Il nuovo bando di gara per le concessioni demaniali marittime, in vigore dal 1° aprile prossimo, riaccende il dibattito sul futuro del litorale cittadino. Un tema che, come sottolinea la consigliera comunale Fulvia Alberti, “non riguarda soltanto gli operatori del settore, ma l’intera comunità”, toccando aspetti fondamentali come la tutela del paesaggio, l’accesso alle spiagge e la qualità dell’offerta turistica. Secondo Alberti, negli anni la questione è stata troppo spesso rinviata: “La politica non ha saputo — o non ha voluto — affrontarla con chiarezza”, mantenendo uno status quo che oggi mostra evidenti criticità. Tra queste, la permanenza delle concessioni nelle stesse mani per generazioni e canoni concessori ritenuti non coerenti con il reale valore delle aree occupate.
Non manca però il riconoscimento al lavoro svolto da molti gestori balneari, che hanno contribuito allo sviluppo turistico del territorio, investendo nelle proprie strutture e migliorandone la qualità. Restano tuttavia diversi nodi irrisolti. Il nuovo bando, evidenzia la consigliera, presenta ancora aspetti poco chiari, soprattutto in merito alla qualità e alla tipologia dei progetti richiesti. Da qui il dubbio: “Sarà davvero possibile arrivare preparati e operativi già per la stagione estiva 2027?”
Per Alberti, una cosa è certa: non si può più rimandare. Serve una nuova fase fondata su principi chiari e condivisi. Tra le priorità indicate:
- regole uguali per tutti e realmente applicate;
- procedure trasparenti e criteri oggettivi;
- maggiore attenzione alle spiagge libere, sia in termini di presenza che di qualità;
- una visione di sviluppo oltre la stagionalità, capace di rendere il territorio vivo tutto l’anno.
A questi punti si aggiunge un elemento imprescindibile: il rispetto delle regole, a partire dal diritto di accesso e di passaggio, che deve essere garantito a tutti. “Il demanio marittimo è un bene pubblico”, ribadisce Alberti, e come tale deve essere gestito nell’interesse collettivo. Un passaggio che viene definito complesso ma necessario, per superare le ambiguità del passato e costruire un modello più equo, sostenibile e moderno. "Una scelta che - conclude - è prima di tutto politica e non più rinviabile".