Ti sei mai chiesto come fare in modo che il tuo sito appaia nelle risposte delle AI, quando qualcuno chiede a Gemini, Claude, ChatGPT o Perplexity di consigliare un professionista o un servizio? Per saperne di più ne abbiamo parlato con il Consulente GEO Leonardo Spada, uno dei massimi esperti in Italia di Generative Engine Optimization e AI applicata ai motori di ricerca.
Partiamo dall'inizio: cosa succede quando un utente fa una domanda a ChatGPT o Perplexity?
Il motore non legge la tua homepage, recupera frammenti di testo, li valuta per rilevanza semantica e cita quelli che rispondono meglio alla domanda, con URL incluso.
Quasi nessuno distingue i due tipi di citazione che esistono. Il primo è da memoria parametrica, dove il modello ha già incontrato il tuo brand durante l'addestramento e lo menziona senza accedere a internet, esattamente come farebbe una persona che ti conosce di fama. Il secondo è da recupero live (RAG, Retrieval-Augmented Generation), dove il motore fa una ricerca in tempo reale, recupera le pagine più pertinenti, le spezza in frammenti autonomi di 200–400 parole e costruisce la risposta assemblandoli.
Il 60% delle query ChatGPT viene risposto da memoria parametrica. Le query commerciali — "quale consulente scegliere", "quanto costa", "differenza tra X e Y" — attivano quasi sempre il recupero live, perché il modello sa di non avere dati aggiornati su prezzi e professionisti locali e preferisce non rischiare.
Qual è il problema più comune che trovi sui siti WordPress?
Il sito è stato scritto per convincere un umano, non per essere estratto da una macchina.
Intro aziendale, valori, storia del fondatore sono tutto materiale che un motore AI scarta nel passaggio di riordinamento per rilevanza, dove i frammenti recuperati vengono classificati rispetto alla query e il testo autoreferenziale perde sistematicamente contro chi ha aperto con una risposta diretta al problema.
C'è però un errore ancora più sottile ma allo stesso tempo determinate che quasi nessuno considera, ovvero essere citati con informazioni sbagliate. Succede quando il sito ha testi contraddittori tra homepage, pagine servizio e blog — il modello assembla frammenti da sezioni diverse e produce una descrizione del brand che non corrisponde a nessuna delle versioni originali. In questi casi il danno non è l'invisibilità, è la citazione errata che circola su tutte le piattaforme finché il contenuto non viene corretto alla fonte. Quindi, prima di ottimizzare per le AI bisogna sincerarsi che ogni pagina descriva il brand esattamente nello stesso modo.
Da dove si inizia?
Dalle prime 60 parole di ogni pagina prioritaria, che devono contenere una risposta diretta alla domanda principale, senza intro, senza contesto, senza storytelling. Insomma, Fuori tutto ciò che è riempitivo e che non apporta valore aggiunto.
Una pagina su consulenza GEO deve aprire con "La consulenza GEO ottimizza la struttura dei contenuti per essere citati dalle AI generative, con l'obiettivo di aumentare la visibilità del brand quando un utente fa una domanda a ChatGPT, Perplexity o Google AI Overviews", non con "Da anni affianchiamo le aziende nel loro percorso digitale."
Il 44% delle citazioni AI proviene dal primo 30% del contenuto, effetto meccanico del modo in cui i frammenti vengono pesati, perché il blocco iniziale ha probabilità strutturalmente più alta di essere selezionato nella risposta finale.
Come si struttura il resto della pagina?
I motori spezzano il contenuto in corrispondenza dei tag H2 e H3, usati come confini naturali tra argomenti. Ogni sezione deve reggere da sola — se il motore recupera solo quel frammento, deve capire di cosa tratta e rispondere a una domanda precisa, senza dipendere dal contesto circostante.
Un H2 "Quanto costa una consulenza GEO" con risposta diretta nelle prime 60 parole è un frammento citabile su qualsiasi piattaforma. Un H2 "Il nostro approccio" con paragrafi generici non viene recuperato da nessuna parte, perché non corrisponde a nessuna ricerca che l’utente potrebbe fare sulle AI.
A tal proposito, avete fatto caso che stiamo sempre più cercando informazioni sulle AI intrattenendo una conversazione quasi naturale? Bene, la partita si gioca anche qui! Ovvero, cercare di scrivere i contenuti in maniera conversazionale.
Riguardo l’estrazione dei dati c’è da dire che non tutte le AI seguono la stessa linea. Ognuno di loro ha un proprio sistema di validazione e classificazione. Esaminiamone alcune:
Google AI Overviews parte quasi sempre dalle pagine già posizionate in top-10, quindi chi ha una buona base SEO parte avvantaggiato.
ChatGPT usa Bing come motore di recupero e premia contenuti enciclopedici e discussioni su community come Reddit.
Perplexity è il più aggressivo nel recupero live e favorisce contenuti aggiornati di recente, al punto che aggiungere una sezione "Aggiornamento 2026" a un articolo esistente può bastare per rientrare nelle sue citazioni.
Esistono formati di contenuto che funzionano meglio di altri?
Le pagine di confronto con tabella e analisi per sezioni vengono estratte con frequenza molto più alta rispetto alle guide generiche sullo stesso argomento.
Le query "differenza tra X e Y" o "quale scegliere tra A e B" attivano quasi sempre il recupero live, perché il modello non vuole rispondere da memoria su dati soggetti a variazione e chi ha una pagina dedicata acquisisce un vantaggio strutturale rispetto a chi ha solo menzioni sparse.
Per ogni cliente produco almeno una pagina confronto con il competitor principale, come risposta a una domanda che i potenziali acquirenti stanno già facendo alle AI.
E le FAQ?
Una sezione FAQ (la sezione veloce domanda/risposta) ben costruita è già nella forma ottimizzata per il recupero. Ogni coppia domanda-risposta è un frammento autonomo che il motore può estrarre senza leggere il resto della pagina.
Su WordPress l'implementazione con qualsiasi plugin SEO principale richiede dieci minuti. La difficoltà non è tecnica ma di contenuto, perché ogni risposta deve essere autonoma, con dati concreti, senza rimandare ad altre sezioni — il sistema estrae quel blocco isolato dal resto.
Lo schema FAQPage in JSON-LD non garantisce la citazione, ma contribuisce al riconoscimento dell'entità, il processo con cui l'AI associa quella pagina a un argomento specifico con una certa autorità. Vale doppio per settori professionali come legale, medico e finanziario, dove i modelli applicano criteri di affidabilità più stringenti.
Un ultimo consiglio per chi vuole iniziare?
Smettila di pensare alla pagina come unità di misura. Evita di raccontare cose non vere e cerca di dire meglio e con meno parole. Studia l’intento di ricerca e il profilo utente potenzialmente interessato e cerca di capire come vuole ottenere le informazioni.
Se ogni H2 del tuo sito risponde a una domanda reale nelle prime 60 parole, hai già fatto il 70% del lavoro, senza toccare la struttura tecnica, senza cambiare CMS, senza aspettare che Google rivaluti il dominio.
La domanda che devi porti prima di pubblicare un contenuto non è più "questa pagina sale in SERP?”, ma "questo frammento viene recuperato e citato quando un cliente chiede all'AI di consigliargli qualcuno nel mio settore?”
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