Nuovi sviluppi sul piano mediatico e giudiziario nel caso della morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera, mentre proseguono gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Imperia.
Il compagno della madre, Emanuel Iannuzzi, attualmente indagato a piede libero per omicidio preterintenzionale in concorso, starebbe valutando di sporgere querela nei confronti di due testimoni anonimi intervistate dalla trasmissione televisiva La vita in diretta. Le donne, intervenute davanti alle telecamere con voce alterata e volto non visibile, hanno riferito di presunti episodi di violenza che sarebbero avvenuti in passato.
A confermare la possibilità di un’azione legale è il difensore dell’uomo, l’avvocato Cristian Urbini. “Stiamo valutando di sporgere querela, ma ci tengo a chiarire una cosa: non nei confronti della trasmissione, solo per le due persone intervenute in anonimo”, ha spiegato il legale.
Le testimonianze andate in onda. Durante il servizio televisivo sono state raccolte le dichiarazioni di due donne che hanno parlato di presunti comportamenti aggressivi dell’uomo. Una delle intervistate si è presentata come ex fidanzata, sostenendo di aver avuto in passato una relazione con lui e raccontando episodi che, a suo dire, avrebbero avuto conseguenze anche sul piano sanitario. Un’altra testimone, sempre in anonimato, ha invece riferito di aver assistito a episodi di violenza nei confronti di persone vicine all’uomo.
Dichiarazioni pesanti, che tuttavia non riportano identità verificabili né denunce formali, circostanza che avrebbe spinto la difesa a valutare la possibilità di procedere legalmente per tutelare l’immagine del proprio assistito.
Le indagini restano concentrate sugli accertamenti scientifici. Sul fronte investigativo, nel frattempo, non sono emerse al momento novità sostanziali. La Procura continua a concentrarsi sugli accertamenti tecnico-scientifici che dovranno chiarire la dinamica della morte della bambina.
Particolare attenzione è rivolta agli esami istologici eseguiti sul corpo della piccola, i cui risultati potrebbero arrivare nei prossimi giorni. Si tratta di accertamenti considerati fondamentali per stabilire l’origine e la natura delle lesioni riscontrate durante l’autopsia, oltre che per chiarire se possano essere compatibili con la ricostruzione fornita dagli indagati o se emergano elementi diversi.
Il nodo del dissequestro della salma. Gli esiti degli esami istologici potrebbero avere un ruolo decisivo anche su un altro aspetto delicato dell’indagine: il dissequestro del corpo della bambina.
La salma resta infatti ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa che gli specialisti completino le analisi ritenute necessarie. Solo dopo questo passaggio la Procura potrà valutare se autorizzare la restituzione del corpo alla famiglia.