Economia - 27 maggio 2026, 07:00

Digitale e sostenibilità: cosa chiedono oggi CSRD, ESPR ed Energy Efficiency Directive alle imprese IT

Il digitale è stato raccontato spesso come una soluzione “pulita” rispetto ai modelli industriali tradizionali.

Il digitale è stato raccontato spesso come una soluzione “pulita” rispetto ai modelli industriali tradizionali. 

In realtà, l’esplosione del cloud, dei data center e, più di recente, dei sistemi di intelligenza artificiale ha reso evidente anche l’altra faccia della medaglia: il consumo energetico cresce, la domanda di risorse aumenta e l’impatto ambientale dell’infrastruttura digitale non può più essere ignorato.

Ecco perché le imprese IT e le aziende che basano il proprio business su servizi digitali si trovano al centro di una trasformazione che è allo stesso tempo tecnologica, regolatoria e organizzativa. 

Oltre a parlare di “innovazione” e “scalabilità”: la domanda diventa anche quanto un servizio consuma, quali scelte vengono fatte su data center e fornitori, come tutto questo viene rendicontato.

Antonino Polimeni, avvocato e fondatore di Polimeni.Legal, studio legale specializzato in e‑commerce, digitale e privacy, sintetizza così il cambio di prospettiva: «Per le imprese IT la sostenibilità, oltre a restare un tema importante di comunicazione e di responsabilità sociale, diventa anche parte integrante del sistema regolatorio. Le regole europee stanno chiedendo alle aziende di spiegare come usano il digitale, quanta energia consuma, quali scelte fanno sui fornitori e sui prodotti. Questo vale per chi gestisce data center, per chi sviluppa piattaforme e per chi offre servizi cloud: il digitale entra a pieno titolo nella rendicontazione di sostenibilità e nella valutazione del rischio d’impresa».

Sottolinea anche che il passaggio chiave è organizzativo: «CSRD, ESPR ed Energy Efficiency Directive non sono tre testi separati da archiviare in un cassetto ESG. Per le imprese del settore IT diventano una griglia con cui rileggere contratti, architetture tecnologiche e processi interni. Tradurre questi vincoli in scelte progettuali e di governance coerenti è il passaggio che permette, da un lato, di ridurre il rischio regolatorio e, dall’altro, di posizionarsi come partner affidabile in un mercato che chiede servizi digitali sempre più efficienti e sostenibili.»

Da qui discende un aspetto pratico che riguarda direttamente chi lavora nel settore: Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR) e nuova Energy Efficiency Directive che contribuiscono a definire cosa significa oggi offrire servizi IT conformi alle aspettative del mercato e delle autorità.

CSRD: la sostenibilità del digitale entra in bilancio

La CSRD ha ampliato in modo significativo la platea delle imprese tenute a rendicontare la propria sostenibilità, chiedendo informazioni strutturate sugli impatti ambientali, sociali e di governance. Dentro questo perimetro rientra anche il digitale: consumi energetici legati a cloud e data center, emissioni associate, scelte di architettura tecnologica e di fornitura non possono più essere trattati come un dettaglio tecnico.

Per le imprese IT è importante capire come recuperarli dai diversi fornitori e come integrarli nei propri sistemi di reporting. 

Se un’azienda utilizza più provider cloud, servizi SaaS e infrastrutture di terzi, deve costruire un quadro che permetta di ricostruire l’impatto complessivo e collegarlo alle scelte di business. Senza questo lavoro, la sostenibilità digitale rischia di restare una formula generica in un capitolo del bilancio.

ESPR: come cambia la progettazione di prodotti e soluzioni IT

Accanto alla rendicontazione, l’ESPR sposta l’attenzione su un altro fronte: la progettazione dei prodotti. Il regolamento Ecodesign per i prodotti sostenibili, in vigore dal 2024, mira a rendere più circolare, efficiente e durevole ciò che viene immesso sul mercato europeo. E il mondo ICT è esplicitamente citato tra le priorità del regolamento (art. 18 ESPR). Va però precisato che i prodotti ICT finali (server, computer, apparecchiature di rete) non sono inclusi come categoria autonoma nel primo piano di lavoro ESPR adottato ad aprile 2025: saranno interessati in questa fase principalmente da misure orizzontali e da requisiti energetici già in vigore sotto la precedente direttiva Ecodesign. Gli atti delegati specifici per l’ICT sono attesi progressivamente entro il 2030.

Per chi sviluppa o commercializza hardware e prodotti con una componente digitale forte - server, apparecchiature di rete, dispositivi connessi, elettronica di consumo – è necessario considerare i parametri come riparabilità, possibilità di aggiornamento, durata di vita utile, possibilità di recupero e riciclo dei materiali, efficienza energetica lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

Questo ha conseguenze anche contrattuali e organizzative, in quanto fornitori dovranno essere in grado di dimostrare che i loro prodotti rispettano i nuovi requisiti; i clienti industriali, a loro volta, dovranno inserire nei processi di acquisto criteri ambientali più stringenti e prevedere verifiche sui requisiti di ecodesign. 

Per molte imprese IT, l’adeguamento passerà da un lavoro congiunto tra uffici tecnici, legale, acquisti e compliance, perché il rispetto dell’ESPR è destinato a diventare un fattore competitivo e, in certi segmenti, un requisito di accesso al mercato.

Energy Efficiency Directive: data center e infrastrutture sotto la lente

La nuova Energy Efficiency Directive, con il focus specifico sui data center, rende ancora più esplicito il legame tra digitale e consumi energetici. I data center sono infrastrutture energivore per definizione e il legislatore europeo ha scelto di intervenire chiedendo maggiore trasparenza, monitoraggio e miglioramento progressivo delle performance.

Per chi gestisce o utilizza data center, i nodi principali sono almeno tre. Il primo riguarda la raccolta e la comunicazione di dati: parametri come il consumo energetico, l’efficienza delle infrastrutture, l’uso di energie rinnovabili diventano oggetto di monitoraggio e, in prospettiva, di confronto pubblico. 

Il secondo riguarda le scelte tecnologiche: raffreddamento, architettura delle sale, ottimizzazione del carico di lavoro diventano leve non solo ingegneristiche, ma anche di compliance. Il terzo riguarda i rapporti contrattuali: i clienti iniziano a chiedere impegni specifici su efficienza energetica e impronta ambientale del servizio.

Per le imprese IT che offrono servizi basati su data center, cloud o infrastrutture distribuite, questo si traduce nella necessità di integrare il tema energetico nella propria value proposition. Non basta più dire che il servizio è “scalabile” o “affidabile”: diventa rilevante anche come e quanto consuma, quali standard rispetta, quali obiettivi di miglioramento si è dato nel tempo.

Cosa implicano queste regole per tutte le imprese IT

Messe insieme, CSRD, ESPR ed Energy Efficiency Directive raccontano una traiettoria chiara: il digitale non è esente dalla transizione ecologica. Le imprese IT e le aziende che fanno del digitale il motore della propria attività devono iniziare a leggere sostenibilità e regolazione ambientale come parte integrante della governance del settore.

In concreto, per molte realtà questo si tradurrà in almeno quattro linee di lavoro. La prima è la mappatura dei propri impatti. Capire dove si concentra il consumo: data center interni, servizi cloud, dispositivi in uso, prodotti immessi sul mercato, questo è il punto di partenza per qualsiasi strategia credibile. 

La seconda è la revisione dei rapporti con i fornitori: nei contratti con cloud provider, vendor hardware, partner tecnologici inizieranno ad apparire con sempre maggiore frequenza clausole su efficienza energetica, standard ambientali, accesso ai dati necessari per la rendicontazione.

La terza riguarda i processi interni: IT, legale, compliance e funzioni ESG dovranno dialogare in modo più stretto per tradurre obblighi europei in policy, procedure e controlli. 

La quarta, infine, tocca la comunicazione: ciò che viene dichiarato nei report di sostenibilità dovrà trovare un riscontro concreto nelle scelte tecnologiche e nelle metriche di performance.

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