Anche a seguito delle modifiche apportate alla contestazione provvisoria del presunto tentativo di indebita percezione di erogazioni pubbliche (tentativo poiché la Provincia non ha mai percepito le somme oggetto di finanziamento) e delle connesse ipotesi di falso, sono assolutamente convinta della graniticità delle argomentazioni esposte nella memoria difensiva del novembre scorso per dimostrare la pacifica assenza di qualsivoglia responsabilità del Presidente Claudio Scajola.
Questi, infatti, per come emerso dagli stessi approfondimenti investigativi compiuti dal Pubblico Ministero (anche successivamente al deposito della nostra memoria), ha sottoscritto la domanda di accesso al finanziamento PNRR – fulcro delle indagini della Procura Europea – senza che gli fossero mai state rappresentate da alcun tecnico criticità o altre circostanze ostative alla candidatura.
Candidatura peraltro formalizzata in una fase storica in cui il progetto definitivo – e, quindi, certo – del futuro biodigestore non era ancora disponibile.
Non solo.
A riprova della condotta assolutamente lineare e specchiata che il Presidente ha tenuto nella vicenda, si impone il fatto che è stato egli stesso, con grande spirito di trasparenza, a portare formalmente a conoscenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica le problematiche legate alla paventata impossibilità di rendere autonome le varie componenti del realizzando impianto di Taggia, una volta che tali problematiche gli sono state compiutamente illustrate dai tecnici coinvolti nel progetto.
Ed è proprio sulla base della sua comunicazione che il Ministero ha avviato il procedimento di revoca del finanziamento.
Non possiamo, pertanto, che essere pienamente e convintamente fiduciosi, come sempre, nell’operato della magistratura.
E confidiamo che, anche qualora il Pubblico Ministero ritenesse opportuno un accertamento processuale dei fatti oggetto di contestazione, secondo le fisiologiche dinamiche delle investigazioni penali, quest’ultimo consentirà, comunque, di confermare l’indiscussa correttezza del comportamento del Presidente Scajola, che ha agito in assoluta buonafede, nel solco della legalità e per il perseguimento di un interesse collettivo (atteso che il finanziamento, ove effettivamente percepito, avrebbe determinato una riduzione delle tariffe da applicare ai cittadini).