Il recente incontro pubblico dedicato alle famiglie LGBTQIA+ a Sanremo continua a suscitare reazioni e prese di posizione. Tra queste, quella del Comitato “Prolife insieme”, attraverso un intervento che esprime una visione critica rispetto alle rivendicazioni del mondo LGBT. Secondo l'associazione: "Eeventi, conferenze e manifestazioni promossi dalla comunità LGBTQIA+ avrebbero l’obiettivo di ottenere spazio e riconoscimento per il modello della cosiddetta 'famiglia arcobaleno', basato sul principio 'love is love', inteso come libertà individuale nella scelta della propria forma familiare".
L'associazione sostiene tuttavia che: "Contrariamente a quanto dichiarato, l’ideologia LGBT non sarebbe realmente inclusiva verso il modello di famiglia tradizionale, composta da madre, padre e figli. A supporto di questa tesi viene citato il dibattito sul Festival di Sanremo, criticato da alcuni ambienti perché ritenuto poco rappresentativo della cultura queer". Nel comunicato si evidenzia come "L’edizione di quest’anno del Festival venga invece interpretata come una “rivoluzione culturale” in senso opposto, capace di riportare al centro temi quali matrimonio, stabilità di coppia e genitorialità tradizionale". Ampio spazio è dedicato anche alla questione dei diritti civili: "Molti dei diritti rivendicati dalle coppie omosessuali – come assistenza sanitaria o successione – sarebbero già riconosciuti alle coppie conviventi, come illustrato anche in pubblicazioni giuridiche dedicate al tema. Diverso, invece, il giudizio sul tema della genitorialità. Il comunicato sottolinea che il “diritto alla prole” nelle coppie omosessuali rappresenterebbe una questione distinta e più complessa, evidenziando preoccupazioni legate allo sviluppo dei minori. Viene ribadita l’importanza della presenza di entrambe le figure genitoriali, maschile e femminile, considerate complementari nella crescita equilibrata del bambino".
Infine, forte critica viene espressa nei confronti della gestazione per altri, definita “Una pratica aberrante in cui il rischio sarebbe quello di ridurre il bambino a oggetto e la donna a mero strumento". L’intervento si inserisce in un dibattito più ampio e articolato, che a Sanremo – come nel resto del Paese – continua a confrontare posizioni differenti sul tema dei diritti, della famiglia e dell’inclusione sociale.