La Guardia di Finanza di Savona ha concluso una verifica fiscale nei confronti di una cooperativa sociale attiva nella gestione di stabilimenti balneari tra Albenga, Alassio, Ceriale e Bordighera, facendo emergere un sistema definito dagli investigatori “privo di reali finalità mutualistiche e sociali”. Al centro dell’indagine delle Fiamme Gialle, coordinate dal Comando Provinciale di Savona, anche il lido gestito nella città delle palme, dove la cooperativa operava attraverso concessioni balneari insieme ad altri impianti della Riviera.
Secondo quanto accertato, la società avrebbe sfruttato la forma giuridica di cooperativa sociale e Onlus al solo scopo di beneficiare delle agevolazioni fiscali, senza però rispettarne i requisiti fondamentali. In particolare, pur essendo obbligata ad assumere almeno il 30% di lavoratori svantaggiati, tra il 2020 e il 2025 avrebbe impiegato una quota molto inferiore di personale con disabilità. Le verifiche hanno inoltre fatto emergere pagamenti di stipendi in contanti ad alcuni dipendenti e gravi irregolarità nella contabilità aziendale. Sentiti dai militari, i lavoratori hanno riferito di non aver mai partecipato alle assemblee sociali né versato quote associative, pur risultando formalmente soci della cooperativa. Nessun potere decisionale, quindi, mentre la gestione sarebbe stata condotta dall’amministratore alassino come una normale società commerciale.
Per questo motivo la Guardia di Finanza ha proceduto a riclassificare la cooperativa come ordinaria società di capitali, ricostruendo il reale volume d’affari anche attraverso il confronto con gli incassi di altri stabilimenti balneari analoghi presenti negli stessi comuni. L’operazione ha portato alla contestazione di circa 800 mila euro di evasione tra imposte dirette e Irap, oltre a 110 mila euro di IVA non versata. Per i pagamenti irregolari delle retribuzioni è stata inoltre applicata la sanzione prevista dalla normativa del 2018: 5 mila euro per ogni lavoratore pagato in contanti.
L’attività rientra nel contrasto all’economia sommersa previsto dall’articolo 2 del decreto legislativo 68 del 2001. Un fenomeno che, secondo le stime Istat richiamate nel comunicato, rappresenta tra il 10 e il 15% del Pil nazionale, con pesanti ripercussioni sul gettito fiscale e sulla concorrenza tra imprese regolari.