Non è stato un passaggio tecnico, ma uno dei momenti politicamente più accesi dell’ultimo Consiglio comunale. La delibera sul trasferimento delle concessioni demaniali marittime delle spiagge libere attrezzate – “Bagni Ruffini”, “Bagni Comunali” e “La Fortezza” – alla società in house Amaie Energia e Servizi Srl ha acceso uno scontro frontale tra maggioranza e opposizione, tra dubbi di legittimità, questioni economiche e accuse pesanti.
Il provvedimento approvato dal Consiglio prevede l’intestazione formale delle concessioni alla società partecipata, con il trasferimento delle funzioni amministrative e la possibilità, per Amaie, di affidare la gestione a terzi tramite procedure pubbliche ai sensi dell’articolo 45 bis del Codice della Navigazione . Una scelta che l’amministrazione difende come evoluzione del modello avviato nel 2021, ma che la minoranza contesta duramente.
A presentare il punto è stato l’assessore Manuel Fichera, che ha inquadrato la delibera come naturale prosecuzione di un percorso già avviato: “Per cinque anni delle tre concessioni demaniali – Bagni Ruffini, Comunali e La Fortezza – alla società Amaie Energia. Il passaggio è l’evoluzione della precedente esperienza, dove il Comune di Taggia ha proceduto all’affidamento diretto in house dal 2021. La società in house, di fatto, coincide con l’ente”.
Una linea ribadita anche sotto il profilo operativo: “Amaie Energia sarà concessionaria diretta delle tre spiagge. È una società partecipata, è il Comune stesso in immedesimazione organica. Questo consentirà maggiore efficienza, sicurezza, pulizia e il pieno rispetto delle linee guida regionali. Le spiagge resteranno pubbliche e attrezzate e, alla scadenza, torneranno nella piena disponibilità del Comune”.
Il cuore della delibera sta proprio qui: trasformare Amaie da gestore “per conto” del Comune a soggetto direttamente titolare della concessione, mantenendo però – secondo l’impostazione degli uffici – il controllo pubblico attraverso il principio di “immedesimazione organica”, per cui la società in house agisce come una “longa manus” dell’ente .
Una lettura che però ha trovato la netta opposizione del consigliere di minoranza Gabriele Cascino, che ha attaccato frontalmente il provvedimento: “Io ne ho visti atti amministrativi, ma questo è curioso. Quattro anni fa avevamo detto: potete affidare a una società in house, ma il presupposto è che gestisca direttamente. Il problema è che Amaie non ha gestito, ha individuato operatori terzi”.
Poi l’affondo più duro, sul piano giuridico: “Il concessionario è il Comune. Il proprietario della concessione è l’ente pubblico, che può gestire direttamente o affidare, ma non può spogliarsi della concessione. Qui state intestando la concessione ad Amaie Energia. Questa delibera è illegittima, è una violazione di legge, oltre che un eccesso di potere”.
Cascino ha insistito su un punto centrale: il rischio, a suo avviso, di perdere il controllo diretto del bene pubblico: “State facendo un danno economico e contabile al Comune. State spogliando il Comune della concessione e la state trasferendo ad Amaie. Se volete darla ad Amaie, deve gestirla direttamente: bagnini, baristi, servizi. Non può darla a qualcun altro”.
E ha chiuso con una presa di posizione netta: “Se questa delibera passa, domani la porto alla Corte dei Conti. Non è accettabile”.
A difendere la linea dell’amministrazione è stato ancora Fichera, che ha richiamato il ruolo degli uffici: “Io faccio l’amministratore, gli uffici ci danno i pareri e per me quello che dicono è riferimento. Amaie avrà la possibilità di fare bandi, anche al rialzo, con un rientro economico superiore in termini di servizi. Amaie, essendo una partecipata in house, si muove come il Comune”.
Una posizione che però non ha convinto la minoranza. Il consigliere Giuseppe Federico ha spostato il confronto sul piano politico ed economico: “Se fosse stata una decisione solo tecnica, perché siamo qui? Qui siamo davanti a una scelta politica. Non si può fare scudo sugli uffici. In questi quattro anni Amaie ha incassato circa 250mila euro: qual è stato il vantaggio per il Comune? È stata fatta una valutazione economica? Noi questa valutazione non ce l’abbiamo”.
Ancora più netto Davide Caldani: “Io non voterò mai una cosa del genere. Non viene spiegato nulla. Stiamo portando in Consiglio qualcosa di invotabile”.
Nel tentativo di riportare il confronto su un piano tecnico è intervenuto il responsabile dell’ufficio patrimonio Marco Peluso, che ha chiarito l’impostazione giuridica della delibera: “L’ipotesi nasce per rendere più efficace l’approccio adottato quattro anni fa. Il concedente rimane il Comune di Taggia, il concessionario è il Comune identificato in Amaie Energia. Non c’è sovrapposizione: il 45 bis verrà comunque richiesto al Comune. Amaie non si rilascia da sola le autorizzazioni, il concedente resta il Comune, che mantiene tutti i poteri di vigilanza”.
Una distinzione tecnica che però non ha placato le tensioni politiche. Cascino ha ribadito la propria posizione anche in dichiarazione di voto, chiedendo che fosse verbalizzata:
“Chiedo che il mio voto contrario sia messo a verbale in maniera palese, data la delicatezza della votazione”. Richiesta condivisa anche dai consiglieri di minoranza Giuseppe Federico, Davide Caldani e Fulvia Alberti.
Il punto è stato comunque approvato dalla maggioranza, ma lasciando sul tavolo una frattura evidente. Da una parte l’amministrazione, che rivendica una scelta organizzativa interna per migliorare la gestione delle spiagge e dei servizi; dall’altra l’opposizione, che parla apertamente di un atto potenzialmente illegittimo e pronto a essere impugnato.
Sul piano sostanziale, la delibera ridisegna la governance di tre delle principali spiagge libere attrezzate del territorio, confermando un modello in cui la gestione passa attraverso la società in house, con la possibilità di coinvolgere operatori privati tramite procedure pubbliche. Ma sul piano politico e giuridico, la partita sembra tutt’altro che chiusa.