Con la conclusione dei sopralluoghi tra Montenero e Imperia, l’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice entra ora nella fase più delicata: quella delle analisi scientifiche. Dopo i rilievi di lunedì e martedì mattina nell’abitazione della madre Manuela Aiello, sulle colline di Bordighera, e sull’auto della donna, una Volkswagen Golf, il lavoro degli investigatori si sposta ora nei laboratori, dove verranno esaminati tutti gli elementi raccolti.
Dai sopralluoghi alle analisi. Le operazioni dei Ris dei carabinieri si sono concluse nella giornata di martedì, chiudendo una fase investigativa intensa che ha riguardato più luoghi ritenuti centrali per la ricostruzione dei fatti. A Montenero, gli specialisti hanno effettuato rilievi approfonditi all’interno dell’abitazione, concentrandosi su tracce ritenute di possibile interesse investigativo, individuate anche attraverso reagenti specifici. Nel corso dei controlli erano state analizzate alcune macchie presenti sul soffitto, oltre a diversi oggetti e indumenti della bambina, tra cui due paia di scarpe e una terza scarpa singola. Attenzione particolare anche agli indumenti presenti nella casa, compresi alcuni capi nella lavatrice, con il sequestro di un pantaloncino e di un fazzoletto. Nell’ultima giornata di sopralluoghi, sono stati completati anche i controlli sulla spazzatura presente nell’abitazione, senza però far emergere nuovi elementi rispetto a quanto già rilevato il giorno precedente.
La novità emersa dall’auto. L’elemento più significativo emerso nelle ultime ore riguarda invece l’auto della donna, analizzata presso la caserma dei carabinieri di Imperia. All’interno della vettura, come confermato dall’avvocato Cristian Urbini, legale del compagno della donna Emanuel Iannuzzi, sono state individuate piccole macchie ematiche sulla portiera sinistra posteriore, nella parte inferiore. Sulle tracce sono stati eseguiti i tamponi e saranno ora gli accertamenti di laboratorio a stabilirne con precisione la natura e l’eventuale compatibilità genetica. L’auto, secondo quanto riferito dalla difesa, si trovava inoltre in condizioni molto precarie, con la presenza anche di escrementi di topo.
Il nodo del Dna. La nuova fase dell’inchiesta sarà ora incentrata sul confronto tra le tracce raccolte e i profili genetici. I campioni prelevati nei sopralluoghi verranno infatti comparati con i Dna acquisiti lo scorso 10 marzo da Manuela Aiello e dal compagno Emanuel Iannuzzi, oltre naturalmente a quello della bambina. Un passaggio chiave per stabilire l’origine delle tracce individuate e il loro eventuale collegamento con la dinamica dei fatti.
Le analisi a Parma. Il lavoro dei Ris si concentrerà nei laboratori di Parma, dove verranno analizzati non solo i reperti raccolti a Montenero e sull’auto, ma anche quelli sequestrati nelle settimane precedenti a Perinaldo, nell’abitazione del compagno della donna. Si tratta di materiali che non erano ancora stati sottoposti ad analisi e che entreranno ora nel quadro complessivo dell’indagine.
Un’indagine su più fronti. Quella che si apre è dunque una fase di lavoro a 360 gradi, che coinvolgerà contemporaneamente più scenari: l’abitazione di Montenero; la casa di Perinaldo; l’auto della madre analizzata a Imperia. Tre contesti diversi, ma potenzialmente collegati, sui quali gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte della bambina.
La versione della madre. Nel frattempo, la madre continua a sostenere la propria versione dei fatti, ribadendo che la figlia sarebbe caduta dalle scale. Tuttavia, come già emerso nei giorni scorsi, e sottolineato dalla difesa della donna, alcuni elementi raccolti durante le indagini non sembrerebbero compatibili con questa ricostruzione, un aspetto che resta al centro delle verifiche della Procura.
La fase decisiva. Dopo i sopralluoghi, ora la parola passa alla scienza. Saranno infatti gli esiti degli esami di laboratorio a fornire le risposte più attese, chiarendo la natura delle tracce e il loro peso nell’inchiesta.