Attualità - 07 marzo 2026, 07:05

Sanremo, incontro del Comitato per il Sì al referendum del 22 marzo

Alla Federazione Operaia l’incontro del Comitato della Camera Penale Imperia-Sanremo per il Sì: l’avvocato Marco Bosio illustra il “decalogo” della riforma e le ragioni del referendum.

Si è svolto a Sanremo, presso la Federazione Operaia Sanremese di via Corradi, l’incontro promosso dal Comitato della Camera Penale Imperia-Sanremo per il Sì, dedicato alle ragioni del voto favorevole al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.

Nel corso della serata l’avvocato Marco Bosio, presidente della Camera Penale Imperia-Sanremo, ha illustrato ai presenti i principali contenuti del cosiddetto “decalogo del Sì”, il documento che riassume i punti cardine della riforma sostenuta dal Comitato. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di approfondimento e dialogo con il pubblico, che ha potuto porre domande e confrontarsi direttamente con i promotori.

Bosio ha voluto anzitutto chiarire il contesto del dibattito: "Si tratta di questioni molto tecniche, su cui la semplificazione non è utile. Io voglio precisare che la posizione delle Camere penali è diversa da quella degli altri: quello sulla separazione delle carriere è un tema che sta ottenendo sempre più peso politico anziché tecnico".

L’avvocato ha sottolineato il ruolo tradizionalmente garantista delle Camere penali nel dibattito giuridico: "Sono state fatte diverse osservazioni da parte della politica: noi siamo dei garantisti, schierandoci contro le leggi che superavano quel confine, a prescindere dall’appartenenza politica di un governo".

Ampio spazio è stato dedicato al tema centrale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. "La magistratura è formata da giudici e pm, che accusano. Oggi entrambi partecipano dello stesso ordinamento, facendo riferimento al Csm. Riteniamo si debbano separare le carriere perché svolgono due ruoli praticamente opposti - ha spiegato Bosio - Chi è per il no spesso pensa che i pm stessi siano giudici, ma svolgono ruoli diversi: il pm rappresenta lo Stato e lo tutela. Il pm difende lo Stato, mentre il giudice dà un freno a questo, decidendo nel merito".

Nel suo intervento il presidente della Camera penale ha ricordato come il sistema accusatorio introdotto con la riforma del 1989 e rafforzato nel 1999 abbia già posto le basi di questa distinzione, con il passaggio da un sistema inquisitorio a uno accusatorio.

Bosio ha inoltre richiamato il tema costituzionale: "Tutti noi vogliamo e dobbiamo difendere la Costituzione. L’unicità delle carriere è un retaggio fascista, perché lo Stato prevalesse rispetto all’individuo. La Costituzione non interviene su questo punto e sottolineo: il soggetto costituzionale soggetto alla legge è il giudice. Con questa riforma il pm assumerà valore costituzionale, cosa che in questo momento non è inserita".

Nel confronto con gli altri Paesi europei, Bosio ha ricordato come l’Italia rappresenti un caso particolare: "In Europa noi siamo gli unici che ancora non hanno la separazione delle carriere. Non vogliamo il modello francese o altri, ma guardiamo a quello portoghese, che prevede una più ampia gamma di libertà. Tra i punti evidenziati vi è anche l’idea che una giustizia credibile non debba incutere timore, ma fiducia nei cittadini, così come la necessità di separare autonomia e indipendenza del giudice da quella del pubblico ministero, distinguendo chiaramente i ruoli".

Il documento affronta poi il tema del Consiglio superiore della magistratura, proponendo un sistema con maggiore trasparenza e meno correntismo, attraverso nuovi meccanismi di selezione dei componenti. Bosio ha spiegato che la riforma prevede la nascita di due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri: "Non ci sarà più elezione con sistema correttizio, ma con sorteggio. Questo andrà a impedire eventuali coinvolgimenti", ha spiegato Bosio, precisando che per i membri laici il sorteggio sarà “temperato”, partendo da elenchi predisposti dal Parlamento.

Infine, spazio al tema della disciplina dei magistrati. "Con il sistema attuale il procedimento disciplinare si svolgeva all’interno del Csm, mentre con il nuovo sistema nascerebbe un organo giudicante esterno formato da 15 giudici di Cassazione scelti a sorteggio".