'abbiamo richiesta, ma al momento il giudice ha confermato la misura cautelare in carcere” per motivi logistici, hanno spiegato Urbini e Gioffrè.

Andrea Musacchio - Carlo Alessi