Eventi - 01 marzo 2026, 07:14

Sanremo, il Festival vale oltre 1.300 posti di lavoro: numeri da industria culturale

Dall’organizzazione alla pubblicità, dal turismo agli eventi diffusi: la 76ª edizione genera 252 milioni di euro e occupazione reale per il territorio

C’è il palco, ci sono le canzoni, le polemiche, le classifiche. Ma fuori dal Teatro Ariston si muove una macchina economica che vale centinaia di milioni di euro e, soprattutto, crea lavoro. La 76ª edizione del Festival di Sanremo non è soltanto spettacolo televisivo: è un sistema produttivo capace di attivare oltre 1.300 posti di lavoro tra diretti, indiretti e indotti. Secondo l’analisi economica condotta da EY, l’impatto complessivo dell’edizione 2026 è pari a 252,1 milioni di euro, in crescita rispetto ai 245 milioni dello scorso anno. Un risultato che conferma la kermesse come uno dei principali motori economici tra gli eventi culturali italiani.

Oltre 1.300 occupati tra diretti, indiretti e indotti. Il dato occupazionale è quello che più fotografa la dimensione reale del Festival. Le attività attivate sono molteplici e coinvolgono settori diversi: produzione televisiva, logistica, comunicazione, ristorazione, sicurezza, servizi tecnici, accoglienza, trasporti. Nel dettaglio: pubblicità e sponsor generano oltre 800 posti di lavoro (803 FTE). Le spese organizzative attivano 282 occupati, mentre gli spettatori e i professionisti presenti producono 225 occupati Complessivamente si superano le 1.300 unità lavorative attivate durante il periodo festivaliero. Un numero che va oltre gli artisti e i volti noti: si tratta di tecnici, operatori, addetti alla sicurezza, steward, personale alberghiero, camerieri, driver, addetti stampa, montatori, elettricisti, allestitori, addetti ai social media, professionisti della comunicazione e giovani impegnati negli eventi collaterali.

Un impatto da 252 milioni di euro. Lo studio distingue tre livelli di ricaduta economica. Impatto diretto (101,9 milioni di euro), impatto indiretto (110,4 milioni), impatto indotto (39,8 milioni). Il valore aggiunto assimilabile al Pil è pari a 95,9 milioni di euro. E il dato potrebbe essere ancora più alto: non sono incluse alcune componenti di spesa come quelle degli spettatori da casa o flussi turistici non direttamente collegati ai biglietti. Pubblicità e sponsor trainano l’economia. La voce più consistente è quella legata a pubblicità e sponsorizzazioni: 175,6 milioni di euro di valore della produzione, 65,5 milioni di valore aggiunto, circa 70 milioni di euro di spese pubblicitarie dichiarate. È qui che il Festival si conferma piattaforma industriale, oltre che culturale.

Il peso degli spettatori. Le cinque serate registrano un 90% di posti occupati. Ogni spettatore spende in media circa 500 euro al giorno tra trasporti, hotel, ristorazione e servizi. Solo la presenza fisica di pubblico e professionisti genera 28 milioni di euro di produzione e 12 milioni di valore aggiunto. Il Festival diffuso e l’occupazione giovanile. Ma l’effetto lavoro non si esaurisce all’Ariston. Negli ultimi anni il modello del Festival diffuso ha ampliato la superficie economica dell’evento. Le nuove location e gli eventi collaterali – da Casa Sanremo al Villaggio del Festival promosso dal Comune – attivano ulteriore occupazione, spesso giovanile. Qui trovano spazio addetti all’organizzazione, tecnici audio-video, social media manager, hostess e steward, operatori culturali, giornalisti e collaboratori provenienti sia dal territorio sia da tutta Italia.

Casa Sanremo rappresenta un hub professionale che coinvolge centinaia di addetti tra produzione, accoglienza e comunicazione. Il Villaggio del Festival, con i suoi stand, media partnership e palchi live, crea opportunità per imprese locali, sponsor e giovani lavoratori. È qui che il Festival si trasforma da evento televisivo a ecosistema produttivo, capace di distribuire valore su più livelli. Industria culturale, non solo spettacolo. Il dato forse più significativo è questo: Sanremo non è più soltanto una manifestazione musicale, ma un’infrastruttura economica complessa. Mentre sul palco si alternano artisti e conduttori, fuori si attiva una filiera che genera quasi 96 milioni di valore aggiunto per l’economia nazionale. Se sul palco “vince la canzone”, nei numeri vince l’industria culturale italiana. E con lei vincono anche i posti di lavoro che, per una settimana – e spesso ben oltre – trovano nel Festival una concreta opportunità professionale.