Il caso di Nessy Guerra approderà martedì a Montecitorio. La 26enne sanremese, condannata in Egitto a sei mesi di carcere e lavori forzati per un presunto adulterio che continua a negare, interverrà infatti in videocollegamento nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’iniziativa starebbe raccogliendo adesioni trasversali anche da parte di esponenti di altri partiti politici, nel tentativo di mantenere alta l’attenzione istituzionale e mediatica sulla vicenda della giovane e della figlia Aisha, bloccate in Egitto da oltre tre anni.
Un nuovo passaggio pubblico che arriva mentre la stessa Nessy Guerra continua a utilizzare i propri canali social per denunciare quella che definisce una vera e propria situazione di “prigionia psicologica e legale”.
In un lungo sfogo pubblicato online nelle ultime ore, la giovane sanremese ha nuovamente raccontato la propria condizione, accusando l’ex marito di averle impedito di lasciare il Paese insieme alla figlia. “Stanno calpestando i nostri diritti più fondamentali e nessuno ne parla abbastanza”, scrive Nessy. “Sono bloccata con mia figlia da più di tre anni qui in Egitto, a causa di un travel ban imposto da un uomo violento che per anni mi ha minacciata, perseguitata e distrutta con false denunce. Sono scappata per salvare me stessa e mia figlia, e invece mi sono ritrovata arrestata, umiliata e intrappolata”.
Nel messaggio, la 26enne torna anche ad accusare l’ex marito di continuare a perseguitare lei e la bambina. “Quest'uomo ha anche tentato di rapire nostra figlia, continua a perseguitarci e continua a controllare le nostre vite da lontano. E mentre tutto questo succede, i nostri diritti vengono ignorati come se non valessero nulla”, prosegue.
Nessy richiama poi apertamente anche alcuni principi contenuti nelle convenzioni internazionali sui diritti umani e sulla tutela dei minori. “L'Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani parla chiaro: ogni persona ha il diritto di lasciare un paese e di poter vivere libera. L'Articolo numero 3 della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo dice che l'interesse superiore del minore viene prima di tutto. E allora dov'è la protezione per una bambina di soli tre anni? Dov'è la tutela quando una donna denuncia violenza, persecuzione, minacce e paure costanti?”, scrive ancora.
Nel lungo sfogo social, la giovane sanremese torna anche sul tema delle condizioni psicologiche dell’ex marito, già affrontato più volte pubblicamente negli ultimi mesi. “Quest'uomo, tra l'altro, dice di essere Gesù Cristo e ci sono delle diagnosi di ospedali psichiatrici che attestano che lui soffra di psicosi e abuso di sostanze stupefacenti. Eppure siamo noi a vivere prigioniere. Siamo noi a non poter partire e siamo noi a vivere nella paura”.
Poi la chiusura, che appare come un nuovo appello rivolto alle istituzioni italiane e internazionali. “Questa non è giustizia, è una forma di prigionia psicologica e legale”.
La conferenza stampa prevista martedì a Montecitorio rappresenterà quindi un nuovo momento di esposizione pubblica per una vicenda che nelle ultime settimane ha ormai assunto una dimensione nazionale, tra interrogazioni parlamentari, appelli politici, mobilitazioni pubbliche e richieste di intervento diplomatico da parte del Governo italiano.