Si accende il dibattito sull’ipotesi di accorpamento dei distretti sociosanitari della provincia di Imperia. A intervenire con toni critici è Enrico Ioculano, vicepresidente della Commissione Salute della Regione Liguria, che punta il dito contro quella che definisce una crescente tendenza all’accentramento da parte della Regione.
Secondo Ioculano, il progetto rappresenterebbe l’ennesimo passo verso una gestione sempre più distante dalle esigenze dei territori locali: «Assistiamo all’ennesimo tassello di quel vortice accentratore che Regione Liguria sta portando avanti da tempo e che sembra avere come unica direzione quella di concentrare funzioni e decisioni sempre più lontano dai territori», dichiara. Nel mirino dell’esponente politico finiscono anche le precedenti riforme sanitarie regionali, a partire dall’unificazione delle ASL fino all’accorpamento del servizio 118: «Prima l’unificazione delle ASL, con conseguenze che oggi sono visibili anche sul nostro territorio; poi l’accorpamento del servizio 118, dove i risultati e le criticità emerse sono sotto gli occhi di tutti. Ora si passa ai distretti sociosanitari», sottolinea.
Ioculano contesta soprattutto il metodo con cui vengono presentate queste operazioni, spesso descritte come strumenti capaci di migliorare efficienza, qualità dei servizi e programmazione. Per il vicepresidente della Commissione Salute, prima di avviare cambiamenti strutturali sarebbe necessario spiegare in modo chiaro quali siano le criticità dell’attuale sistema, supportando ogni valutazione con dati oggettivi: «Per affermare che si migliorerà un sistema bisogna prima avere il coraggio e la trasparenza di dire quali siano le criticità dell’attuale modello, individuarle in modo puntuale, misurarle e condividerle», afferma. Secondo Ioculano, in assenza di un’analisi approfondita il rischio è quello di procedere «per slogan o per principi astratti», senza una reale dimostrazione dei benefici per i cittadini. Un altro punto centrale della critica riguarda il coinvolgimento dei territori e degli enti locali nella gestione sanitaria: «C’è poi una questione politica e amministrativa che non può essere sottovalutata: chi sarà il soggetto capofila di questo nuovo distretto? E soprattutto quale sarà il ruolo dei Comuni?», domanda.
L’esponente ligure evidenzia inoltre come, a suo dire, la recente normativa regionale non abbia rafforzato il ruolo delle amministrazioni locali. Ioculano cita in particolare la Conferenza dei Sindaci guidata dal Comune di Imperia, che – secondo quanto riferito – non si sarebbe mai riunita negli ultimi sei mesi: «Fatico quindi a comprendere quali dovrebbero essere le migliorie in termini di partecipazione e condivisione delle scelte con i territori», aggiunge, parlando di una visione «profondamente genovacentrica». Nel suo intervento, Ioculano apre comunque alla possibilità di una riorganizzazione del sistema, ma contesta l’idea di un unico distretto provinciale. «Si sarebbe potuto, ad esempio, discutere di un modello diverso con due distretti, se l’esigenza era quella di ridurre il numero complessivo delle strutture. Ma immaginare un unico distretto da oltre 200 mila persone rischia di essere poco funzionale per un territorio che presenta caratteristiche sociosanitarie profondamente diverse al suo interno», spiega.
Secondo il vicepresidente della Commissione Salute, i diversi territori della provincia presentano bisogni, fragilità ed emergenze sociali differenti, che richiedono risposte specifiche e una programmazione costruita sulle singole realtà locali. In conclusione, Ioculano ribadisce di non avere preclusioni ideologiche rispetto a eventuali modifiche organizzative, ma chiede maggiore trasparenza e un confronto reale con i territori. «Se l’obiettivo è realmente migliorare i servizi ai cittadini, con uno spirito laico e senza pregiudizi si può certamente valutare qualsiasi proposta. Ma le modalità con cui si sta procedendo non convincono e soprattutto manca una seria analisi dello stato dell’arte da cui partire», conclude. Per Ioculano: "Senza elementi concreti e verificabili, chiedere fiducia ai cittadini e agli enti locali su benefici ancora ipotetici rischia di trasformarsi in un’operazione priva di reale condivisione".