Politica - 20 maggio 2026, 07:05

Confesercenti Imperia dice no a nuovi centri commerciali: “Difendiamo negozi e identità del territorio”

Il presidente Sergio Scibilia annuncia una richiesta ai 66 Comuni della provincia per rafforzare la tutela del commercio di vicinato e fermare nuovi insediamenti della grande distribuzione

Una posizione netta, senza margini di apertura: Confesercenti Imperia ribadisce il proprio “no” alla nascita di nuovi centri commerciali e grandi parchi dello shopping in provincia, ponendo al centro della propria azione la tutela del commercio di vicinato e delle piccole imprese locali. A tracciare la linea politica dell’associazione è il neo presidente provinciale Sergio Scibilia, che dopo il recente insediamento ha indicato come priorità assoluta la salvaguardia delle micro, piccole e medie imprese del commercio e dell’artigianato.

«Difendiamo i piccoli negozi, colonna portante del territorio e del nostro Paese», afferma Scibilia, sottolineando come Confesercenti intenda contrastare con decisione il fenomeno della desertificazione commerciale e la perdita di identità dei centri urbani. Tra le prime iniziative annunciate, l’invio di una richiesta formale ai 66 sindaci della provincia di Imperia per modificare i Piani del commercio comunali, introducendo strumenti più incisivi a tutela delle attività di prossimità. «Chiediamo che siano previste fasce di tutela dai centri urbani e storici, applicando il limite massimo consentito dalla legge regionale», spiega il presidente. L’obiettivo è impedire l’insediamento di nuovi centri commerciali nelle aree considerate sensibili e rafforzare, allo stesso tempo, le misure contro il degrado urbano, l’abusivismo commerciale e il mercato della contraffazione.

Secondo Confesercenti, la grande distribuzione ha già avuto un impatto molto pesante sul tessuto economico locale. «Il nostro territorio ha già dato un tributo altissimo alla grande distribuzione, siamo ormai in over commerce», dichiara Scibilia. «Ulteriori aperture non farebbero altro che dare il colpo di grazia al piccolo e medio commercio di vicinato». L’associazione evidenzia inoltre come le grandi superfici di vendita non generino nuova ricchezza diffusa, ma finiscano per drenare risorse economiche dai centri storici e dalle periferie, lasciando spazio a vetrine vuote e perdita di vitalità urbana. Nel documento viene anche richiamato il valore turistico e culturale delle botteghe storiche e artigiane. Per Confesercenti, autenticità, tradizione e rapporto umano rappresentano un elemento distintivo dell’offerta turistica del territorio, impossibile da replicare nei grandi poli commerciali.

Da qui l’appello rivolto alle amministrazioni locali affinché si investa sui “centri commerciali naturali”, sul decoro urbano e sul sostegno alle attività esistenti, piuttosto che su nuove strutture della grande distribuzione. «Non può prevalere solo la logica del maggiore profitto per i Comuni», sostiene Scibilia, ricordando come nella valutazione debbano essere considerati anche la qualità della vita, la sopravvivenza economica delle famiglie e il rischio di spopolamento giovanile. Il presidente provinciale richiama infine la proposta di legge popolare promossa da Confesercenti nazionale per l’istituzione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità, strumenti che prevederebbero agevolazioni fiscali, incentivi agli investimenti e misure di sostegno per le imprese locali.

«La nostra provincia ha bisogno di incentivi per le start-up giovanili, di sgravi fiscali per chi resiste nei piccoli borghi e di investimenti sul decoro urbano, non di nuove cattedrali nel deserto», conclude Scibilia. «Noi saremo sempre in prima linea, pronti a difendere chi ogni giorno alza la saracinesca con coraggio e passione».