Le strutture sindacali di USB Scuola Imperia e USB Scuola Liguria intervengono con un duro comunicato contro la mostra “I come intelligence”, prevista presso l’I.I.S. G. Ruffini di Imperia dal 19 al 21 maggio e rivolta a studenti del biennio delle scuole superiori. Secondo i docenti firmatari, l’iniziativa, promossa in collaborazione con istituzioni nazionali, viene presentata come attività didattica e orientativa, ma solleva forti criticità sul piano educativo e culturale. Nel comunicato si evidenzia come l’impostazione della mostra rischi di veicolare un’immagine semplificata e problematica del concetto di sicurezza, soprattutto per studenti di 14-15 anni ancora in fase di formazione del senso critico.
Viene criticata in particolare la proposta di attività che permetterebbero ai ragazzi di “mettere alla prova le loro capacità di agente segreto”, associate a dinamiche di sorveglianza, infiltrazione e uso della forza. Secondo i docenti, tali contenuti rischiano di trasformarsi in una rappresentazione “spy fiction” della realtà, con possibili effetti di normalizzazione di pratiche legate alla guerra e alla sicurezza repressiva. L'Usb richiama inoltre eventi della storia italiana come le stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Bologna, sottolineando la necessità di un approccio educativo che non semplifichi né distorca il passato. I firmatari mettono in guardia contro il rischio di una narrazione che possa alimentare la percezione di minacce costanti e contribuire alla costruzione di una cultura della paura.
Uno dei passaggi più forti del documento riguarda la denuncia di una presunta deriva bellicista: “Pensiamo sia necessario opporci a questa deriva bellicista, esigere che la corsa agli armamenti venga dirottata verso scuola, sanità, welfare e ambiente.” Secondo i docenti, iniziative di questo tipo rischiano di trasmettere ai giovani l’idea che la risposta armata sia l’unica soluzione possibile ai conflitti globali, riducendo lo spazio per visioni alternative fondate su cooperazione e pace. L'Usb insiste sul ruolo della scuola come luogo di crescita libera e consapevole, sottolineando la necessità di investire in istruzione, sanità pubblica e welfare invece che in percorsi percepiti come vicini alla logica militare. Viene ribadito l’obiettivo di formare studenti capaci di immaginare un futuro diverso, definito come “sereno, responsabile e appagato”, e non condizionato da narrazioni di conflitto permanente.
Il documento si conclude con una presa di posizione netta: “La sicurezza nazionale è un bene che riguarda tutti e richiede il concorso di tutti.” A questa affermazione, i docenti rispondono con un rifiuto dell’impostazione proposta, affermando la necessità di opporsi alla militarizzazione della scuola e rivendicando il diritto a un’educazione orientata alla pace. Infine, una dichiarazione simbolica sintetizza la posizione del movimento: “Quando esigete le nostre scuole per una settimana, ricordate che noi le abitiamo tutti i giorni.”