Un’onda arcobaleno ha attraversato le vie della città, aprendo simbolicamente la stagione italiana dei Pride. Sanremo torna al centro della scena, tra bandiere, musica e colori, ma soprattutto tra parole, rivendicazioni e memoria. Un Pride che guarda indietro, a quel 5 aprile 1972, ma che si proietta con decisione nel presente e nel futuro, con un messaggio chiaro: i diritti non possono più aspettare.
Centinaia di persone hanno preso parte al corteo, arrivando da tutta la provincia di Imperia, ma anche da Genova e dal savonese. Tra loro, tantissimi giovani. Una partecipazione ampia, che conferma come il Pride non sia più solo una manifestazione, ma uno spazio politico e sociale condiviso.
Il primo Pride di Viani: “Una responsabilità scendere in piazza”. Per Pierluca Viani, presidente di Arcigay Imperia, è stato il primo Pride alla guida dell’associazione. “È una grandissima responsabilità scendere in piazza per chiedere quello che in realtà ci spetterebbe di diritto, ovvero delle leggi per la tutela delle persone LGBTQIA+”.
Il riferimento è diretto alla situazione normativa italiana: “Sono passati dieci anni dall’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili e da quel momento non siamo andati avanti. Non esiste ancora il matrimonio egualitario, non esistono tutele complete per le famiglie omogenitoriali. Parliamo di famiglie, non di famiglie speciali”.
Le richieste: leggi, prevenzione e scuola. Al centro della manifestazione, dunque, le rivendicazioni politiche. “Servono leggi contro l’omolesbobitransfobia – sottolinea Viani – perché oggi, anche quando non si vede, la discriminazione è ancora presente nella società. Lo Stato deve intervenire per tutelare”.
Ma non solo repressione: “A questo va affiancata la prevenzione. Serve educazione affettiva e sessuale nelle scuole e nelle amministrazioni. Non è una battaglia solo della nostra comunità, ma riguarda tutta la società”.
Un passaggio che allarga il campo: “Quando parliamo di educazione, parliamo anche di contrasto a fenomeni come la violenza, la gelosia tossica, i femminicidi. Non si insegna ad amare e questo ha conseguenze”.
“Fiori d’arancio per tutti”: il simbolo del Pride 2026. Il messaggio di quest’anno è racchiuso in uno slogan: “Fiori d’arancio per tutti”. Un’immagine che richiama il matrimonio, ma con un significato universale: “Deve essere davvero per tutti: coppie omosessuali, eterosessuali, persone non binarie. Non può essere un diritto per alcuni e non per altri”.
E il confronto con l’Europa resta inevitabile: “Noi siamo indietro di anni. In molti Paesi il matrimonio egualitario esiste da vent’anni. Funzionano meglio sotto tanti punti di vista. Cosa aspettiamo?”.
Sanremo e la “Stonewall italiana” del 1972. Il Pride sanremese affonda le radici in una storia precisa, spesso dimenticata. “Nel 1972, proprio qui al Casinò, si tenne un congresso che considerava l’omosessualità una malattia. Attivisti da tutta Europa scesero a Sanremo per protestare”.
Una protesta simbolica e concreta: “Si infiltrarono nel congresso, presero il microfono e spiegarono perché quella visione fosse sbagliata. Da lì è cambiato tutto”.
Un episodio che Viani definisce senza esitazioni: “La nostra Stonewall italiana. È una storia che dovrebbe essere conosciuta da tutti, perché è motivo di orgoglio e dimostra che il cambiamento può partire anche da qui”.
Priscilla: "La nostra dignità non è in discussione". Tra i momenti più significativi della giornata, la presenza della madrina dell’evento, Priscilla, drag queen e volto noto del panorama nazionale, che ha portato sul palco non solo energia e spettacolo, ma anche un messaggio forte sui temi sociali. Il suo intervento ha toccato i nodi centrali del Pride – diritti, inclusione, rispetto e libertà di espressione – richiamando l’importanza della visibilità e della consapevolezza, soprattutto in un contesto in cui molte discriminazioni restano ancora radicate. Un contributo che ha saputo unire intrattenimento e impegno, confermando il ruolo della cultura e dell’arte come strumenti fondamentali per promuovere cambiamento e partecipazione.
Toesca: “Un patrimonio da difendere”. Sulla stessa linea il consigliere comunale Vittorio Toesca, che sottolinea il valore storico della manifestazione: “Sanremo è il luogo in cui è nato il primo movimento per i diritti civili in Italia. È una tradizione che va portata avanti, un patrimonio culturale che dobbiamo difendere e promuovere”.
Un impegno che si riflette anche nelle politiche locali: “Abbiamo celebrato la prima unione civile a Sanremo, riconosciamo i figli delle coppie omogenitoriali e siamo il primo Comune in Liguria ad aver attivato la certificazione di genere. Vogliamo essere un esempio”.
Fellegara: “La società è più avanti della politica”. A chiudere il quadro, l’intervento del vicesindaco Fulvio Fellegara, che lega il Pride a un processo più ampio:
“È importante per proseguire un percorso di inclusione e di estensione dei diritti. Qui si parla di persone”. E aggiunge: “Chi amministra sa che il mondo reale è spesso più avanti delle discussioni politiche o social. I giovani sono molto più avanti nei processi di integrazione e accettazione. È doveroso continuare su questa strada”.
Un Pride tra memoria e futuro. Il Pride di Sanremo si conferma così un punto di partenza, più che un punto di arrivo. Tra storia e contemporaneità, tra identità e diritti, la città torna a essere simbolo di una battaglia che attraversa generazioni diverse. Con un messaggio che risuona forte tra le vie colorate: non restare indifferenti. Perché, come ricordato dal palco, i diritti non si ereditano: si conquistano.
(Foto di Erika Bonazinga)