Il collettivo studentesco Spiraglio Imperiese ha diffuso un lungo e articolato comunicato pubblico per denunciare un grave episodio di razzismo e cyberbullismo avvenuto all’interno del liceo G. D. Cassini di Sanremo, sollevando al contempo accuse pesanti nei confronti della dirigenza scolastica e degli organi rappresentativi degli studenti. Secondo quanto riportato, un rappresentante d’istituto avrebbe rivolto insulti razzisti, definiti “pesanti e immotivati”, nei confronti di una studentessa, all’interno di una chat di gruppo scolastica ufficiale. Un contesto che il collettivo sottolinea essere tutt’altro che informale, ma anzi uno spazio istituzionale in cui i rappresentanti dovrebbero agire come portavoce e garanti della comunità studentesca.
La vicenda assume contorni ancora più critici nella ricostruzione fornita dagli studenti, secondo cui la preside, una volta messa di fronte alle prove, avrebbe scelto di non avviare alcun procedimento disciplinare, optando invece per una gestione interna volta a evitare ripercussioni sull’immagine dell’istituto. Nel comunicato si legge che la dirigente si sarebbe spinta fino a “dissuadere chi fosse a conoscenza dei fatti dall’informare la vittima”, una scelta definita senza mezzi termini come “un atto di complicità ipocrita e ingiustificabile”.
Il nodo della fiducia nelle istituzioni scolastiche
Uno dei punti centrali della denuncia riguarda il tema della fiducia: "Come può la scuola essere percepita come uno spazio sicuro - si chiedono gli studenti - se chi dovrebbe rappresentare diventa aggressore e chi dovrebbe tutelare sceglie il silenzio?" Il comunicato evidenzia una contraddizione profonda tra la retorica educativa e la pratica concreta: "Le scuole promuovono campagne contro bullismo e cyberbullismo basate su due principi fondamentali — non tacere e rivolgersi alle istituzioni — ma, in questo caso, sarebbero state proprio le istituzioni a fallire". Nel testo vengono chiamati in causa anche gli altri rappresentanti degli studenti, accusati di complicità attraverso il silenzio e di una mancata assunzione di responsabilità pubblica. Il collettivo sottolinea come "Il ruolo di rappresentanza costituisca un’aggravante: chi ricopre incarichi elettivi non agisce più solo a titolo personale, ma diventa espressione della comunità studentesca".
Una dimensione anche politica
La vicenda assume inoltre una dimensione politica, poiché — secondo quanto riportato — il rappresentante coinvolto ricoprirebbe anche un ruolo nella sezione imperiese di Gioventù Nazionale. Da qui la riflessione più ampia: “Nel momento in cui si assume un ruolo pubblico, le proprie azioni diventano specchio del contesto che si rappresenta”. Il comunicato collega questo episodio a una critica più generale verso ambienti giovanili politici accusati di tollerare o non sanzionare comportamenti discriminatori, parlando di un “volto nostalgico e xenofobo” già emerso in altre occasioni.
Le critiche alla risposta ufficiale della scuola
Particolarmente duro è il giudizio espresso nei confronti del Consiglio di Istituto, la cui risposta viene definita insufficiente e fuorviante. Gli studenti contestano diversi passaggi della comunicazione ufficiale, tra cui:
- la definizione dell’episodio come “conversazione in ambito privato”
- l’assenza di responsabilità della scuola perché non avrebbe “promosso” l’evento
- la mancata chiarezza sugli “interventi educativi” adottati
Secondo il collettivo "Non ci sarebbero state né sanzioni concrete né assunzioni pubbliche di responsabilità, né tantomeno un reale coinvolgimento della vittima". Una delle domande più incisive poste nel comunicato è: “Il vero problema è stato l’insulto razziale o il fatto che sia diventato pubblico?”
La richiesta: giustizia riparativa, non gogna
Pur nella durezza delle accuse, il collettivo precisa di non invocare una “gogna pubblica”, ma un percorso di giustizia riparativa. Le richieste principali includono:
- riconoscimento pubblico dei fatti
- assunzione di responsabilità da parte del responsabile
- coinvolgimento attivo della vittima, affinché possa decidere come tutelarsi
- percorsi di responsabilizzazione e riparazione
Secondo Spiraglio Imperiese, una gestione che protegge la reputazione dei responsabili ignorando il benessere della vittima “non è giustizia, ma complicità”.
Una mobilitazione che continua
Il comunicato si chiude con una presa di posizione netta: "La pubblicazione della vicenda non è una provocazione, ma una scelta necessaria dopo il fallimento del dialogo interno". Gli studenti dichiarano di "Aver agito per coerenza tra valori e pratica politica, ribadendo il proprio impegno su temi come antirazzismo, antifascismo e cura reciproca". E concludono con una promessa: “Sino alla responsabilizzazione e alle conseguenze necessarie, promettiamo lotta e cura.”