Cinque giorni di fermo totale dei servizi di autotrasporto, dalle 00.01 del 25 maggio alle 24.00 del 29 maggio 2026. È l'ultimatum che il settore lancia al Governo, e CNA FITA Imperia lo sostiene senza riserve, aderendo con piena convinzione alla mobilitazione nazionale proclamata da UNATRAS. La parola definitiva spetta al tavolo convocato per il 22 maggio: se da quel confronto non usciranno misure immediate, concrete e serie, il blocco scatterà puntuale.
"L'autotrasporto non può continuare a essere il bancomat silenzioso dell'economia italiana", attacca Luciano Vazzano, Segretario CNA Imperia. "Le nostre imprese anticipano costi enormi, lavorano con margini ridicoli e vengono lasciate sole davanti a rincari insostenibili e speculazioni evidenti sul carburante. Il Governo deve decidere da che parte stare: con chi produce lavoro e garantisce i servizi essenziali oppure con l'immobilismo burocratico che sta soffocando migliaia di imprese".
Il nodo centrale è il carburante. Da febbraio i prezzi sono esplosi, trascinando le aziende in una spirale che non lascia scampo: oggi un mezzo pesante costa mediamente oltre 1.100 euro in più al mese solo per fare il pieno. Dietro questi numeri, ricorda CNA FITA, ci sono famiglie, artigiani, piccoli imprenditori e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi la movimentazione delle merci e l'approvvigionamento dell'intero sistema produttivo nazionale.
"Abbiamo ascoltato parole, tavoli, rassicurazioni e annunci", continua Vazzano. "Ma le aziende non vivono di annunci: vivono di liquidità, certezze e rispetto. E oggi nessuna di queste condizioni esiste più".
Le richieste avanzate da UNATRAS e rilanciate con forza da CNA FITA non vengono presentate come privilegi, ma come misure minime di sopravvivenza: stanziamento immediato di 500 milioni di euro, rimborso automatico delle accise, sospensione di imposte, contributi previdenziali e premi assicurativi, regole trasparenti sul fuel surcharge e interventi reali contro la speculazione sui carburanti.
"Se il Governo pensa di affrontare questa crisi con altri rinvii o misure simboliche, commette un errore gravissimo", avverte ancora il segretario CNA. "Le imprese non hanno più margine per assorbire aumenti, anticipare costi o lavorare in perdita. Chi trasporta merci oggi sta sostenendo da solo il peso di un intero sistema produttivo."
La posta in gioco, sottolinea CNA FITA Imperia, va ben oltre il settore: senza camion si fermano cantieri, supermercati, industrie, porti e filiere produttive. Per questo l'associazione chiede una risposta politica, non tecnica. "L'autotrasporto è un settore strategico nazionale. Chiediamo al Governo una scelta chiara e immediata: difendere il sistema produttivo italiano oppure abbandonarlo definitivamente."
L'appello finale è rivolto direttamente alle imprese del territorio: "Questo è il momento dell'unità e della responsabilità. Solo una categoria unita può avere la forza di incidere realmente nelle decisioni politiche e ottenere il rispetto che da troppo tempo viene negato." E la chiusura è netta: "Le imprese non chiedono privilegi. Chiedono di poter continuare a lavorare senza essere schiacciate da costi fuori controllo, ritardi istituzionali e totale assenza di certezze. Se il Governo continuerà a ignorare il grido d'allarme dell'autotrasporto, il fermo nazionale sarà una conseguenza inevitabile".