Attualità - 12 maggio 2026, 07:14

Ex Alberghiero Ruffini di Arma, spunta un documento del 1930 sui vincoli della struttura: si riapre il caso sul futuro della storica sede

Progetto Comune torna all’attacco dopo la pubblicazione di un atto storico rilanciato dal consigliere imperiese Ivan Bracco

Torna al centro del dibattito politico il futuro della storica sede dell’Istituto Alberghiero “E. Ruffini” di Arma di Taggia. A riaccendere la discussione è un documento del 1930, rilanciato nelle ultime ore dal consigliere comunale di Imperia Ivan Bracco e subito ripreso dal gruppo consiliare taggese “Progetto Comune”, secondo cui sull’immobile di via Lungomare 141 potrebbe esistere un vincolo storico legato alla destinazione originaria dell’edificio.

La struttura, nata nei primi anni del Novecento come colonia marina antitubercolare dedicata alla Regina Margherita di Savoia, sarebbe infatti stata concepita come “luogo di cura”, un elemento che, secondo la minoranza, potrebbe incidere sulla futura destinazione dell’immobile oggi di proprietà della Provincia di Imperia. “Qualcosa si muove e finalmente emergono documenti che confermano quanto sosteniamo da tempo”, scrive Progetto Comune in una nota. “Mentre la Provincia aveva risposto che non risultavano vincoli che limitino l’utilizzo dell’immobile, la ricerca storica pubblicata oggi apre uno scenario completamente diverso che va approfondito immediatamente”. La questione si inserisce in un dibattito che va avanti ormai da mesi, da quando era emersa la prospettiva del trasferimento definitivo delle attività scolastiche dell’Alberghiero nelle ex caserme Revelli. Una scelta motivata dalla necessità di concentrare studenti, segreteria e presidenza in un’unica sede più moderna e funzionale, frutto di un investimento provinciale da circa 3 milioni e 800mila euro.

Già nell’aprile 2025 il gruppo Progetto Comune aveva presentato una mozione in consiglio comunale chiedendo al Comune di Taggia di attivarsi affinché la storica villa sul lungomare rimanesse destinata a finalità scolastiche e pubbliche. Nel documento si ricordava come l’edificio, in quasi quarant’anni di attività scolastica, fosse diventato un simbolo del territorio e un punto di riferimento per la formazione alberghiera del Ponente ligure. Nella mozione si sottolineava inoltre il valore storico e identitario della struttura, evidenziando come molti studenti formatisi all’Alberghiero abbiano poi trovato occupazione in ristoranti di alto livello, anche stellati. Tra le ipotesi avanzate figurava anche quella di trasformare la sede storica in un ristorante didattico collegato all’attività dell’istituto.

La discussione approdò poi in consiglio comunale, dove la mozione venne approvata all’unanimità dopo alcune modifiche condivise tra maggioranza e opposizione. In quell’occasione il sindaco Mario Conio aveva ricordato come la competenza sull’immobile fosse della Provincia di Imperia, pur ribadendo l’impegno politico a favore del mantenimento di una funzione pubblica e scolastica dell’edificio. A luglio scorso, però, una risposta ufficiale della Provincia di Imperia sembrava raffreddare la questione. In una nota firmata dal presidente Claudio Scajola, indirizzata alla consigliera provinciale Daniela Bozzano, si precisava infatti che dagli atti disponibili non risultavano vincoli che limitassero l’utilizzo dell’immobile esclusivamente a finalità sociali, educative o sanitarie.

La Provincia aveva inoltre chiarito che l’edificio era entrato nel patrimonio disponibile dell’ente nel 2015, dopo il trasferimento dal Demanio, e che non esistevano, secondo la documentazione esaminata, obblighi specifici sulla destinazione futura della struttura. Ora però il nuovo documento storico riportato all’attenzione pubblica potrebbe riaprire completamente il confronto politico e amministrativo sul destino della villa. “Non possiamo permettere che questo patrimonio finisca nel patrimonio disponibile dell’ente senza garanzie sul suo futuro utilizzo pubblico e sociale”, ribadisce Progetto Comune, che annuncia di voler continuare a vigilare sulla vicenda.