Cronaca - 28 aprile 2026, 13:17

Liguria, allarme mafie: Andrea Orlando "Presenza radicata e sempre più silente tra porti, appalti e fondi pubblici"

"Necessario rafforzare prevenzione, controlli e gestione dei beni confiscati per evitare infiltrazioni nell’economia legale"

La Liguria si conferma uno snodo strategico per la criminalità organizzata, non solo per la sua posizione geografica ma anche per il ruolo chiave del sistema portuale e per l’ingente flusso di risorse pubbliche legate al PNRR e alle grandi opere. È quanto emerge dalla relazione annuale della Commissione Antimafia del Consiglio regionale, illustrata dal suo presidente Andrea Orlando. Secondo Orlando, “le mafie sono presenti, radicate e sempre più capaci di mimetizzarsi dentro l’economia legale”. Un quadro reso più complesso dalla loro evoluzione: meno visibili, ma più pervasive. In particolare, la ’ndrangheta si conferma l’organizzazione più strutturata sul territorio, capace di infiltrarsi nei settori economici, nella logistica e nelle imprese in difficoltà.

Un ruolo centrale è giocato dai porti di Genova, La Spezia e Savona, indicati come principali punti di ingresso del traffico internazionale di stupefacenti, con modalità sempre più sofisticate e una crescente collaborazione tra mafie italiane e criminalità straniera. “Parliamo di un sistema strutturato che utilizza la nostra rete logistica per alimentare mercati illegali su scala europea”, sottolinea Orlando. Accanto ai traffici illegali, cresce il rischio legato all’uso distorto delle risorse pubbliche: frodi sui fondi PNRR, turbative d’asta, corruzione e voto di scambio. Non sempre si tratta di episodi evidenti, ma di quelli che vengono definiti “reati spia”, segnali di una presenza mafiosa in grado di condizionare economia e, in alcuni casi, decisioni pubbliche.

Per contrastare il fenomeno, Orlando indica la necessità di rafforzare i controlli sugli appalti, aumentare la trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato e potenziare gli strumenti di prevenzione, come le interdittive antimafia e i protocolli di legalità. Fondamentale anche investire in banche dati e strumenti di monitoraggio. Un capitolo cruciale riguarda i beni confiscati alla criminalità organizzata. In Liguria si contano centinaia di immobili e aziende sottratti alle mafie, ma senza un adeguato sostegno ai Comuni e continuità nei finanziamenti si rischia di disperdere un’opportunità importante. Orlando critica l’assenza del bando regionale nel 2025 e chiede un Piano strategico regionale sui beni confiscati, oltre alla riattivazione del tavolo della legalità con il coinvolgimento del Terzo settore.

Infine, l’attenzione si concentra anche sul piano politico-istituzionale. Dopo recenti inchieste che hanno coinvolto figure di rilievo regionale, emerge il rischio di condizionamenti elettorali e pressioni sulle istituzioni. “Non possiamo permetterci ambiguità”, afferma Orlando, ribadendo la necessità di rafforzare presidi e strumenti normativi. La sfida, conclude, non è solo reprimere le mafie, ma impedire che diventino una componente invisibile del sistema economico e istituzionale ligure.

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 Relazione VI Commissione approvata definitiva signed (131 kB)